Sanremo 2019, Ghemon: al Festival il poeta dell'hip hop italiano

La lunga carriera di Ghemon, nome d'arte di Giovanni Luca Picariello. Al Festival di Sanremo 2019 è in gara con la canzone "Rose viola"

SPECIALE SANREMO

Un percorso lento e costante, frutto di tanta gavetta. Così Ghemon è arrivato al palco del Festival di Sanremo 2019 dopo una lunga carriera. Il cantante, originario di Avellino, è arrivato a 37 anni a partecipare alla gara tra i big dopo aver calcato il palco del Teatro Ariston come ospite nella scorsa edizione accanto a Roy Paci e Diodato. Una lunga esperienza ricca di cambiamenti per Giovanni Luca Picariello che ha scelto fin dall'inizio il nome d'arte Ghemon. Si tratta di un omaggio al personaggio del cartone animato giapponese Lupin III, il preferito del cantante. Al Festival di Sanremo Ghemon si è presentato con la canzone “Rose viola”, dal 6 febbraio disponibile in radio e in digitale. È un brano che il cantante ha scritto immaginando per sé una sensibilità femminile finora mai mostrata. Lo stesso Ghemon ha spiegato che il significato può essere liberamente interpretato dall’ascoltatore. Nella serata dei duetti verrà affiancato da Diodato e i Calibro 35. Attualmente Ghemon è collocato nella parte gialla della classifica, quella cosiddetta intermedia.

Gli inizi ad Avellino e il trasferimento a Roma

Ghemon è riuscito nel corso della sua carriera a virare notevolmente rispetto ai primi dischi in puro stile hip hop. Inizia a scrivere nei primi anni Novanta avvicinandosi al rap, poi nel 1995 sceglie il dialetto per esprimere il suo talento entrando a far parte dei “15 barrato”.  Nel 1997 fonda il progetto “Sangamaro” insieme a Domi e nel 2000 pubblica il demo Bloodstains. Due anni dopo si trasferisce a Roma e si laurea in Giurisprudenza. In quel periodo riesce a lavorare a qualche inedito con il suo socio nel progetto “Sangamaro” ma dopo qualche tempo il duo si separa. Gli anni vissuti a Roma permettono a Ghemon di affinare la sua tecnica e di affrontare i tipici problemi di chi decide di trasferirsi per studiare lontano da casa. Un difficile adattamento alla capitale che si evidenzierà poi in alcuni testi pubblicati in seguito. Nel 2005 si avvicina al soul grazie al progetto Soulville e partecipa a diverse raccolte prendendo contatti con numerosi artisti e creando altrettante collaborazioni. Nel 2006 esce l’EP d’esordio “Ufficio immaginazione” che ottiene grande consensi dalla critica e dal pubblico. 

I primi album, la pausa e il ritorno

Dopo aver abbandonato il progetto “Soulville”, Ghemon ha finalmente l’occasione di pubblicare il suo primo album “La rivincita dei buoni” che mette subito in mostra un modo differente di scrivere e proporre l’hip hop rispetto agli altri artisti italiani emersi negli ultimi anni. Grazie a MySpace, Ghemon riesce a farsi conoscere da sempre più persone, amplificando la fan base e diventando uno dei primi artisti a sfruttare la forza di internet. Nel 2009 pubblica il concept album “E poi, all’improvviso, impazzire” incentrato sull’amore. Anche in questo caso il progetto riceve recensioni entusiastiche che permettono a Ghemon di dedicarsi all’attività live e ad una serie di collaborazioni per ben 3 anni. Il 25 gennaio 2012 esce il terzo album “Qualcosa è cambiato - Qualcosa cambierà Vol. 2” e nello stesso anno collabora con Syria, Bassi Maestro, il beatmaker newyorkese Marco Polo e Fabri Fibra. Nel 2013 partecipa al disco “Molto calmo” di Neffa e l’anno successivo pubblica il quarto album “Orchidee”. In questo nuovo progetto è evidente la trasformazione di Ghemon che si allontana sempre di più dall’hip hop per abbracciare il soul e l’R’n’B, come dimostrato anche sul palco di Sanremo. Gli anni successivi vengono caratterizzati da un forte periodo di depressione, come dichiarato dallo stesso cantante durante numerose interviste. Con l’aiuto della ragazza dell’epoca e del padre neuropsichiatra, Ghemon inizia a combattere e continua la sua sfida. Nel 2017 pubblica il quinto album in studio “Mezzanotte” che segna l’ennesimo cambiamento nella vita del cantante.