Cosa Sarà, lacrime e risate per una commedia drammatica con Kim Rossi Stuart

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Gabriele Acerbo

Disponibile su Sky Primafila Premiere, il film di Francesco Bruni, presentato con successo alla Festa Del Cinema di Roma, è un  "dramedy", ottimamente sceneggiato e interpretato da un cast perfetto

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Cosa sarà, il film con Kim Rossi Stuart su Sky Primafila Premiere

È apparso sul grande schermo solo per 48 ore, poi è arrivato il lockdown delle sale. Un destino sfortunato quello di 'Cosa sarà', colpito due volte dal Covid-19. Il bel film di Francesco Bruni sarebbe dovuto arrivare in sala già in primavera con un altro titolo, 'Andrà tutto bene', ma poi la pandemia ha costretto l'Italia alla chiusura e il film a cambiare titolo. Ora, con l'atterraggio sulle piattaforme online, arriva il terzo tempo per quella che gli amanti di classificazioni all"americana definiscono 'dramedy' ma che altro non è che un perfetto esemplare di quella vecchia, gloriosa commedia all'italiana di cui Bruni, allievo dalla regina degli sceneggiatori Suso Cecchi D'Amico, è uno degli indiscussi maestri contemporanei. Come diceva Mario Monicelli, non c'è commedia senza tragedia, non c'è comicità senza dramma. E il dramma qui è la malattia improvvisa che stravolge la vita di Bruno Salvati, splendido regista quarantacinquenne con il volto di Kim Rossi Stuart: la mielodisplasia, un tumore del sangue che rende necessario trovare un donatore di midollo. Bruni con brillantezza domina una materia tanto incandescente e potenzialmente ricattatoria: lo fa costruendo con gentilezza di tocco la personalità di Salvati, maschio fragile e delicato circondato da donne forti (l'ex-moglie, il medico che l'ha in cura, la figlia) in modo da rendere sopportabile allo spettatore tutto il calvario del protagonista. Chi vede il film si scoprirà più di una volta a sorridere se non addirittura a ridere salvo poi, nel giro di un attimo, ritrovarsi con gli occhi lucidi.

Cast, sceneggiatura e regia da applausi

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"Cosa sarà", un viaggio nella malattia tra speranza e ironia

Script raffinato, cast magnifico superbamente diretto, una regia semplice e al tempo stesso compostamente visionaria (nelle sequenze dei sogni  dove si riaffacciano ricordi d'infanzia e il calore dell'abbraccio materno), questi i meriti del film, al di là della storia personale del suo autore. Francesco Bruni  - colpito pochi anni fa come Salvati da un tumore e fortunatamente guarito - ha la capacità non comune di tenere sotto controllo una materia tanto personale, esattamente come fecero Nanni Moretti e Mattia Torre rispettivamente in  Caro diario e La linea verticale. Se del primo Cosa sarà ha in comune la delicatezza con la quale affronta il tema,  dal secondo si differenzia per i tempi. Se Torre faceva scorrere il racconto con i tempi della malattia-agonia,  Bruni lo fa con i processi interni del protagonista,  con la sua fragilità.  Processi che lo portano, dalla diffidenza iniziale, ad abbracciare pienamente la vita dando fiducia non solo a chi gli sta accanto ma persino a una sconosciuta, che lo ripagherà della stessa moneta.

La bellezza ci può trafiggere come un dolore, scriveva un grande scrittore. La bellezza di ''Cosa sarà' ha il potere di trafiggere il cuore anche dei più cinici regalando più di una lacrima e un insegnamento prezioso: impariamo a fidarci.

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