“Cosa fai a Capodanno?”: la recensione

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È arrivato nelle sale grazie a Vision Distribution Cosa fai a Capodanno? , esordio alla regia di Filippo Bologna, che ha potuto contare su un cast ricchissimo come Luca Argentero, Ilenia Pastorelli, Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Valentina Lodovini, Alessandro Haber e Isabella Ferrari. LEGGI LA RECENSIONE

Prendiamo una baita di montagna circondata dalla neve, mettiamoci dentro un eterogeneo gruppo di persone così composto: scambisti molto determinati, ladri, una raffinata donna borghese con toy boy e un anziano politico razzista su sedia a rotelle con tanto di giovane compagna. Poi, ciliegina sulla torta, contestualizziamo temporalmente il tutto nella notte di capodanno che, come da tradizione, è il momento in cui la maggior parte delle persone pensa che divertirsi ed essere allegri sia un imperativo categorico. Magari perdendosi in un’orgia collettiva con cui dimenticare l’amarezza dei restanti giorni. Questo lo scenario di Cosa fai a Capodanno?, esordio alla regia di Filippo Bologna, sceneggiatore (è stato uno degli autori di Perfetti sconosciuti) che è riuscito a comporre (e a far lavorare brillantemente) un cast davvero eccezionale: Luca Argentero, Ilenia Pastorelli, Alessandro Haber, Vittoria Puccini, Isabella Ferrari, Valentina Lodovini, Ludovico Succio e Riccardo Scamarcio.

Il film, che è in sala dal 15 novembre con Vision Distribution, è un esempio riuscito di grande novità nell’ambito della cinematografia nostrana. In primis perché ha il coraggio di proporre una black comedy, una vera e propria rarità nel panorama monocorde del cinema italiano di oggi. Poi perché il regista ha guardato con curiosità oltre confine, rifacendosi a tematiche care, per esempio, ai Fratelli Coen o Quentin Tarantino, non disdegnando anche di prendere spunto da maestri del calibro di Ferreri o Buñuel. Esempi che si materializzano in una narrazione volutamente claustrofobica, in cui tra allucinazioni, segreti mai svelati, bugie, ammiccamenti, voglia di trasgredire, diventa il pretesto per mettere a confronto e poi farli deflagrare i conflitti irrisolti tra i protagonisti del film. 

Sembrerebbe l’anticamera di un “drama”, ma la soluzione trovata dal regista Bologna è quello di deviare verso una storia che, pur rasentando il “grottesco”, si rivela la giusta strada per far coesistere i diversi elementi che costituiscono il film. Ecco quindi che divertono e non disturbano scene che spaziano da aragoste che marciano sulla neve agli effetti di strani funghetti; da visioni erotiche a improbabili trenini sulle note del patrimonio melodico italiano (La musica è finita, Mamma Maria, Kobra), da sproloqui sull'immigrazione, tirate sull’uomo medio e i giovani d’oggi. Un cocktail miscelato sapientemente e in fondo riuscitissimo. 

Il sesso è il motore che mette in moto tutta la storia, ma è anche il grande assente del film. Tutti vorrebbero farlo ma per un motivo o per l’altro non riescono mai a metterlo in pratica. Siamo appunto nella sera del 31 dicembre e il furgone di una ditta di catering carico di aragoste, ostriche e champagne cerca di raggiungere uno sperduto chalet di montagna dove c'è chi ha deciso di salutare l'arrivo del nuovo anno con una serata tra scambisti. Gli invitati sono: Marina (Lodovini) e Valerio (Scamarcio), coppia di neo-sposi aperti alla trasgressione; Romano (Haber), politico di destra in sedia a rotelle accompagnato da Nancy (Puccini); Domitilla (Ferrari) signora dell'alta borghesia che arriva nella casa con quello che sembra il suo toy-boy (Ludovico Succio). Ad accogliere gli ospiti non ci saranno però i veri padroni di casa, ma gli impacciati Mirko (Argentero), cinico e vigliacco, e la sottomessa Iole (Pastorelli). Da qui tutta una serie di equivoci per una serata che si rivelerà con poco sesso, ma con tutta una serie di colpi di scena assolutamente da non perdere nei cinema. Da vedere.