Il filo nascosto: trama, trailer, cast, recensione

Il regista Paul Thomas Anderson firma uno dei film più belli dell'anno. L'ultima prova di Daniel Day-Lewis è da Oscar. La pellicola ha ottenuto 5 nonination: miglior film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista, costumi e colonna sonora originale

La trama

Nel glamour della Londra degli anni ’50, da poco uscita dalla guerra, lo stimato stilista Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e sua sorella Cyril (Lesley Manville) sono al centro della moda inglese, vestendo reali, stelle del cinema, ereditiere, aristocratici, debuttanti e signore, con lo stile riconosciuto di The House of Woodcock. Le donne vanno e vengono nella vita di Woodcock, offrendo a uno scapolo impenitente del suo calibro compagnia e ispirazione, fino a quando non si imbatte in una giovane e decisa donna, Alma (Vicky Krieps), che presto si trasforma in un’ossessione, in una musa, in un’amante. La sua vita, un tempo sotto totale controllo e pianificazione, viene stravolta dall’amore. Con questa ultima opera, Paul Thomas Anderson realizza un ritratto illuminante tanto di un artista e del suo percorso creativo che di una donna che ne controlla il destino.

Il cast

Daniel Day-Lewis, Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, James D'Arcy, Harry Styles, Aneurin Barnard, Jack Lowden, Barry Keoghan, Fionn Whitehead, Charley Palmer Rothwell, Elliott Tittensor, Brian Vernel, Kevin Guthrie

Data in uscita in Italia

In Italia, il film è stato distribuito da Universal Pictures dal 22 febbraio 2018

La colonna sonora

La colonna sonora del film è stata composta da Jonny Greenwood, alla sua quarta collaborazione con il regista dopo Il petroliere (2007), The Master (2012) e Vizio di forma (2014).

I premi

Candidato a 6 premi Oscar per miglior film, miglior regia (Paul Thomas Anderson), miglior attore (Daniel Day Lewis), miglior attrice non protagonista (Lesley Manville), migliori costumi (Mark Bridges) e miglior colonna sonora (Jonny Greenwood)

La locandina

 

 
 

Le curiosità

Il filo nascosto è l’ ottavo lungometraggio del regista americano Paul Thomas Anderson.

Alla fine del girato Daniel Day-Lewis ha rivelato di voler dire definitivamente addio alla recitazione. Sembra che l’attore irlandese voglia interessarsi al mondo della boxe.

 

Note di Produzione

Per il suo primo lungometraggio girato fuori dagli Stati Uniti, l’autore e regista nominato per il Premio Oscar® Paul Thomas Anderson ha scelto le ambientazioni del mondo della moda nella Londra del post-guerra, tornando a collaborare con l’attore di Il Petroliere - There Will Be Blood Daniel Day-Lewis per una tumultuosa ed elegante opera dai tratti gotici che non ricorda nessuna delle precedenti opere dell’eclettico filmmaker. Partendo da un personaggio di finzione come lo stilista Reynolds Woodcock (Day-Lewis), Il Filo Fantasma - Phantom Thread sviscera la storia d’amore fra un genio creativo e la sua musa, scoperta dal convinto scapolo durante un weekend di fuga nella campagna inglese. Insieme a Vicky Krieps nei panni di Alma e Lesley Manville, che interpreta Cyril, la formidabile sorella di Woodcock, l’ottavo film di Anderson è un torrente in piena di complesse dinamiche, dettagli meticolosi e atmosfere ricche di gusto. Anderson, che ha recentemente realizzato dei videoclip per gruppi come HAIM e Radiohead e nel 2015 ha girato il documentario musicale Junun, aveva mostrato finora uno scarso interesse nell’alta moda o nella sua storia, almeno fino alla conclusione delle riprese nel 2014 del film Inherent Vice. Qualche mese dopo, recandosi a un evento con il suo collaboratore e peraltro soggetto di Junun, Jonny Greenwood, Anderson ha ricevuto un complimento dal musicista sul taglio dell’abito. “Ha detto qualcosa di sarcastico del tipo “Guardati, Beau Brummell," spiega Anderson. “Ho dovuto fare una ricerca per sapere chi fosse. Volevo saperne di più." Al crescere del suo interesse per la moda, Anderson è entrato in contatto con la vita e il lavoro dello stilista spagnolo Cristóbal Balenciaga (1895-1972), le cui collezioni sono conosciute a livello internazionale per gli iconici merletti, i tagli innovativi e l’eleganza delle forme. Immerso nella biografia firmata da Mary Blume, The Master of Us All: Balenciaga, His Workrooms, His World, l’autore e regista è rimasto affascinato dalla vita monastica dello stilista e dall’approccio focalizzato esclusivamente sulla moda, che ha entusiasmato l’Eta d’Oro a Hollywood e il New Look a Parigi, al pari di Christian Dior e la sua rilettura delle forme femminili. Con i suoi tratti raffinati e decisi, Balenciaga ha ricordato ad Anderson il personaggio di Il Petroliere - There Will Be Blood interpretato da Daniel DayLewis, con cui era pronto a riunirsi per un nuovo progetto. "Daniel è un uomo obiettivamente bello, ma nell’occasione in cui abbiamo lavorato insieme l’ho reso orribile, come personaggio e come ambientazioni,” racconta Anderson. “Ho iniziato a pensare a come impegnarlo in un film che lo rendesse ancora più bello, considerando anche quando sia alla moda nella vita di tutti i giorni e ben conoscendo la sua passione per gli abiti, per l’ordine e per la manualità.” Da star affermata, che ha anche un’esperienza da calzolaio nel proprio recente passato, Day-Lewis racchiude perfettamente il dirompente interesse che il regista ha sviluppato nei confronti di Balenciaga. Anderson è stato affascinato anche dal glamour degli anni ’50, misto alle atmosfere gotiche, che ricordano nel dettaglio Rebecca – La Prima Moglie di Hitchcock. Era da tempo che immaginava di raccontare la dinamica di un triangolo che coinvolgesse un uomo, una donna e la sorella di lui. “Ero alla ricerca dell’occasione giusta per una storia come questa,” confessa Anderson. "Volevo lavorare su un’ambientazione altolocata, con personaggi immersi in una vita ricca e piena di fronzoli, un mondo ideale per ambientare un romanzo gotico.” Essendo riuscito a intrigare Day-Lewis sul progetto, i due sono divenuti motivati studenti di alta moda, imparando tutto il possibile su Balenciaga e i suoi contemporanei, come lo stilista inglese Charles James, che divenne un maestro di taglio dopo essersi trasferito a Chicago all’età di 19 anni, e Dior, capace di rivoluzionare il concetto di abito femminile durante la metà del secolo scorso. Hanno poi approfondito il temperamento artistico di figure contemporanee come Alexander McQueen, che agli inizi della propria carriera inseriva messaggi provocatori e lascivi negli abiti e nei vestiti realizzati per clienti del calibro del Principe di Galles Carlo. "Dopo la guerra c’erano due realtà parallele nel mondo dell’alta moda, una a Parigi, considerata la dominante e chiamata New Look, ma anche una dimensione molto florida a Londra con molti stilisti impegnati a trovare la propria strada," commenta Day-Lewis "Ci è sembrato naturale raccontare la storia inglese e dei tessuti straordinari che sono arrivati da lì. Sarti e stilisti ancora oggi producono questi bellissimi indumenti. Ogni stagione, all’arrivo dei tessuti, li studiano, li sentono e li usano per le loro creazioni. Una forza molto affascinante arriva dall’Inghilterra che in quegli anni dimenticava la guerra e usciva dall’austerità.” Restringendo il campo d’azione, il duo si è concentrato sulla sartoria inglese, in particolare la scena di Londra che ha ospitato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale artigiani meno conosciuti come Digby Morton, Peter Russell, Hardy Amies, John Cavenagh e Michael Donéllan. Se Parigi era l’epicentro dell’alta moda a metà secolo, Londra era considerata come un cugino meno fortunato, che poteva limitare il proprio raggio d’azione nella tradizione degli abiti su misura di Savile Row. In contrasto alle grandi case di moda come Dior, che impegnavano centinaia di lavoratori, le realtà londinesi erano piccole imprese famigliari, spesso guidate da fratello e sorella. Creativi come Amies e Morton hanno iniziato come apprendisti per poi crescere nelle gerarchie fino a diventare stilisti impegnati nel vestire reali, aristocratici, industriali e stelle di cinema e teatro. “Nel mondo che mi ero trovato a studiare, ho scoperto che molti di questi stilisti aveva una sorella che era impegnata nel gestire gli affari,” racconta Anderson. “Fra questi posso sicuramente includere Amies nei primi decenni del secolo scorso e Valentino e Versace più recentemente.” Per un californiano il cui lavoro si è identificato con la San Fernando Valley a Los Angeles, Anderson si è messo alla prova anche lavorando su un set a Londra, per la sua prima produzione in assoluto al di fuori degli Stati Uniti. Day-Lewis, per la sua parte, è ritornato alle origini della propria carriera, quando lavorava su film britannici, come My Beautiful Launderette (1986) e Il Mio Piede Sinistro - My Left Foot (1989), per il quale ha vinto il suo primo Oscar interpretando lo scrittore e artista Christy Brown. Negli ultimi anni, Day Lewis ha lavorato maggiormente personaggi americani, come il crudele Daniel Plainview in Il Petroliere - There Will Be Blood e il sedicesimo Presidente degli Stati Uniti nella pellicola di Steven Spielberg Lincoln, per il quale l’attore ha ottenuto altri due Oscar. Durante la loro lunga permanenza a Londra, che ha permesso di trovare volumi sulla moda e l’arte e visitare il Victoria and Albert Museum, studiando abiti di Balenciaga e Charles James, Anderson e Day-Lewis hanno avuto modo di creare il personaggio di finzione dello stilista chiamato Reynolds Woodcock.