Venezia 2019, anteprima mondiale per Life As a B-Movie: Piero Vivarelli

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Adriano Celentano in Urlatori alla Sbarra

Arriva in prima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici documentari, Life As a B-Movie: Piero Vivarelli , il film di Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli dedicato a una delle personalità più estrose, originali e seminali dello spettacolo italiano (e non solo): Piero Vivarelli. Lo vedremo prossimamente su Sky Arte

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La vita irrequieta e la filmografia caleidoscopica di Piero Vivarelli, regista di B-Movies italiani di tutti i generi, paroliere di successi musicali, tra cui 24.000 baci di Celentano, e sceneggiatore dello Spaghetti Western Django, amato da Quentin Tarantino, si intrecciano in questo ritratto di un provocatore rivoluzionario. Giovanissimo aderente alla Decima MAS, l'unico non cubano, oltre a Che Guevara, ad avere una tessera del Partito Comunista Cubano firmata da Fidel Castro. Spaziando da Urlatori alla Sbarra, film musicale con Celentano, Chet Baker e Mina sul mondo giovanile che comincia a muoversi a ritmo di rock, a film di attualità politica come Oggi a Berlino, a Django, che anticipa uno stile di Spaghetti Western destinato a far scuola, Vivarelli cavalca l'onda del nuovo. Dà corpo ai fumetti con Satanik e Mister X e mette in scena la rivoluzione sessuale con Il Dio serpente.

Attraverso una narrazione creativa, il documentario esplora in profondità un territorio trascurato della cultura pop italiana e mondiale e, al contempo, scava in una vita che è essa stessa un film di genere, un film “alla Vivarelli”: esagerato, ironico, sensuale, pieno di vitalità, musica, e tanta azione. Prodotto da Marcantonio Borghese e Taku Komaya per Tea Time Film, con Istituto Luce-cinecittà, il film è distribuito da Luce-Cinecittà e sarà trasmesso prossimamente da Sky Arte. Moltissime e di rilievo le testimonianze del film che omaggiano questo geniale inafferrabile autore, da Quentin Tarantino a Emir Kusturica, dal ‘Django’ Franco Nero a Rita Pavone che recitò di fianco a Totò per Vivarelli, dai colleghi Umberto Lenzi e Pupi Avati - che gli fu assistente e debuttò come attore in un suo film – Enrico Vanzina e Gabriele Salvatores, a giornalisti, critici, sodali.

In una nota prima del Festival Laurenti e Vivarelli dichiarano: "Raccontando la vita e le passioni di Piero Vivarelli, rivisitando il suo cinema, ci piace rendere omaggio a un cinema italiano che abbiamo amato e col quale siamo cresciuti. Un cinema non considerato d'autore e che non ha mai vinto palme o leoni, ma che ha plasmato l'immaginario di un'intera generazione. Una generazione che ha tifato, mescolandoli un po', Django e Che Guevara, e si è immaginata in mondi più o meno esotici in cui liberarsi una volta per tutte dei panni e dei tabù della società cosiddetta civile. Che ha vissuto ogni suo film come una piccola spinta a non fermarsi, un incitamento verso la meta (o l'utopia) della rivoluzione; piccola o grande che sia: quella in noi stessi".