"L'Appartamento": le curiosità sul film che 60 anni fa vinse 5 premi Oscar

Cinema
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SHIRLEY MACLAINE & JACK LEMMON
in The Apartment
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Nella cerimonia che si tenne a Santa Monica il 17 aprile del 1961, il celebre film del regista Billy Wilder, sulle dieci candidature ricevute, si aggiudicò cinque statuette. Tra queste anche quella per il miglior film, per il miglior regista e per la migliore sceneggiatura originale

Esattamente 60 anni fa, il 17 aprile 1961, il film l’Appartamento, capolavoro del regista Billy Wilder e con Jack Lemmon e Shirley MacLaine come protagonisti, riceveva cinque premi Oscar sulle dieci candidature ottenute. Una pellicola particolarmente apprezzata fin dalla sua data di uscita e che tutt’oggi è considerata un classico del cinema americano. Un film che oltre alle diverse statuette porta con sé numerose curiosità, aneddoti e statistiche: ecco quelle più significative. 

Cinque premi Oscar ma nessuno per gli attori protagonisti

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L’Appartamento, uscito in sala nel 1960, fu premiato con cinque statuette durante la cerimonia del 17 aprile del 1961. Tuttavia, nonostante la critica avesse riconosciuto la grande interpretazione dei due protagonisti, Jack Lemmon nei panni del contabile C. C Baxter e Shirley MacLaine in quelli di Fran Kubelik, nessuno dei due fu premiato con il premio Oscar nonostante la candidatura. Entrambi, però si consolarono vincendo il Golden Globe e il Premio Bafta. Gli Oscar che furono assegnati al film di Wilder furono: Miglior film a Billy Wilder; Miglior regista a Billy Wilder; Migliore sceneggiatura originale a Billy Wilder e I. A. L. Diamond; Miglior montaggio a Daniel Mandell e Migliore scenografia (bianco e nero) a Alexandre Trauner e Edward G. Boyle.

Da “Buddy boy” a “Cicciobello”

Il protagonista del film, il contabile Baxter impiegato presso una grande compagnia di assicurazioni di New York, decide di affittare il suo piccolo appartamento ai suoi dirigenti per consentire loro di incontrare le loro amanti in tutta tranquillità. Un modo particolare di arrotondare e che gli vale, nella versione originale, l’appellativo di buddy boy: un nomignolo, poi ulteriormente ridotto al semplice bud, apparentemente affettuoso che i suoi capi gli affibbiano per sottolinearne la disponibilità. Tuttavia, nella traduzione italiana, per rimarcare il fatto che quel buddy era più una presa in giro che un vero nomignolo amichevole (nell’inglese informale la parola buddy vuol dire letteralmente amico), quel soprannome è stato tradotto con Cicciobello

Il film doveva in realtà essere un’opera teatrale

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Uno dei film più premiati del secondo ‘900 non doveva neppure essere un film: Il progetto iniziale del regista, infatti, era quello di una commedia teatrale. Tuttavia, dopo essersi reso conto che alcune ambientazioni non potevano mai essere realizzate su un palcoscenico, decise di rivedere il suo progetto trasformandolo in un soggetto cinematografico.

Il regista prese spunto (anche) da…un vero omicidio

Lo stesso Billy Wilder, inoltre, confessò di aver preso diversi spunti per mettere in scena L’Appartamento. In particolare, dichiarò di aver tratto ispirazione da Breve incontro di David Lean del 1945: “Ho sempre pensato che ci fosse un personaggio interessante, quello che prestava l'appartamento, un personaggio patetico e divertente, e ho portato questa idea con me”. Non solo: un'altra fonte d'ispirazione fu lo scandalo che nel 1951 aveva coinvolto il produttore Walter Wanger, che il 13 dicembre aveva sparato all'agente Jennings Lang ritenendolo l'amante della moglie, l'attrice Joan Bennett.

Alcuni oggetti di scena appartenevano davvero al regista

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Tra le note più curiose che caratterizzano il film pluripremiato nel 1961, c’è quella che vuole alcuni degli oggetti di scena di proprietà del regista: nello specifico, i quadri presenti nell'ufficio di Sheldrake, il capo del personale e dunque capo di Baxter, tra i quali quelli di artisti come Massimo Campigli e Paul Klee, provenivano davvero dalla collezione personale di Wilder. Non solo: anche il letto nell'appartamento del protagonista Baxter era di proprietà del regista, che lo aveva già usato cinque anni prima nel film Sabrina.

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