Venezia 83, Soldini e Crescentini lanciano il contest per i nuovi autori under 35
Cinema
Presentato a Venezia 83, il Contest Cinematografico per Nuovi Autori promosso da Isybank e OffiCine-IED con Mastercard apre il 15 settembre agli aspiranti sceneggiatori e autori under 35. Silvio Soldini e Carolina Crescentini raccontano una giuria in cerca di idee originali, lontane dall’autocensura e dai film tutti uguali. Paolo Sorrentino supervisionerà il laboratorio sul lungometraggio, Soldini quello sul corto, in un percorso che dalla scrittura punta ad arrivare all’industria e alla produzione concreta
Il pericolo, quando si cerca di entrare nel cinema, può cominciare molto prima della macchina da presa. Persino prima della sceneggiatura. Comincia quando un giovane autore, invece di domandarsi quale film desideri raccontare, prova già a immaginare quale film possa essere più facilmente prodotto, finanziato, accettato.
Carolina Crescentini usa una parola precisa: autocensura. La definisce un «pericolo altissimo» e racconta di essersi trovata, nelle esperienze di giuria, davanti a idee talmente simili da chiedersi come fosse possibile che tutti volessero improvvisamente realizzare lo stesso film.
È una delle riflessioni più interessanti emerse alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia durante la presentazione del Contest Cinematografico per Nuovi Autori, organizzato da Isybank, banca digitale di Intesa Sanpaolo, e OffiCine-IED, con la collaborazione di Mastercard.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di individuare e accompagnare nuovi talenti del cinema italiano, provando a costruire un passaggio concreto fra formazione, scrittura e industria audiovisiva.
Alla presentazione veneziana erano presenti, tra gli altri, proprio Silvio Soldini e Carolina Crescentini, entrambi componenti della giuria. E ascoltandoli si capisce che il cuore dell’iniziativa non vuole essere soltanto scegliere il progetto migliore, ma affrontare quella zona assai più complicata che separa una buona idea da un film possibile.
Perché un soggetto può stare in una pagina. Arrivare sullo schermo è un’altra faccenda.
Il contest parte il 15 settembre ed è aperto agli under 35
Le candidature apriranno il 15 settembre e resteranno aperte fino al 15 ottobre. Il contest è rivolto ad aspiranti sceneggiatori e autori under 35, chiamati a presentare un progetto in una delle due categorie previste: opera prima di lungometraggio oppure cortometraggio d’autore.
La selezione condurrà a una shortlist di cinque candidati per ciascuna categoria, che sarà annunciata il 30 novembre, in occasione del 44° Torino Film Festival. I due vincitori, uno per il lungometraggio e uno per il corto, saranno invece proclamati entro la fine di dicembre.
A valutare i progetti sarà una giuria composta da Carolina Crescentini, Matteo Oscar Giuggioli, Edoardo Leo, Doriana Leondeff, Bruno Oliviero e Silvio Soldini.
Una composizione volutamente eterogenea, fra attori, registi e sceneggiatori, proprio perché una storia può essere guardata da angolazioni molto diverse.
Soldini, durante l’incontro, l’ha presa anche con ironia. Presentandosi come il più anziano della compagnia, ha scherzato sul fatto che il suo voto dovrebbe valere tre e ha già immaginato le inevitabili discussioni fra giurati.
Battuta a parte, dietro resta una domanda tutt’altro che semplice: come si riconosce un buon soggetto quando ancora non esiste il film?
Silvio Soldini: custodire il “nocciolo” di una storia
Per Silvio Soldini, uno degli elementi decisivi sarà l’originalità del tema, insieme alla capacità dei giovani autori di guardare ciò che sta accadendo nella società e trovare modi differenti per raccontarlo.
Ma soprattutto c’è quello che il regista definisce il “nocciolo” della storia.
Il vero lavoro, spiega, consiste nel partire da un soggetto e arrivare alla sceneggiatura e poi eventualmente al film riuscendo a conservare ciò da cui tutto era nato. Quel nucleo iniziale deve crescere, trasformarsi, essere riscritto, senza però scomparire sotto il peso del processo produttivo.
È una bella immagine per raccontare uno dei paradossi della scrittura cinematografica: bisogna essere disposti a cambiare quasi tutto senza dimenticare perché si è cominciato.
Soldini insiste anche su un elemento molto meno misurabile di strutture, svolte narrative e manuali di sceneggiatura: l’intuizione. Il cinema è un mestiere che può certamente essere studiato e analizzato, ma resta uno spazio nel quale sensibilità, istinto e capacità di riconoscere ciò che davvero si vuole raccontare continuano a essere fondamentali.
Nel comunicato ufficiale il regista paragona infatti la sceneggiatura al progetto di una casa: bisogna mettere in parole idee e immagini e costruire una struttura sulla quale possano poi lavorare tutti i reparti. Personaggi, azioni, dialoghi e atmosfere sono le fondamenta prima ancora che venga posata la prima pietra
Carolina Crescentini: «Sostenere le nuove leve è un dovere morale»
Carolina Crescentini parte invece dalla difficoltà stessa di riuscire a esordire.
«Il sostegno dei giovani è un dovere morale», afferma l’attrice, ricordando quanto possa essere lunga e accidentata la strada che porta da una storia scritta alla sua realizzazione.
Per un aspirante autore, spiega, il cinema è anche una prova di resistenza. Si può scrivere una storia e poi dover aspettare anni prima di riuscire a realizzarla. Nel frattempo si cresce, si cambia, magari ci si disinnamora perfino di quella stessa idea. Per questo soggetto e sceneggiatura non rappresentano soltanto il primo gradino produttivo, ma anche la motivazione che deve continuare a sostenere il desiderio di fare quel film.
Ed è precisamente lo sguardo delle nuove generazioni a incuriosirla.
Secondo Crescentini, i giovani potrebbero essere ancora relativamente liberi da alcune sovrastrutture, comprese quelle produttive, e dunque capaci di illuminare temi e realtà da punti di vista inattesi.
A patto, naturalmente, di non cominciare a censurarsi prima ancora di aver scritto.
È qui che arriva la sua osservazione più pungente: il rischio di vedere una serie di progetti costruiti secondo modelli simili, magari perché qualcuno ha suggerito che «così» un film avrebbe maggiori probabilità di essere realizzato.
Crescentini spera invece di trovare storie differenti e soprattutto di emozionarsi. E ricorda che il materiale può arrivare ovunque: dalla letteratura alla vita quotidiana, fino alla cronaca, perché spesso è proprio la realtà a dimostrarsi più sorprendente dell’invenzione.
Paolo Sorrentino e Silvio Soldini alla supervisione dei laboratori
Il contest non terminerà però con la proclamazione dei vincitori.
Da gennaio 2027 inizierà infatti una seconda fase dedicata allo sviluppo dei progetti. I laboratori di alta formazione saranno guidati dal regista e sceneggiatore Bruno Oliviero, con la supervisione artistica di Paolo Sorrentino per il percorso dedicato al lungometraggio e dello stesso Silvio Soldini per quello dedicato al cortometraggio.
L’obiettivo sarà passare dal soggetto a una vera sceneggiatura.
Per la sezione lungometraggio si punta ad arrivare a un testo professionale che possa essere presentato alle case di produzione. Per il corto il percorso dovrebbe spingersi ancora oltre, fino alla produzione dell’opera da parte di OffiCine-IED.
Ed è questo probabilmente uno degli aspetti più concreti del progetto. Perché di concorsi capaci di consegnare targhe e fotografie di rito è pieno il calendario culturale. Più raro è provare a rispondere alla domanda del giorno dopo: che cosa succede a quella storia adesso?
Dal talento alla possibilità di fare davvero cinema
L’iniziativa rappresenta la prima collaborazione fra Isybank, OffiCine-IED e Mastercard. Per OffiCine-IED e IED Cinema, la nuova Scuola di Cinema dell’Istituto Europeo di Design, il progetto si inserisce in un lavoro che tenta da tempo di avvicinare formazione e industria.
La direttrice Cristina Marchetti lo ha sintetizzato durante la conferenza ricordando una domanda che gli ex studenti le rivolgono spesso dopo la conclusione dei corsi: come si riesce davvero a realizzare un cortometraggio d’autore o un’opera prima?
Parlare di sostegno ai giovani, osserva Marchetti, non basta: le iniziative devono poi “atterrare”, diventare occasioni concrete.
OffiCine-IED opera dal 2009 attraverso laboratori, produzioni e percorsi formativi affidati a professionisti del settore, mentre IED Cinema nasce a Milano sviluppando quell’esperienza secondo una didattica fortemente pratica, costruita intorno al lavoro di troupe, alla scrittura, alla messa in scena e al montaggio.
Alla fine, però, si torna alla domanda iniziale.
Il rischio individuato da Crescentini è quello di un conformismo precoce: giovani autori che, prima ancora di entrare nell’industria, cominciano già a immaginarne i vincoli e finiscono per proporre storie sempre più simili. «Mi incuriosisce vedere che cosa si stanno inventando», dice l’attrice, pronta soprattutto a lasciarsi sorprendere dalle idee in arrivo.
È probabilmente qui che il contest trova la propria ragione più interessante: non soltanto individuare nuovi talenti, ma provare ad accompagnarli senza levigare troppo presto ciò che li rende differenti.
Perché imparare a scrivere cinema è fondamentale. Imparare a scrivere tutti lo stesso cinema, decisamente meno.