Christopher Nolan: "La mia Odissea, film per attori leggendari". L'intervista

Cinema

Bruno Ployer

Il film sulle avventure di Ulisse debutta nei cinema il 16 luglio. “Ho provato molta gioia, molta sofferenza e molta fatica. È stato un privilegio lavorare su un fondamentale pezzo di letteratura come questo, ma anche una grande responsabilità. È stato anche uno straordinario divertimento", ha detto il regista durante l'intervista

L'Odissea sta per arrivare a destinazione. Il 16 luglio debutta per il pubblico sui grandi schermi, grandissimi in alcuni cinema, perché il film è stato girato interamente nel formato ultrapanoramico IMAX. Il protagonista Matt Damon ha detto che non è importante aver letto il libro per apprezzare il film. Del resto la storia dell’epico ritorno a casa attraverso il mare di Ulisse e dei suoi guerrieri dopo la conquista di Troia fa parte profondamente della nostra cultura e tocca questioni veramente universali. È un’avventura in cui si racconta l’Uomo di ogni tempo, alle prese con un destino che si frappone tra il desiderio e la sua realizzazione. Questa è l’intervista con il regista di Odissea, Christopher Nolan.

 

Secondo lei l’Odissea è la più grande storia mai scritta?

“Sì, lo è. Contiene in sé tutte le storie. Adattando la sceneggiatura, improvvisamente ho scoperto che c’è l’Odissea in tutte le storie con cui ho avuto a che fare, come “Interstellar”, la trilogia del Cavaliere oscuro, “Inception”.  L’ Odissea è una storia di ritorno a casa, di passaggio all’età adulta, di amore e morte, di perdita, di guerra. Tutte queste cose in un unico contenitore. Ecco perché ha affascinato la cultura per tremila anni.”

 

Ha provato gioia nel dare nuova vita a questa storia?

“Ho provato molta gioia, molta sofferenza e molta fatica. Tutto questo in diversi momenti. È stato un privilegio lavorare su un fondamentale pezzo di letteratura come questo, ma anche una grande responsabilità. È stato anche uno straordinario divertimento.”

 

Ha mai provato a immaginare l’autore dell’Odissea, Omero?

“Ci ho provato, ma non ci sono riuscito. È un enigma molto affascinante nella storia della letteratura. Nessuno sa chi o cosa sia stato Omero: un uomo, forse un collettivo o forse tutta tradizione. Non saperlo rende ancora più affascinante l’Odissea. Ti può anche bloccare, mentre stai facendo il lavoro di adattamento, perché non hai in mente un individuo, come potrebbe essere se lavorassi su Shakespeare, per esempio. È uno dei grandi misteri della Storia.”

 

Nel film lei torna più volte su due argomenti: l’ospitalità che gli antichi Greci offrivano agli stranieri e il disastro della guerra. Si tratta di una presa di posizione politica?

“Provo a non essere didattico nei miei film. Credo che tutto ciò che importa siano la storia e i personaggi. Se ci sono risonanze e temi che emergono è perché la storia è forte e perché i personaggi sono interessanti. Provo a prenderli in prestito e spingerli più in là che posso, con sincerità, passione e coinvolgimento nella storia. Le domande che ne vengono fuori emergono dalla vita reale.”

 

Matt Damon è Ulisse, Ann Hathaway è la moglie Penelope, Tom Holland è il figlio Telemaco. Nel film recitano anche Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Samantha Norton, Zendaya, Charlize Theron. Perché ha scelto un cast di stelle?

“Prima di tutto perché sono tutti attori straordinari, ma anche per la loro relazione con il pubblico. In un certo senso sono leggendari e nell’Odissea troviamo figure leggendarie, ma anche accessibili, umane. In tutti loro, a partire da Matt Damon, ci si può riconoscere, ma sono anche leggendari, in un certo senso trascendenti. È questa la combinazione che mi è sembrata giusta per raccontare in modo  moderno l’Odissea.”

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