Silent Night - Il Silenzio della vendetta, la recensione del film di John Woo

Cinema
Paolo Nizza

Paolo Nizza

Ariva al cinema dal 30 novembre, il feroce revenge movie firmato dal Maestro hongkonghese. Un action silente e deflagrante

Non c’è più spazio per le colombe che si alzano in volo. Non c’è più tempo per un domani migliore. Sicché, all’età 77 anni John Woo ci ricorda quanto il silenzio possa essere assordante e implacabile. Con Silent Night - Il Silenzio della Vendetta, l’incommensurabile cineasta hongkonghese torna dietro la macchina da presa dopo Paycheck, lo Sci-fi tratto da Philip K. Dick distribuito nel 2003. Ma in questo lungometraggio, al cinema dal 30 novembre non si palesa nessun androide pronto a sognare pecore elettriche. In Silent Night, abitano soltanto essere umani tormentati da incubi. E per scacciare i propri tormente interiori, una pallottola vale più di mille parole.

Silent Night - Il silenzio della vendetta, la trama del film

È una vigilia di Natale rosso sangue per la famiglia Godlock. Santa Claus si trasforma nel tristo mietitore e Los Angeles, non è più la città degli angeli, ma la metropoli dei demoni. Eppure, le premesse per la felicità c’erano tutte. Il tradizionale maglione con la renna di ordinanza, un palloncino rosso che si libra in cielo, gli addobbi, un bambino alle prese con la sua prima bicicletta, un padre amorevole, una madre raggiante che filma il marito e il figlio sulle note del celebre brano Rudolph the Red-Nosed Reindeer. Ma la morte si manifesta all’improvviso, sotto forma di pallottola vagante. Il ragazzino muore a causa del fuoco incrociato tra gang criminali. Il papà viene ferito alle corde vocali, mentre insegue gli assassini. E ora resta una sola cosa da fare per il genitore devastato dal dolore: addestrare il corpo e lo spirito per eliminare i colpevoli. E come scrive Melville "Oh, Dio! quali estasi torturanti sopporta colui che è consumato da un'unica inappagata brama di vendetta! Dorme coi pugni serrati, e si sveglia con le unghie piene di sangue che gli trafiggono le palme".

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Silent Night - il  silenzio della vendetta, il Cast del film

 

Si sa, la legge sovente non combacia con la giustizia. Lo sa bene Charles Bronson, il celeberrimo giustiziere della notte, che esordì sul grande schermo nel 1974. Ma Silent Night è lontano anni luce dalla pellicola firmata da Michael Winner e dalla sua schidionata di sequel. L’angelo vendicatore immaginato da John Woo non è nemmeno un invincibile e alato cherubino dalla spada fiammeggiante, né tantomeno il volitivo cavaliere solitario interpretato da Liam Neeson in Io ti troverò e nei suoi numerosi epigoni. Questa volta, l’eroe, suo malgrado, ha il volto dolente di Joel Kinnaman (L’ora nera (2010), la serie The Killing (2010), il remake di Robocop (2014) e Suicide Squad e The Suicide Squad – Missione suicida) Un avenger muto, un detective improvvisato. E forse potrebbero non bastare gli allenamenti casalinghi, la guida sportiva, il tiro al bersaglio per trasformarsi in una micidiale macchina da guerra. Epperò, mai sottovalutare un uomo mite, ferito dai dardi dell’oltraggiosa fortuna. L’oggetto dell’odio implacabile di Kinnaman è il ferocissimo boss Playa. interpretato da Harold Torres,, protagonista nel film Memory, nella serie televisiva Run Coyote Run nominato Miglior Attore Maschile agli Independent Spirit Awards 2021 per la serie ZeroZeroZero. Un tatuatissimo delinquente Ma nessuna affinità con la santa Muerte, Per la sua sadica efferatezza, il personaggio ha maggiori affinità con Mictlantecuhtli, il dio della morte, il signore degli inferi della mitologia azteca.

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Un crudele action senza parole

Di questi tempi, la poesia è una riserva, inchiodata in panchina o addirittura manco convocata. Forse per questo John Woo rinuncia a qualsiasi tipologia di abbacinante coreografia. Niente suggestivi balletti tra eros e thanatos in un crescendo di raffiche ed esplosioni. Non si vola più, né in cielo, né in terra. Restano solo conti da saldare, balordi da crivellare e derapate in auto. L’action è senza parole perché non c’è più niente da spiegare. Ed è giusto così. A Bullett in The Head, The Killer, Face/Off sono ormai simili allo spettro di Banquo. E Woo con onestà e rigore filma il Revenge movie ai tempi di Tik Tok  Perché il genio fa quello può e non, come il talento, quello che vuole.

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