Claudio Baglioni: "Il mio film è un'esortazione alla vita"

Cinema

Bruno Ployer

foto Roberto Panucci

Il cantautore compie 72 anni ed esce nei cinema "Tutti su! Buon compleanno Claudio", il film-concerto girato alle Terme di Caracalla nella scorsa primavera.  Il titolo, ci dice, "vuole essere un ringraziamento e un invito a prenderci ciascuno le proprie responsabilità, senza pensare che qualcun altro debba infonderci i pensieri." L'intervista

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Il palcoscenico è enorme, monumentale, eppure brulicante di artisti, colori ed emozioni. Vederlo nella ripresa dall’alto significa intuire subito che siamo nel film di un concerto ambizioso e fuori dal comune. Siamo a giugno dell’anno scorso, quando Claudio Baglioni si è esibito alle Terme di Caracalla per 12 serate, apertura pop per la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma. Da quello spettacolo con la direzione artistica e la regia teatrale di Giuliano Peparini è nato un film con la videoregia di Duccio Forzano: ‘Tutti su! Buon compleanno Claudio’, che arriva nelle sale il 15, 16 e 17 maggio.

 

La memoria di quel concerto è di una produzione di grandissimo impatto visivo e sonoro, elaborata e insolita per il numero di artisti in scena, ma nello stesso tempo ben focalizzata su Baglioni, sempre al posto giusto della scena, in modo che l’occhio dello spettatore, mentre seguiva le evoluzioni degli altri, lo andasse sempre a cercare. Dal film emergono invece i dettagli, i volti, i costumi, i movimenti, le trovate di regia e naturalmente il contesto ineguagliabile delle Terme di Caracalla, bolla di eternità nella città perpetuamente contemporanea. La percezione più definita riguarda anche il suono: multidimensionale e avvolgente con la tecnologia Dolby Atmos.

 

Il contenuto musicale del film è una vita di canzoni, quelle con le quali Claudio Baglioni ha melodicamente colto, tra l’altro, la profondità dei sentimenti semplici e l’ineluttabilità dell’azione del tempo nella vicenda umana. Una visione spesso sorprendente che ha toccato la sensibilità di generazioni di ascoltatori.

 

L’ orchestra sinfonica attacca l’ouverture e la scena si riempie di danzatori, acrobati, mimi che accompagnano la musica con i loro movimenti. Lo faranno per tutta la durata dello spettacolo, dando movimento continuo a uno spazio altrimenti maestosamente immobile.  Entra Claudio Baglioni in frac, protagonista e maestro di cerimonie: un saluto al pubblico e subito musica. Non ci saranno discorsi nelle successive due ore, ma 26 canzoni che rappresentano 50 anni di carriera del cantautore, che le canta con la sua voce di oggi: è quasi teatrale nel rappresentare l’intreccio di tanti sentimenti con le età della vita. Si comincia con ‘Io sono qui’ e si termina con la suite di ‘Questo piccolo grande amore’, ‘Amore bello’, ‘E tu’, ‘Sabato pomeriggio’, ‘ E tu come stai’: il lungo bis che Baglioni concede accompagnandosi al pianoforte. Un picco dello spettacolo è ‘Buona fortuna’, dove la parte strumentale della versione originale si trasforma in un coro solenne, diventando quasi un requiem per un amore arrivato all’addio.

 

Se non ci sono discorsi dal palcoscenico Baglioni, parlando del film, ha voluto però spiegarne il titolo: “È un’esortazione, uno stimolo. L’ invito ad alzarsi o rialzarsi, ritrovare, dentro, il meglio di noi stessi, liberandoci dall’inquietudine, dallo scoramento e dalla sfiducia che un tempo oscuro e minaccioso trasmette, e rimetterci in moto, riprendendo in mano la nostra vita, per ridarle valore, senso e scopo”.

L'intervista

Baglioni, questa spiegazione è anche un’affermazione politica?

Sì, essendo noi tutti animali politici e appartenendo alla politica del vivere. È anche un modo per prenderci le nostre rispettive responsabilità, senza delegarle o pensando che qualcun altro deve badare alle nostre vite o infonderci dei pensieri. Mi piacerebbe che il terzo e il quarto pensiero fossero più rappresentati. È vero che siamo la patria dei Guelfi e dei Ghibellini, ma siamo sempre più stritolati tra l’una e l’altra versione e mai ci sono pensieri ulteriori e dubbi. ‘Tutti su!’ è una esortazione alla vita, ma più che altro è una forma di ringraziamento, come quando si riceve dal pubblico un applauso in piedi.

 

La ripresa cinematografica mette in rilievo alcuni aspetti della messa in scena. Ad esempio il tuo frac. Perché hai deciso di indossarlo?

Perché è la divisa dell’orchestrale ed è iconica del concerto, ma aggiungo che Il frac è secondo me una divisa che vola. Da bambino avevo la percezione che fosse una sorta di uccello, una rondine, qualcosa che avesse le ali. In fondo è tutto ciò che desidereremmo noi artisti: avvicinarsi per il tempo di una rappresentazione alla favola e alla leggenda. Poi quando scendiamo dal palcoscenico siamo come tutti gli altri, ma in quel momento si accarezza una bella sensazione di ebbrezza e di altezza.

 

Nel film si nota di più: la tua voce è più profonda, più piena di esperienza. Per motivi naturali, è ovvio, ma forse anche interpretativi?

Man mano che si vive si canta in modo diverso. Cambiano grana, timbro, sonorità, ma più che altro cambia il modo di dire, cambia il significante più che il significato delle parole. Ci sono indugi, rallentamenti, anticipi, si perde un po’ di fretta e si comincia ad assaporare la bellezza della parola.

 

‘Tutti su!’ esce in sala in occasione del tuo compleanno del 16 maggio. Quale augurio fai a te stesso?

Di farne ancora altri di compleanni, il più possibile!

 

 

 

 

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