Ritorno al futuro, l'omaggio di Michael J.Fox a Christopher Lloyd

Cinema

Manuel Santangelo

©Getty

Al Sundance per presentare un documentario sulla sua vita, Michael J. Fox ne ha approfittato per omaggiare il suo amico e collega Christopher Lloyd. Una persona speciale per l’attore che ha ricordato come il loro stretto legame sia nato lentamente, senza fretta, sul set della trilogia di Ritorno al futuro

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Ci hanno messo un po’ a trovarsi, il tempo necessario a girare due film indimenticabili, ma poi quando i pezzi sono andati finalmente al posto giusto la loro amicizia è diventata indissolubile. Michael J. Fox non ha voluto dimenticare Christopher Lloyd neanche dal palco del Sundance Film Festival, da dove ha celebrato il collega e sodale di una vita.

Un uomo che ha lottato contro le “palle curve” che gli ha lanciato la vita

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Fox ha dedicato un commovente omaggio all’interprete di Emmett L. "Doc" Brown della trilogia di Ritorno al futuro: “Non è solo un pazzo. E ci sono voluti due film per diventare davvero amici ma in Ritorno al futuro III eravamo inseparabili", ha raccontato l’attore che si trova alla rassegna più importante del cinema indipendente per presentare Still: a Michael J.Fox Movie. Come si può intuire dal titolo, si tratta di un documentario focalizzato sulla storia di Fox. Un viaggio in cui filmati d’archivio si alternano a ricostruzioni per restituire il ritratto di una  star che non nasconde nulla del suo passato, parlando apertamente non solo della sua carriera ma anche dei suoi vizi e soprattutto della sua battaglia ormai più che trentennale con il Parkinson. “Si tratta di un film su una vita selvaggia, un'incredibile corsa di su e giù, una star della Hollywood anni Ottanta e cosa è successo quando la vita gli ha tirato una palla curva", ha detto il regista star dei documentari Davis Guggenheim. A Fox è stata diagnosticata una forma di Parkinson giovanile ormai nel  lontano 1991, quando era un fresco trentenne con un brillante futuro davanti e capace già di inanellare successi come Voglia di vincere e Le mille luci di New York. Proprio nel mezzo di questo straordinario percorso professionale, arrivò per l’interprete di Marty McFly la scoperta della malattia, di cui si accorse proprio sul set, durante le riprese di Doc Hollywood - Dottore in carriera. Alla fine, dopo una pausa forzata di svariati anni dal set e dopo una lunga battaglia con il Parkinson (combattuta anche attraverso la sua fondazione), oggi Michael J. Fox è ancora qua e in qualche modo è riuscito ad attraversare i decenni senza dover abbandonare del tutto lo schermo. Una storia d’amore travagliata ma piena di soddisfazioni quella con il cinema che non sarebbe potuta forse neanche iniziare, se non fosse stato per un ruolo iconico su quel set dove conobbe qualcuno di speciale.

Un’amicizia che è nata lentamente

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Come sarebbe stata la trilogia di Ritorno al futuro con Eric Stoltz nei panni di Marty McFly? La domanda perseguita da anni i fan della saga e rappresenta uno dei più grandi “what if” della storia del cinema. Se Robert Zemeckis non avesse deciso in corsa di sostituire Stoltz con Michael J. Fox forse avremmo avuto un altro film e, probabilmente, anche l’attore di origini canadesi non sarebbe diventato una star. Soprattutto, verrebbe da dire alla luce delle dichiarazioni rilasciate al Sundance, Fox non avrebbe nemmeno incrociato la sua strada con una persona destinata a restargli per sempre amico: Christopher Lloyd. Il legame tra i due protagonisti della pellicola cult degli anni Ottanta era già apparso chiaro a tutti nella recente reunion, dove si erano scambiati un tenerissimo abbraccio. Stavolta però abbiamo scoperto direttamente da Fox che si è trattato di un lento avvicinamento tra lui e Lloyd o quantomeno non certo di un colpo di fulmine immediato: “Ci sono voluti alcuni film per conoscerlo. Sul set di Ritorno al futuro III abbiamo legato in una maniera diversa rispetto agli altri. Ho capito quanto amasse recitare. Prima non lo avevo capito”. Fondamentale per far scoccare la scintilla tra i due attori è stata la passione per il loro lavoro, con l’alter-ego di Doc Brown che ha rappresentato in un certo senso quasi un mentore per l’amico. "Può parlarti del valore della storia in un film in due secondi e tu lo capisci subito. Noi normali attori dobbiamo pensarci per ore e ore per trovare quell'informazione. Chris è brillante in questo. Il suo amore per i film e per il mestiere dell'attore. Non è solo un pazzo, è anche un artista”, ha dichiarato Fox ricordando i tempi delle lunghe chiacchierate insieme su Shakespeare e il Re Lear. Oggi a ormai quasi 38 anni dall’uscita del primo Back to the Future gli interpreti di Marty McFly e Doc Brown sembrano uniti più che mai ed è bello pensare che, anche in un mondo cinico e difficile come Hollywood, ci sia posto per amicizie così vere e sincere. Nessuno, in primis Michael J. Fox e Christopher Lloyd, oggi si sognerebbe mai di prendere una Delorean e cambiare qualcosa della storia di una pellicola cult che ha significato molto, anche per gli stessi protagonisti.

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