Tim Burton chiude con Disney e dice no ai film Marvel. Ecco perché

Cinema

Manuel Santangelo

Il regista californiano ha escluso un suo possibile ritorno ai cinecomic e ha dato (per l’ennesima volta) l’addio all’azienda da cui è partito, paragonandosi a Dumbo

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È difficile spiegare il rapporto che lega Tim Burton alla Disney. La casa di Topolino e il regista di Edward mani di forbice si mollano e riprendono da decenni, come se fossero dei fidanzati molto diversi ma incapaci di dirsi davvero addio. Stavolta però il cineasta sembra aver deciso di tagliare una volta per tutte il cordone ombelicale con Disney, almeno a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate durante una conferenza stampa al Lumière Festival di Lione, in Francia.

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L’oggi sessantaquattrenne Tim Burton ha ormai a che fare con la Disney dal raggiungimento della maggiore età. A soli 18 anni il suo talento gli procurò infatti una borsa di studio al CalArts, istituto dove si sono formati (e tuttora si formano) alcuni dei più grandi talenti dell’azienda. A garantirgli gli studi attraverso la borsa era stata la stessa Disney che,  dopo la laurea, non esitò a inserire subito il futuro regista nel suo team di animatori. Uno dei primi lavori di Burton nell’industria dell’intrattenimento fu quindi Red e Toby - Nemiciamici, lungometraggio animato del 1981 che non entusiasmò Burton. Dirà poi di essersi sentito fortemente limitato in quel progetto arrivandolo a definire “una tortura”. Certe cose non cambiano. A distanza di più di quarant’anni Tim Burton è un artista adulto e affermato ma, dopo l’ennesimo riavvicinamento alla Disney, è pronto ad allontanarsi di nuovo dall’azienda per ragioni in fondo simili a quelle di qualche decennio fa. “É successo di tutto durante i lavori di Dumbo ed è per questo che penso che i miei giorni con la Disney siano finiti. Ho capito che ero Dumbo, che stava lavorando in questo orribile grande circo da cui volevo solo scappare”, ha detto il cineasta californiano. Non è la prima volta che Burton si paragona al protagonista del lungometraggio del 1941, tanto da aver definito il suo live-action sull’elefantino quasi “un’opera autobiografica”. Tuttavia quest’ultimo parallelo ha un sapore diverso e sembra lasciare ben poco margine di manovra per ricucire, almeno a breve, un rapporto da sempre fatto di alti e bassi. "Deve essere tutto molto omogeneo, molto consolidato. C'è meno spazio per tipi di cose diverse”, ha spiegato il regista facendo notare come di recente lo studio sia maggiormente interessato a sviluppare progetti non originali, legati a franchise già di successo come Star Wars o il Marvel Cinematic Universe.

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L’ironia della situazione in cui si trova Burton è che, come egli stesso fa notare, è stato lui stesso a lanciare cinecomic e franchise quando questi termini non erano ancora di uso comune. Con il suo Batman creò una maniera ai tempi inedita di raccontare i supereroi al cinema, influenzando ancora oggi col suo lavoro questo tipo di storie sul grande schermo. La sua grande eredità artistica è uno dei motivi per cui in molti sognano di rivederlo di nuovo alla regia di un film del genere, soprattutto dopo che il suo Superman interpretato da Nicholas Cage è divenuto una specie di leggenda su internet. Quel progetto abortito prima ancora dell’inizio delle riprese è ormai una presenza fissa nella classifica dei film mai nati che tutti avrebbero voluto vedere ma né Superman né un altro supereroe verranno a breve portati sullo schermo da Tim Burton. A rivelarlo è lui stesso che, anche per i contrasti con Disney, ha escluso categoricamente un suo coinvolgimento nel Marvel Cinematic Universe. Va comunque detto che pure eventuali ritorni su personaggi DC come Batman o lo stesso Superman sono stati allo stesso modo scartati dal regista stesso per una ragione molto semplice: Burton ha già un suo universo e non è facile farlo comunicare con altri. Per usare le sue parole: “Posso occuparmi di un solo universo, non posso occuparmi di un multiuniverso”.

La sensazione è che l’autore di tanti capolavori abbia già dato abbastanza al mondo dei supereroi. Sono lontani i tempi in cui gli studios gli facevano muro definendo il suo lavoro “troppo dark” Oggi ogni buon cinecomic ha dentro un po’ di Tim Burton e pazienza se lui non se ne vuole più occupare in prima persona.

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