Il pataffio, il cast del film dal 18 agosto al cinema

Cinema

Manuel Santangelo

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Dal 18 agosto 2022 è nelle sale “Il pataffio”, commedia di ambientazione medioevale diretta da Francesco Lagi. Tra i suoi punti di forza c’è sicuramente un grande cast. Vediamolo

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Ci voleva un parterre di attori davvero di livello per portare al cinema Il pataffio di Luigi Malerba. Il romanzo, scritto nel 1978 e ambientato in un remoto Medioevo pieno di fame e carestia, appariva infatti come un libro “difficile” da adattare per il grande schermo. I motivi andavano ricercati un po’ nella lingua utilizzata (a metà tra il romanesco e un semi latino) e un po’ per il tono buffo delle avventure dei protagonisti, così in contrasto con la desolante ambientazione circostante.

Date le evidenti difficoltà, neanche lo stesso Malerba, che pure aveva tentato l’avventura registica, pensò mai di far diventare il suo libro un film. Va tuttavia ricordato come quest’opera avesse già ispirato in precedenza un grande regista come Mario Monicelli, che usò Il pataffio come riferimento per L’armata Brancaleone.

 

Oggi il regista Francesco Lagi, nato a Firenze 45 anni fa, prova ad affrontare la grande sfida rappresentata dall’opera di Malerba. Lo fa dopo aver già diretto film come Missione di Pace del 2011 (con Silvio Orlando) e serie di successo, come la recente Summertime. La pellicola, dal 18 agosto nei cinema, rappresenta però anche per lui un’ambiziosa avventura, affrontabile solo con al fianco dei grandi interpreti.

Un cast che non è un’armata Brancaleone

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Tra i nomi pesanti presenti nel cast sicuramente c’è Lino Musella, un attore dalla solida impostazione teatrale che abbiamo già visto al cinema in diversi film importanti. Era per esempio Benedetto Croce in Qui rido io di Mario Martone ma lo si ricorda anche per aver fatto parte del cast di È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino, e per il suo ruolo in Favolacce, che gli garantì una candidatura al David di Donatello nel 2021.

L’interprete napoletano ha di certo sfruttato la sua esperienza sul palcoscenico per valorizzare al massimo il personaggio del Marconte Berlocchio, che spesso si esibisce in battute lunghissime al limite del monologo. Esattamente come Berlocchio guida il suo buffo gruppo di soldati e cortigiani verso un feudo lontano, anche Musella “guida” in qualche modo la recitazione di chi sta in scena con lui, dettando quasi i tempi.

 

Al fianco di Berlocchio c’è molto spesso la fresca sposa Bernalda, che ha il volto di Viviana Cangiano. L’attrice e cantante, anch’essa partenopea, è conosciuta soprattutto per essere la metà del duo Ebbanesis, attivo dal 2017 e famoso per gli adattamenti in napoletano di classici del rock.

Cangiano nei panni di Bernalda (meravigliosi, anche per i bellissimi costumi) rappresenta l’innocenza e il romanticismo, la purezza in un mondo difficile e corrotto dalla sete di potere.

 

Quando la coppia formata da Berlocchio e Bernalda arriva con il suo seguito alle porte del feudo scopre un luogo difficile e semi-abbandonato i cui residenti non hanno tutta questa voglia di farsi governare dai nuovi venuti. Tra questi spicca il contadino Migone, interpretato da un sempre bravo Valerio Mastandrea, capopopolo corrotto ma anche struggente nella sua involontaria comicità. Il film strappa una risata sincera ma anche amara, come nella tradizione della miglior commedia italiana, poi grazie al Frate Cappuccio di Alessandro Gassman. L’attore interpreta il ruolo di un uomo di fede molto tentato dal peccato e dai piaceri poco “ecumenici”. Gassman e Mastandrea danno vita insieme a due personaggi che, pur non essendo assoluti protagonisti della pellicola, contribuiscono a farci capire quanto Il pataffio rimanga ancora oggi una satira attuale, un allegoria dei nostri vizi contemporanei.

 

Completano il cast Giorgio Tirabassi nel ruolo del fedele consigliere del Marconte Belcapo, e un altro insieme di “facce” perfette per il ruolo come quelle di Giovanni Ludeno e Vincenzo Nemolato.

 

 

Ad arricchire infine il tutto ci sono le musiche di Stefano Bollani che, in alcuni casi, ha adattato addirittura direttamente le parole di Malerba. Il film, passato pure al Festival di Locarno, si propone quindi la coraggiosa missione di “far ridere ma anche riflettere”, proponendo un Medioevo forse non così lontano.

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