Festa del Cinema di Roma, Alfonso Cuarón: "Amo il cinema italiano, mi piace Zalone". VIDEO

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Il regista racconta la sua passione per la produzione cinematografica tricolore: dai fratelli Taviani, Germi, Fellini, Monicelli, Ferreri, Marcello Mastroianni, fino ad Alice Rohrwacher, Valeria Golino, Emanuele Crialese e Checco Zalone. Sul cinema italiano dice: “È fertile, vastissimo e diversissimo, peccato che molti autori rischino di essere dimenticati”

I Fratelli Taviani, Germi, Fellini, Monicelli, Ferreri, Marcello Mastroianni. E guardando all'oggi, fra gli altri, Alice Rohrwacher, Valeria Golino, Emanuele Crialese e anche Checco Zalone. Alfonso Cuarón, tra i protagonisti di ieri alla Festa del Cinema di Roma (LO SPECIALE - IL PROGRAMMA DI OGGI), non risparmia lodi al cinema italiano e cita gli autori e i protagonisti da lui più amati. Il regista messicano è stato al centro di un incontro ravvicinato dedicato proprio al cinema italiano, che per Cuarón "è fertile, vastissimo e diversissimo, peccato che molti autori rischino di essere dimenticati".

Cuarón alla Festa del Cinema di Roma

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Esponente di spicco della nouvelle vague messicana, regista, sceneggiatore, produttore e montatore, autore di pellicole pluripremiate come RomaGravity, Cuarón alla Festa del Cinema di Roma è stato protagonista di “Incontri ravvicinati”, spazio tenuto da Antonio Monda e Richard Pena. Fil Rouge della conversazione dodici sequenze, scelte dal cineasta, di otto film classici e di quattro autori del giorno d’oggi. Da Dillinger è morto di Ferreri (per il regista “uno degli autori più sovversivi del cinema, fa una diagnosi precisa della società e della crisi del maschio”), a La dolce vita di Fellini (da cui Cuarón ha preso “per tutta la sequenza della spiaggia nel mio Roma”, perché  Fellini è “un autore fondante del cinema moderno”), passando per Salvatore Giuliano di Francesco Rosi a Respiro di Emanuele Crialese (di cui è un “grande ammiratore”), fino a Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher e Le quattro volte di Frammartino. “Io penso che Frammartino sia un maestro del tempo e reputo questo uno dei film più importanti di questo secolo. La narrativa è il veleno del cinema - ha affermato il regista a proposito di questo film -. Il cinema può persistere senza musica, attori, colore, suono, storia, ma non senza il principio della camera che è il tempo”.

L'amore per il cinema italiano nato da bambino

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Cuarón ama il cinema italiano e a Roma ha intessuto le sue lodi. Il nostro cinema è stato un suo punto di riferimento fin da quando era bambino: aveva solo 7-8 anni quando ha incontrato il nostro cinema e ne è rimasto folgorato. “Ero in casa da solo con mio cugino e potevamo finalmente guardare la tv da soli. Scegliemmo di guardare Ladri di biciclette perché pensavamo fosse un film d'azione! Mi ha rivelato un concetto di cinema del tutto nuovo", ha detto. E poi c’è quel Padre padrone dei fratelli Taviani: un film, ha spiegato, “fondamentale nella mia vita, c’è una umanità profonda, approccio mistico, disciplina marxista ma senza retorica". E che dire de I nuovi mostri? "Monicelli, Scola e Risi sono i grandi registi della commedia Italiana. In loro e altri autori non c'è solo commedia ma anche l'osservazione sociale e una critica fortissima al carattere italiano, che poi si è andata perdendo…”, ha sottolineato con un certo rammarico. A proposito di Scola, approfittando di C'eravamo tanto amati, ha sottolineato: "Questo credo sia il film più bello sul trascorrere del tempo. La differenza fra la scheggiatura italiana e quella americana? Quella italiana è più realista ed il centro è sempre l'umanità”.

Mastroianni, il suo attore preferito

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Guardando uno spezzone de L’uomo meccanico del 1921, Cuarón ha detto ridendo: "Quando si parla di cinema italiano ci si dimentica del cinema muto e di quello futurista. Qui ci sono dei robot che diventano un pericolo per l'uomo e non è un Terminator fatto 70 anni prima? Sarà un plagio di Cameron!”. I compagni di Monicelli sono un pretesto per dedicare un pensiero a Marcello Mastroianni: "Sembra che per lui sia tutto facile e ti appare come un amico, lo conosci subito, è il mio attore preferito di tutta la storia del cinema". Nel cuore del  quattro volte premio Oscar ci sono poi Alice Rohrwacher, Emanuele Crialese e Valeria Golino. Di quest’ultima ha scelto una scena di Miele: "Ho visto il film a Londra ed è stata una sorpresa. Valeria non solo si è dimostrata una bravissima attrice ma si è trasformata in una delle registe moderne più importanti. La tecnica c’è ed è perfetta, ma lei la fa sparire, non usa sentimentalismi o retorica, va dritta al punto". E poi c’è lui, Checco Zalone, definito "un maestro della commedia”. Un solo rammarico per il messicano: “Peccato non sia qui stasera". Erano presenti, tra gli altri, Paolo Taviani, Valeria Golino, Emanuele Crialese e Alba Rohrwacher.

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