Oliver Stone: Kennedy uomo di pace, per questo lo uccisero. L'INTERVISTA

Cinema

Bruno Ployer

Il regista ha presentato alla Festa del Cinema di Roma (FOTO) la nuova serie su JFK, che andrà in onda su Sky, con la quale aggiorna il film di trent'anni fa. Secondo Stone dai nuovi documenti emerge un complotto contro il Presidente ucciso

L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy è un caso ancora aperto e Oliver Stone, trent’anni dopo l’uscita del suo 'JFK', torna a fare cinema su testimonianze e indagini relative a questa tragedia americana. Il regista ha presentato alla Festa del Cinema di Roma (FOTO) due produzioni: il documentario JFK REVISITED: THROUGH THE LOOKING GLASS e la versione mini-serie JFK: DESTINY BETRAYED. Sono due lavori che aggiornano la vicenda tenendo conto dei documenti nel frattempo desecretati.

 

Signor Stone, perché il caso Kennedy è ancora oggi importante?

 

“Perché è stato un guerriero per la pace, l’ultimo presidente americano che provò a tagliare e controllare il sistema industriale militare, che veniva costruito per una guerra con l’Unione sovietica. Vennero spese enormi somme di denaro per prepararsi a quella guerra. Lui lo capì. Ebbe anche problemi con i servizi segreti, la CIA era irritata con lui e lui sapeva di non avere il controllo totale del governo. Se ci fosse riuscito non avrebbe avuto la guerra del Vietnam. E quante guerre l’ America ha combattuto da allora…Parliamo di trilioni di dollari in Afghanistan e Iraq. Cosa abbiamo imparato?”

 

Qual è oggi in America il sentimento generale nei confronti del caso Kennedy?

 

“Non saprei dirle, ma a qui tempi la gente era sconvolta, sapeva che c’era qualcosa di storto. C’era il coinvolgimento di un mafioso, l’accusa di omicidio per Lee Oswald, che venne  subito ucciso. Sembrava una messinscena ed è chiaro che non volevano processare Lee Oswald.  E’ strano anche il modo in cui spararono a Kennedy. Il primo colpo fu sparato da una posizione frontale, JFK aveva un buco in gola; la nuca esplose: 50 60 persone lo videro, ma questo fu nascosto. Sappiamo che ci fu più di una persona a sparare.”

 

Nella serie si parla anche delle pressioni nei confronti di molti testimoni nel corso degli anni. Lei ha mai ricevuto pressioni durante la lavorazione?

 

“Sono stato criticato e deriso. Dopo il film mi hanno chiamato ‘teorico della cospirazione’, che è un termine inventato dalla CIA negli anni ’60 per affrontare questi problemi. Francamente, la CIA cospirava con molti soggetti nel mondo per rimuovere e cambiare governi, per uccidere persone: si chiamavano ‘Black operation’. Hanno provato in diversi Paesi e ha funzionato. Avrebbe potuto funzionare anche in America.

Tutto parte da Cuba. Molti americani odiavano Kennedy accusandolo di averli abbandonati nell'isola dopo la rivoluzione castrista senza invaderla. Pensavano che sarebbe stato facile sconfiggere Fidel Castro. In realtà gli USA avrebbero incontrato una enorme resistenza a Cuba. I Kennedy si confrontavano con la realtà, i militari no. Avevano la reputazione di essere morbidi col comunismo. In Italia avevate lo stesso problema. Kennedy venne in Italia nel 1963, parlò con gente di sinistra, parlò tranquillamente con il leader comunista Togliatti e incontrò il leader socialista. Era interessato alle aperture a sinistra in America, in Europa, ovunque. Era un uomo di pace, ecco perché stato ucciso”.

 

JFK: DESTINY BETRAYED. è una serie in 4 puntate. Andrà in onda dal 22 novembre alle 21:15 su Sky Documentaries in occasione dell’anniversario dell'assassinio del 1963 e sarà disponibile anche On Demand e in streaming su NOW.  La serie, dettagliatissima e ricca di materiale storico, parte dalla formazione di Kennedy, mostrando la sua visione anti-colonialista della politica estera e la sua contrapposizione alla CIA e al Pentagono. Buona parte del documentario è dedicato alle indagini sull’uccisione del Presidente degli Stati Uniti, ai sospetti di depistaggio, all’ipotesi della cospirazione e al parere di storici, medici legali, esperti di balistica. 

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