Euro-cinema: Nino Manfredi, Orson Welles e quelle scene memorabili su Italia-Svizzera...

Cinema

Giuseppe Pastore

Avversari all'Olimpico nella seconda giornata della fase a gironi di Euro 2020, i due Paesi e la loro "rivalità" sono al centro di due famose sequenze cinematografiche

“Sò italiano, embé?”, l'urlo di orgoglio e dignità di Nino Manfredi nella scena finale di Pane e cioccolata (Franco Brusati, 1974) è una delle affermazioni di italianità più famose nella storia del nostro cinema e sintetizza come meglio non si può i rapporti sempre cortesi, ma mai esattamente affettuosi tra Italia e Svizzera, in campo una contro l'altra mercoledì 16 giugno allo stadio Olimpico di Roma (DIRETTA), per la seconda giornata della fase a gironi di Euro 2020 (qui lo speciale Sky Sport).

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Pane e cioccolata è una commedia pesantemente punteggiata da tratti grotteschi, come nella miglior tradizione anni Settanta: l'immigrato Giovanni Garofoli passa da una peripezia all'altra nel tentativo di ottenere il sospirato permesso di soggiorno in Svizzera, affida tutti i suoi risparmi al miliardario Johnny Dorelli che però lo “tradisce”, vive situazioni sempre più umilianti (finisce addirittura in una specie di pollaio con altri suoi connazionali emigrati) e decide di tingersi i capelli di biondo per tentare di essere considerato svizzero. Una sera finisce in un bar dove stanno trasmettendo una partita di calcio della Nazionale e Giovanni non ce la fa più, gettando la maschera ed esultando in maniera scomposta liberatoria a un gol degli azzurri: finalmente può smettere di fingere, ma il prezzo da pagare sarà un'emarginazione sempre più forte nella sua nuova “patria”. Curiosità: nonostante il tifo sfegatato anti-italiano degli avventori faccia pensare a un'Italia-Svizzera, le immagini nella tv rimandano all'amichevole Italia-Inghilterra 2-0, giocata a Torino il 14 giugno 1973. Il gol dell'Italia per cui esulta Manfredi è il 2-0 segnato da Fabio Capello.

 

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Il confronto tra Italia e Svizzera è anche al centro di una delle battute più famose della storia del cinema. Non si tratta esplicitamente di pallone: ma se siete di quelli che ritengono che il calcio sia una metafora della vita, troverete parecchi spunti in questo celebre dialogo tra Orson Welles e Joseph Cotten sulla Ruota Panoramica di Vienna, una delle scene più famose de Il terzo uomo di Carol Reed (1949). Welles, all'apice del suo istrionismo, interpreta l'inaffidabile Harry Lime, spia e faccendiere che il suo (ex) amico Holly è riuscito finalmente a rintracciare nella capitale austriaca: per sottolineare la sua natura di uomo geniale anche se torbido, Harry ricorre a un'elegante metafora. “Sai quel che diceva quel tale? In Italia per trent'anni sotto i Borgia ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo Da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace, che cosa ne è venuto fuori? L'orologio a cucù”.

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