Tempi moderni: 85 anni fa usciva il capolavoro di Charlie Chaplin

Cinema

Marco Agustoni

Il 5 febbraio del 1936 sbarcava nelle sale USA il celebre film del regista e attore britannico, l’ultimo a vedere protagonista il personaggio di Charlot: ecco perché è stato un vero e proprio spartiacque

Charlie Chaplin: Tempi moderni compie 85 anni

Il 5 febbraio del 1936, esattamente 85 anni fa, usciva nelle sale cinematografiche statunitensi Tempi moderni di Charlie Chaplin. Si tratta di uno dei film più celebri del regista e comico britannico assieme a Il monello, Le luci della città e Il grande dittatore. Ma, per certi versi, è forse la sua opera più rilevante, perché è stato un vero e proprio spartiacque, sia per la sua filmografia, che per il cinema in generale.

 

L’idea per Tempi moderni, pellicola che per l’epoca ebbe una lunga gestazione, venne a Chaplin durante una tournée promozionale del suo precedente successo, Le luci della città, del 1931, quando l’attore dovette constatare lo stato di prostrazione in cui era piombata l’Europa a seguito della Grande Depressione. A influenzarlo sarebbe stata anche una conversazione con il Mahatma Gandhi a proposito di tecnologia e industrializzazione.

La catena di montaggio

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Proprio l’industrializzazione è al centro del nuovo film di Charlie Chaplin: Tempi moderni, uno dei suoi film più politicizzati, è infatti una lunga disamina di come la catena di montaggio e i nuovi metodi di produzione alienino i lavoratori.

 

Protagonista è, ancora una volta, Charlot, il celebre personaggio inventato ormai vent’anni prima dallo stesso Charlie Chaplin, la “maschera” che contribuì a regalargli il successo mondiale. Lo sventurato è impiegato come operaio a una catena di montaggio, all’interno di una fabbrica in cui l’ambizione all’efficienza raggiunge il parossismo.

 

Tra gag e disavventure, i ritmi insostenibili dell’impianto di produzione conducono Charlot all’esaurimento. Nel prosieguo della pellicola, il nostro eroe si troverà suo malgrado alla testa di un corteo di manifestanti e poi rinchiuso in prigione. Prostrato da tante disavventure, troverà però un motivo per tirare avanti nell’incontro con la graziosa “monella”, una ragazza orfana di madre (e in breve anche di padre), che commette piccoli furti per aiutare le sorelle minori.

Charlie Chaplin Tempi moderni
Charlie Chaplin nei panni di uno Charlot addetto alla catena di montaggio in Tempi moderni

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Nonostante il registro marcatamente farsesco, Tempi moderni costituisce un’eccezione per l’epoca, per il modo in cui cerca di ritrarre in maniera verosimile le condizioni di disagio vissute dai ceti popolari. Sfruttati da padroni ossessionati dal guadagno, in Tempi moderni i lavoratori godono senza dubbio della comprensione di Chaplin.


Non a caso, vari commentatori arrivarono a definirlo un film “socialista”, anche se il riferimento ideale rimane piuttosto quello della classe media, come ad esempio è evidente nelle fantasticherie di Charlot. E il ministro della propaganda della Germania nazista Joseph Goebbels decise di bandire il film nel suo paese, in quanto apologetico del comunismo.

 

Non ci sono in ogni caso dubbi sul fatto che Tempi moderni sia stato un film coraggioso per l’epoca. A riprova di ciò, nonostante a Hollywood fosse ormai stato adottato il rigido codice Hays, in una sequenza viene mostrato in maniera esplicita il consumo (seppure involontario) di sostanze stupefacenti da parte di Charlot, cosa piuttosto insolita per quegli anni.

L’ultimo film muto

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Tempi moderni è stato da alcuni definito “l’ultimo film muto”, e non a caso. Il sonoro, in realtà, era stato adottato ormai da vari anni, tanto che da più parti avevano già suggerito a Chaplin di farvi ricorso in Le luci della città. L’attore e regista temeva però che, donandogli la parola, il suo Charlot non avrebbe paradossalmente avuto più niente da dire, perdendo così la sua magia, e aveva optato ancora una volta per il muto, pur aggiungendo una colonna sonora (alla quale peraltro lavorò in prima persona, come anche in Tempi moderni) alla pellicola.


Per Tempi moderni Chaplin optò per una soluzione ibrida. Anche in questo caso il film è muto, ma per la prima volta si possono sentire delle voci, sebbene filtrate o amplificate attraverso dispositivi di vario genere. Charlot non parla, ma in una sequenza verso la fine della vicenda si esibisce in un numero sonoro in cui canta in una sorta di gramelot in cui mescola termini italiani e francesi.


Vinte le ultime resistenze di Charlie Chaplin, il cinema sonoro si impose definitivamente, tanto che di lì in poi anche questo eroe del muto si rassegnò a ricorrere alle parole nei suoi film (peraltro con ottimi risultati).

Tempi moderni finale
Charlie Chaplin assieme a Paulette Goddard durante la sequenza conclusiva di Tempi moderni

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Dopo avergli fatto proferire verbo (sebbene un “verbo” privo di senso) per la prima volta, Chaplin decise di pensionare il personaggio che lo aveva reso celebre, stabilendo che quella a venire non sarebbe stata l'epoca giusta per un tipo come lui. Tempi moderni, infatti, fu l’ultimo film con Charlot.


Il personaggio, in originale the tramp, ovvero "il vagabondo", era stato da lui introdotto al pubblico nel 1914 quasi per caso. Il suo abbigliamento distintivo – in particolare la bombetta e le scarpe – e i celebri baffetti furono frutto di un’improvvisazione sul set del cortometraggio Charlot all’hotel, del 1914, diretto e interpretato da Mabel Normand.


Ma la pellicola fu preceduta di pochi giorni nelle sale da Charlot ingombrante, in cui Chaplin interveniva nei panni della sua nuova creatura. Fra l’altro questo cortometraggio è di particolare interesse, perché fu girato in meno di un’ora durante una gara di auto per bambini durante la quale Chaplin-Charlot improvvisa diverse buffonate di fronte a un pubblico ignaro.


Charlot donò popolarità immediata a Chaplin e lo accompagnò fino a, per l’appunto, Tempi moderni. Nel finale del film, il regista e attore si accomiata dal suo alter ego, ritraendolo mentre si allontana all’orizzonte in compagnia della monella, da lui rincuorata a dispetto delle tante vicissitudini subite.


La pellicola successiva del regista fu Il grande dittatore, del 1940, celebre per aver preso di mira, quando ancora il conflitto mondiale era agli inizi, il Führer nazista Adolf Hitler. Entrambi i personaggi principali del film, tanto il barbiere ebreo, quanto il dittatore dell'immaginaria Tomania Adenoid Hynkel, conservano qualcosa del vagabondo, sia a livello fisico, che nelle movenze.


La grande occasione di Paulette

Tempi moderni segnò, infine, l’inizio vero e proprio della carriera cinematografica di Paulette Goddard, che già aveva lavorato come modella e in piccole parti, ma mai aveva avuto un ruolo di tale rilievo. L’attrice americana aveva cominciato a frequentare Chaplin nel 1930, per poi diventarne (forse, perché in realtà non ci sono prove certe dell’avvenuto matrimonio, sul quale i due fornirono nel tempo versioni discordanti) moglie dal 1936 al 1942.


Non bisogna però pensare alla Goddard come a una “fortunata starlette” che si era fidanzata con l’uomo giusto. Attrice di talento, Paulette recitò al fianco di Charlie anche ne Il dittatore e negli anni seguenti fu protagonista apprezzata di numerosi film, tanto da ottenere una nomination agli Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua parte in Sorelle in armi, del 1943.

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