L'energia e il talento di Alan Parker, una vita tra thriller e musical

Cinema

Giuseppe Pastore

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I maggiori successi del regista britannico appartengono a due generi molto diversi, che ha saputo rappresentare con un taglio moderno e inconfondibile

Chi li ha visti, almeno una volta nella vita, non potrà mai scordare i primi dieci minuti di Fuga di Mezzanotte (1978, in inglese Midnight Express). Reso famoso due anni prima dall'opera prima Piccoli Gangsters, bizzarro film ambientato nella Chicago del proibizionismo e interpretato quasi soltanto da bambini (tra cui Jodie Foster), il 34enne Alan Parker si avvicinò alla sceneggiatura di un altro esordiente di belle speranze, l'americano Oliver Stone, con la prudenza e l'eccitazione di un artificiere: aveva tra le mani una bomba, doveva solo far attenzione che non gli esplodesse tra le mani. Ci riuscì, girando un film indimenticabile a cominciare dal prologo, attraversato da una tensione spasmodica e insostenibile per la sorte del povero Billy Hayes che, in vacanza a Istanbul, aveva avuto l'idea infelice di imbarcarsi per il volo di ritorno in America con due chili di hashish attaccati al petto con il nastro adesivo. Un distillato di suspense, quasi senza effetti sonori, pura e semplice adrenalina, manuale del thriller. 

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Dovendo scegliere una singola sequenza cinematografica che riassuma il talento del britannico Alan Parker sceglieremmo questa, eppure non è l'unica: sempre a proposito di thriller che flirta con l'orrore, ci viene in mente per esempio il luciferino Robert De Niro che semina terrore semplicemente mangiando un uovo in Angel Heart - Ascensore per l'inferno. Una carriera divisa a metà tra il brivido e il musical, quest'ultima eredità delle sue origini londinesi. Per un Fuga di Mezzanotte c'è sempre stato un Saranno famosi, alle ambientazioni efferate di un Angel Heart ha sempre fatto da contraltare l'energia per esempio di The Commitments, magnifico omaggio all'Irlanda, ambientato nella Dublino degli U2. Senza dimenticare quello che è probabilmente il suo film più intenso e commovente, Birdy - Le ali della libertà, sulla struggente amicizia tra due ragazzi rovinati dalla guerra in Vietnam, che fu premiato a Cannes con il Grand Prix Speciale della Giuria. Non sono mancati gli scivoloni, i passi falsi anche rumorosi come le trasposizioni cinematografiche di The Wall dei Pink Floyd (con Bob Geldof nella parte autobiografica di Roger Waters) o Evita di Andrew Lloyd Webber, entrambe non esattamente memorabili, e nemmeno i film controversi come il suo ultimo The Life of David Gale (2002), apologo apparentemente contro la pena di morte con Kevin Spacey e Kate Winslet, che si distingue tuttora per un finale a sorpresa che negli Stati Uniti sollevò aspre polemiche. 

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Uomo di comunicazione, cresciuto nella pubblicità, Parker sapeva anche come farsi ricordare, a cominciare dall'uso seducente e spettacolare che faceva della violenza, modellata in scena come fosse un videoclip: il rito voodoo di Lisa Bonet in Angel Heart o le croci in fiamme del Ku Klux Klan in Mississippi Burning, o ancora le grandi libertà che si prese (insieme a Oliver Stone) per dipingere il sistema carcerario turco, rappresentato come l'anticamera dell'Inferno in Fuga di Mezzanotte (dove, andando a spasso con la memoria, ricordiamo la scena della morte del nostro Paolo Bonacelli, viscido informatore cui viene strappata la lingua a morsi da un protagonista ormai degradato ad animale). Tutto quanto fa spettacolo, suggeriva il cinema di Alan Parker, che ha attraversato soprattutto gli anni Settanta e Ottanta del cinema occidentale con mano a volte non leggera, ma sempre riconoscibile. Nelle notti d'estate, specialmente le notti torride come queste, scoprirete che Fuga di Mezzanotte non ha perso un grammo (ehm) del fascino originale.

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