Vittorio Gassman, Alessio Accardo sceglie "C'eravamo tanto amati"

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Alessio Accardo

Alessio Accardo

Per celebrare il ventennale della scomparsa di Vittorio Gassman, io scelgo il film di Ettore Scola. Bilancio generazionale che, attraverso le vicende tragicomiche di tre partigiani (divenuti amici durante la guerra di Liberazione) e di una donna amata nel corso del tempo da tutti e tre, racconta trent’anni di Storia d’Italia

Un atto d'amore per il cinema

Lo faccio perché è un magnifico compendio sulla commedia all’Italiana (dei suoi temi e del suo stile) e al tempo stesso un film-testamento su questo genere cinematografico (già allora in fase declinante). Non solo, il film di Scola è più in generale un atto d’amore nei confronti del cinema: vengono infatti omaggiati Vittorio De Sica e il neorealismo. Mastroianni e Fellini, di cui viene citata una celebre scena de La dolce vita. Il cinema di Antonioni e La corazzata Potëmkin di Ėjzenštejn.
Un film di genere (medio e popolare) ricco però di invenzioni cinematografiche, prese in prestito dalla nouvelle vague: dal racconto circolare in flashback; alle “interpellazioni” in macchina da presa dei personaggi, che interrompono l'azione per rivolgersi direttamente al pubblico.

Un Gassman coraggioso e bravissimo

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Quanto a Gassman (affiancato da un cast in stato di grazia, composto da Nino Manfredi, Stefania Sandrelli e Stefano Satta Flores) è qui bravissimo e coraggioso a interpretare uno dei personaggi più odiosi della sua carriera: un voltagabbana degli ideali e dei sentimenti. Che, a prescindere da questa connotazione, non è poi troppo diverso dagli quelli che lo hanno reso immortale; tutti quanti alteri ma inaffidabili, corpulenti e sbruffoni, rodomonteschi e fanfaroni.

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