Shining, un favoloso e terrificante incubo lungo 40 anni

Cinema

Paolo Nizza

Il 23 maggio del 1980 usciva negli Stati Uniti il capolavoro horror diretto da Stanley Kubrick. Da Jack Nicholson al piccolo Danny, sino alle gemelline Grady, scopriamo i segreti di un cast entrato nella storia del cinema

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Ci sono film che sono come labirinti. Li guardi, li riguardi, li studi, li osservi da diversi punti di vista e poi quando pensi di avere trovato l’uscita, ti ritrovi al punto di partenza. Il Dedalo ti ha sconfitto, ha vinto il Minotauro. E tu ricominci da capo a studiare la struttura, i percorsi, perché non puoi fare a meno di perderti in quel gioco meraviglioso e terrificante.

Ecco Shining è un labirinto che abbiamo iniziato a esplorare 40 anni fa. Una pellicola che ti guarda, mentre la guardi. Un’opera che ti strega. Un film, che nonostante sia ambientato negli spazi chiusi di un albergo, ti apre nuovi orizzonti.

Anche se continuano a spaventarci continuiamo a giocare con le gemelline. Con l’auspicio di non doverci giocare per sempre. Allo stesso modo desideriamo scoprire chi abiti la stanza 237, pure se privi di qualsivoglia luccicanza.

E vorremo farci un bicchiere con Lloyd, il miglior barman del mondo. Il migliore tra tutti i dannati barman tra Timbuctu e Portland, Maine. O, Portland, Oregon. E magari pernottare all’Overlook Hotel, con la speranza e la paura di finire in quella foto della Golden Room, datata 1921.

Perché Shining, come sempre accade con le grandi opere, ti resta dentro. E' quasi una sensazione fisica, come quando bevi un bourbon invecchiato. Negli anni si sono rincorse le analisi più disparate, affascinanti e bizzarre. Un caleidoscopio di significati presunti e di teorie, sintetizzati nel documentario Room 237. Ma al netto di quello che si vuole leggere dietro il capolavoro di Stanley Kubrick, l’aurea di Shining continua a luccicare da quando il 23 maggio del 1980 fu proiettato per la prima volta. Insomma il mattino continua ad avere l’oro in bocca e nel salone delle feste riecheggiano ancore  le note di “Midnight, The Stars and You".

L'inquietante scena finale di Shining
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Anche per chi è dotato di una fantasia sfrenata è impossibile immaginare qualche altro attore che non sia Jack Nicholson aggirarsi con la mazza da baseball e il giubbotto color burgundi per le stanze dell’Overlook Hotel. Kubrick aveva subito pensato a Nicholson. Per il regista Jack era paragonabile a star del calibro di Spencer Tracy o James Cagney. Insomma per Stanley, Nicholson aveva l’X Factor, il talento per interpretare quei ruoli che richiedono intelligenza. Eppure all’inizio si erano fatti i nomi anche di Robert De Niro, Harrison Ford, Robin Williams , tutti attori bocciati da Stephen King. Per la gestualità inconfondibile del padre di Danny, Kubrick chiese a Nicholson di ricordarsi di tutte quegli homeless  che ciondolano e si sbracciano lungo le strade di New York imprecando contro se stessi. Per ammissione dello stesso regista, la scena più difficile da girare per Nicholson fu l’incontro con il barman Lloyd. Il flusso emotivo del personaggio muta di continuo. Fu girato verso la fine delle riprese e Nicholson cambiando espressione di continuo, con piccoli gesti riesce a rendere percettibile la tragedia di un io in frantumi.

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Stanley Kubrick aveva visto tutti i film interpretati da Shelley Duvall. Aveva particolarmente apprezzato la sua interpretazione in Tre donne di Robert Altman, pellicola che le valse il premio a Cannes per la miglior interpretazione femminile.  Il regista della Duvall, amava l’eccentricità, l’imprevedibilità, la particolare fisionomia. Per l’attrice il momento più difficile è stato quello della scena in cui affronta Jack Nicholson sulle scale. Era complesso mantenere quella tensione e quel grado di isteria e a detta di Kubrick solo due ciak erano davvero buoni.

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Per trovare il giusto interprete furono intervistati circa cinquemila ragazzi. Alla fine restarono in cinque. Le interviste furono fatte a Chicago, Denver e Cincinnati dall’assistente di Kubrick Leon Vitali e da sua moglie Kersti. Stanley scelse queste 3 città perché voleva che il bambino avesse una cadenza che fosse una via di mezzo tra il modo di parlare di Jack e quello di Shelley. Alla fine fu scelto Danny Lloyd. Il ragazzo proveniva da una cittadina dell’Illinois, suo padre era un ingegnere delle ferrovie. Danny aveva cinque anni allora e quindi per legge poteva girare solo per tre ore al giorno.  La scelta si rivelò azzeccata e il piccolo Lloyd dimostrò di essere talentuoso, sveglio e sensibile. Sapeva sempre tutte le battute a memoria. 

Danny Torrance (Danny Lloyd) scrive "redrum", ovvero in inglese assassino scritto all'incontrario

Le gemelline Grady e gli altri attori del cast

Con i loro abitini celesti, i calzettini bianchi e le scarpette nere, Lisa e Louise Bursn sono diventate due icone del cinema horror. La loro immagine è finita su magliette, tazze e su ogni genere di merchandising. All’epoca delle riprese avevano 12 anni. E nonostante il successo, la loro carriera cinematografica è finita presto. Oggi, Lisa è un’insegnante di letteratura, mentre la sorella Luoise è una biologa. Durante le pause di lavorazione, le due ragazzine giocavano a scacchi con Jack Nicholson. E gli scacchi erano una costante delle riprese di Shining. Ci giocava spesso anche Stanley Kubrick insieme a Tony Burton, uno degli attori a cui è stata tagliata la parte nella versione europea del film.

Scatman Crothers fu invece consigliato al regista da Jack Nicholson. E fu un buon consiglio visto che l’attore rese al meglio la schiettezza e la semplicità del personaggio di Hallorann, anche se la prima scelta di Kubrick era Slim Pickens. Ma dopo l’esperienza del Dottor Stranamore, Slim aveva deciso che non avrebbe più girato con Stanley.

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