Mal di vita e troppo amore in Mal di Pietre, toccante melò francese

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Appuntamento, in prima tv, martedì 17 aprile alle 21.15 su Sky Cinema Uno -  Marion Cotillard e Louis Garrel in una storia potente ambientata nella campagna provenzale degli anni 50. Gabrielle è una donna irrequieta e per sfuggire ai suoi genitori accetta di sposare un contadino spagnolo. Quando le vengono diagnosticati i calcoli renali, si reca in una clinica sulle Alpi a curarsi. Qui finalmente la sua irrequietezza sembra trovare sfogo nell’amore per un altro paziente.

Siamo negli anni Cinquanta. Gabrielle vive in un piccolo paese della Provenza. È una ragazza irrequieta con se stessa e con il mondo. Fatica a trovare serenità, appagamento…Vedendola preda di passioni che ritengono vergognose e sconvenienti, i genitori la fanno sposare con un contadino spagnolo, Josè. La giovane donna infatti non sa gestire le sue passioni e le asseconda dando spettacolo di sé con comportamenti inopportuni. Poco tempo dopo le nozze, le viene però diagnosticato un problema di calcoli renali. E’ quindi obbligata a un immediato ricovero in una clinica sulle Alpi, lontano da tutto e da tutti. Ma è proprio in questo isolamento estremo che trova il motivo per essere felice e per placare finalmente la sua angoscia di vivere: l’amore. Ma questa volta arriva l’amore vero. Si innamora di un altro paziente, un ufficiale che ha combattuto in Indocina. Da quel momento Gabrielle inizia a vivere per lui, tutti i suoi pensieri e i suoi sentimenti sono dedicati e rivolti esclusivamente a lui.

Sembra che i personaggi dipinti dalla regista francese soffrano di una sorta di dissociazione dalla realtà. Sono costantemente ossessionati da una passione che sembra escludere tutto il resto. Questo li blocca e li angoscia e impedisce loro di vivere veramente. È quello che succede a Gabrielle, interpretata magistralmente da una Marion Cotillard a cui va buona parte del merito della riuscita del film. Personaggio pericolosissimo, il suo. Caratterizzato in modo così estremo da passioni al limite dell’osceno che, in mancanza di una recitazione più che credibile, avrebbe rischiato di scadere nel ridicolo e nel grottesco.