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Star Trek, 50 anni fa l'ultima puntata della serie originale

Spettacolo
Spock-Nimoy durante un episodio di Star Trek (Getty Images)

Il 3 giugno 1969 andava in onda l'episodio numero 79. Il successo, però, non si chiude. Anzi, viene rilanciato da film e nuove opere ispirate alla storia dell'Enterprise

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Sono bastati tre anni e 79 episodi per entrare nella storia delle serie tv. Star Trek ha esordito l'8 settembre 1966 sulla Nbc. L'ultimo è andato in onda il 3 giugno 1969, cinquant'anni fa. Per gli spettatori italiani, Star Trek sarebbe arrivata molto dopo, tra il 1979 e il 1981. La serie classica è stata il seme dal quale sono poi nati film (ben 13), cartoni animati e – tra la fine degli anni '80 ai primi '2000 - altre serie.

 

La storia di Star Trek

“Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell'astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale”. Così si apre la serie, ideata da Gene Roddenberry e ambientata tra il 2266 e il 2269. La Terra vive in pace. E l'equipaggio ne è la dimostrazione plastica: i suoi membri hanno origini diverse, dal capitano statunitense al timoniere asiatico, dall'addetta alle comunicazioni africana al navigatore russo. E poi c'è anche un vulcaniano, perché l'esplorazione vuole andare oltre la pacificazione terrestre per promuovere la “Federazione Unita dei Pianeti”. Dietro le trovate tecnologiche c'è quindi un ideale ben preciso e in aperto contrasto con il quadro storico di allora, caratterizzato dalla guerra fredda.

 

L'equipaggio: un ideale di pace

Il capitano dell'Enterprise è James T. Kirk, interpretato da William Shatner. Ad affiancarlo sono due personaggi molto diversi, sia per carattere che per corredo genetico. Il primo è un umano, Leonard McCoy, detto Bones. È il medico di bordo, interpretato da DeForest Kelley. L'altro ufficiale è Spock, forse il personaggio più rappresentativo della serie. Le sue orecchie a punta e la sua razionalità arrivano da Vulcano: Spock è infatti l'unico extraterrestre in sala di comando ed è interpretato da Leonard Nimoy. Fa parte dell'equipaggio anche Montgomery Scott (detto “Scotty”), l'ingegnere capo dell'Enterprise. A dargli corpo e voce, dal secondo episodio, è stato James Doohan. Di origini russe era il navigatore, Pavel Chekov, interpretato da Walter Koenig. Leggenda (smentita) vuole che il suo ruolo fosse stato spinto da un articolo comparso su Pravda, l'organo ufficiale del Partito comunista sovietico, stizzito perché – in piena corsa allo spazio - non ci fosse un russo. In realtà l'articolo non è mai stato scritto: inserire Chekov nella serie è stata una scelta di Roddenberry, per rimarcare l'ideale di unità mondiale. A stretto contatto con il russo lavora il timoniere, “il signor Sulu” (interpretato da George Takei), di origini giapponesi. Viene chiamato così a lungo, tanto che per molti anni gli spettatori non conosceranno il suo nome di battesimo: Hikaru.

 

La storia di Uhura e Martin Luther King

Nella sala di comando ci sono anche due donne. Janice Rand (l'attrice Grace Lee) è l'assistente del capitano Kirk. Nyota Uhura è invece la responsabile delle comunicazioni di bordo. Interpretata dall'afroamericana Nichelle Nichols, Uhura è un personaggio storico. Perché è il primo a mostrare l'ombelico in una serie tv, ma soprattutto perché è una donna nera che ricopre una posizione di vertice (è un'ufficiale dell'Enterprise). Erano gli anni delle lotte anti-segregazione e Nichols ha raccontato un episodio che dimostra quanto Uhura rompesse gli schemi: alla fine della prima stagione, l'attrice aveva deciso di lasciare la serie. Ha cambiato idea dopo aver incontrato Martin Luther King: il premio Nobel disse di essere un fan di Star Trek. Quando Nichols gli svelo di voler abbandonare, King le disse: “Non puoi farlo. Per la prima volta siamo dove dovremmo essere, perché il tuo non è un ruolo da nero, ma un ruolo equo”.

 

Start Trek nello spazio

La serie non ebbe un successo immediato. Ma quando esplose fu enorme, con repliche andate in onda per decenni e una platea di fan fedelissimi in tutto il mondo (indicati con un nome preciso, “Trekkie”). L'eredità di Star Trek non si è esaurita nei film e nelle serie successive, andando oltre il mondo delle spettacolo. La Nasa chiamò “Enterprise” una delle navette del programma Space Shuttle. E alla sua inaugurazione invitò l'intero cast. Alcune tecnologie, come il teletrasporto, non sono certo alla portata neppure oggi, ma sono oggi esplorate dalla scienza (e non solo dalla fantascienza). Il legame di Star Trek tra lo spazio scenico e quello reale è sintetizzato dalla scelta del creatore della serie, Gene Roddenberry. Morto, nel 1991, è stato uno dei primi a spedire le proprie ceneri nello spazio: hanno orbitato attorno alla Terra in una capsula per sei anni, prima di precipitare e disfarsi nell'atmosfera.