Federica Pellegrini ospite a Stories, l’intervista in onda lunedì alle 21 su Sky Tg24

Spettacolo

Tra i concorrenti di “Physical Italia: da 100 a 1”, il nuovo show Netflix, la campionessa olimpica si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo

È Federica Pellegrini la protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste di Sky TG24 ai principali protagonisti dello spettacolo. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, la campionessa olimpica si racconta in “Federica Pellegrini – Il mio stile libero”. Lunedì 21 settembre alle 21.00 su Sky TG24, sabato 26 settembre alle 12.30 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.

Federica Pellegrini: "In Physical Italia non sai mai a cosa vai incontro"

Al centro dell’intervista c’è anche ‘Physical Italia: da 100 a 1’, il nuovo show Netflix disponibile dall’11 settembre ogni venerdì e adattamento italiano del format coreano ‘Physical: 100’, che mette alla prova cento atleti di discipline e fisicità completamente diverse in un percorso a eliminazione. Pellegrini ne racconta il funzionamento e la componente più spiazzante: “Praticamente siamo 100 atleti di specialità, fisicità completamente diverse, messi insieme in questa stanza. La cosa più bella è che nessuno di noi sa a cosa va incontro: ci mettono tutti in uno stanzone, ci dicono che abbiamo 20 minuti per scaldarci, poi ci portano in un altro stanzone dove è pronta la scenografia e ci spiegano il gioco. Non sappiamo mai a cosa andiamo incontro”. Una modalità che la campionessa definisce destabilizzante e allo stesso tempo molto bella, soprattutto per chi, come lei, è abituata a preparare ogni gara nei minimi dettagli: “Per un’atleta come me la preparazione pre-gara è qualcosa sul quale sono molto pronta. Invece così, cotto e mangiato…”. Essere un’atleta olimpica, spiega, non basta a rendere tutto più semplice: “È un vantaggio, anche se a volte mi sono sentita un pesce fuor d’acqua, perché una nuotatrice usa la forza, la resistenza, la velocità in un modo completamente diverso rispetto a sport con più contatto fisico. Quello che mi salvava e mi riallineava agli altri era proprio l’approccio mentale”.

L'infanzia, la fama e le fragilità

Il racconto si apre a casa Pellegrini, quella dell’infanzia. “A casa ci siamo sempre stati in quattro: io, mamma, papà e mio fratello. Ci metterei dentro anche Mafalda, la prima gatta arrivata in casa per una scommessa persa da mio padre dopo le mie prime gare di nuoto: non dovevo vincere, invece l’ho vinta, e lui ha dovuto comprarmi il gatto”. Una bambina, racconta, “solare, molto decisa, molto responsabile: mi piaceva andare a scuola, piaceva studiare, piaceva andare bene a nuoto”. Al liceo scientifico, tra doppi allenamenti e interrogazioni, si definisce “organizzata”: “La mia vita era già una vita di doppi allenamenti. Ho trovato però una scuola disponibile a capire che stavo crescendo, che sarei andata alla mia prima Olimpiade a 16 anni, e mi ha lasciato il tempo di organizzare interrogazioni e compiti che mi mancavano”. È proprio a 16 anni, con la prima Olimpiade e la prima medaglia, che la vita di Pellegrini cambia: “Cercavo sempre di essere la persona più normale possibile, ma quello che avevo fatto alle Olimpiadi arrivava prima di me. Da nuotatrice forte sono diventata il baby boom di un’Italia sportiva che cresceva, più un’artista pop che un’atleta: per me non è stato un momento facile da gestire”. Trasferitasi a Milano lontano dalla famiglia, ancora adolescente, la campionessa ripercorre anche un capitolo più delicato della sua storia: “Ero ancora una bambina, con tutti gli occhi addosso e sempre in costume. I cambiamenti fisici di quel periodo hanno contribuito ad aggravare dei disturbi alimentari che si sono sviluppati per il non riconoscermi più allo specchio: è un periodo tosto per le ragazze, perché la fisicità cambia ma tu ti senti ancora la bambina di prima”. Se potesse parlare oggi alla Federica sedicenne di allora, dice, le direbbe “che nella vita il corpo cambierà, cambierà anche in altri momenti, ma sei sempre tu: hai soltanto bisogno di un po’ di tempo”. Tra i tanti titoli e le tante medaglie, alla domanda su quale sia il momento di felicità più intenso da rivivere, Pellegrini non esita: non un podio, ma “il primo pianto di mia figlia Matilde” racconta commossa.

Da Castagnetti a Giunta: gli incontri che hanno segnato la sua carriera

Il racconto si sposta poi sulla carriera e sugli uomini che l’hanno accompagnata. Su Alberto Castagnetti, il tecnico che la seguì dal 2006 fino alla scomparsa nel 2009 e che considera il suo mentore: “Non aveva mai allenato una donna in vita sua e mi trattava come se fossi l’ultima arrivata, anche se avevo già vinto Europei e una medaglia olimpica. Con me questa cosa ha sempre funzionato: essere riportata con i piedi per terra e ricominciare ogni volta da zero è stato uno dei più grandi insegnamenti che mi ha dato. La sua scomparsa mi ha lasciato un vuoto, è una di quelle persone che ti rimangono dentro per sempre”. Diverso, ma altrettanto centrale, il rapporto con Matteo Giunta, oggi suo marito e allenatore: “Non è scattato subito con Matteo. Il primo approccio è stato assolutamente professionale. Sono stata io la prima a farmi avanti, cosa strana per me: lui ha tenuto il punto a lungo, ma poi ha ceduto” ha scherzato. Non manca un passaggio sull’ultima, complicata rincorsa olimpica, quella di Tokyo, raccontata anche nel documentario ‘Underwater’: “Vinco Gwangju 2019 con una delle gare più belle della mia carriera, e l’anno dopo ci sarebbe stata Tokyo. In mezzo, però, è scattata una pandemia mondiale: avevo già 32 anni e aver preso il Covid in maniera così intensa è stato il colpo dal quale non sono più riuscita a tirarmi su del tutto”. Sul settimo posto in finale, la campionessa è netta: “Bisogna considerare il viaggio: non potevo fare niente in più di quello che ho fatto. Quella finale è stata presa con le unghie e con i denti, forse l’anno più difficile della mia carriera”. Sul carattere e sulla percezione che il pubblico ha di lei, Pellegrini è diretta: “Di primo acchito sembro antipatica, arrogante: non a tutti piaccio, per fortuna non a tutti dispiaccio. Do più peso a chi incontro dal vivo, che di solito è più affettuoso di chi scrive sui social. Ma sono soprattutto una persona molto competitiva: in campo gara non faccio sconti a nessuno, anche se la sera prima siamo andati a cena insieme, e mi rode tantissimo perdere”. Una competitività che si porta anche in casa: il marito Matteo, “giocatore mancato di beach volley”, a volte la fa perdere apposta nei giochi in coppia: “Non potete capire le litigate…”. Dopo un’incredibile carriera, le prime esperienze in tv come concorrente a ‘Pechino Express’ e come giudice a ‘Italia’s Got Talent’, e proprio sul talento afferma che “in fase di crescita prescinde da qualsiasi tipo di preparazione: lo vedi, lo percepisci subito”. Ma il talento, aggiunge, “è un grande dono che ci viene fatto e bisogna saperlo costruire giorno dopo giorno”. Parlando del proprio carattere, si definisce “molto autoironica”, a patto che non si parli di lavoro. “Se mi tocchi sul lavoro o su quanta passione e cuore ci metto, divento permalosa”. Ma Pellegrini racconta anche il suo essere mamma: “Sono una mamma molto presente con le mie figlie”. Una possibilità che lega anche alla fortuna di poter gestire il lavoro in termini di tempi e pause, scegliendo di trascorrere con loro più tempo possibile. Tra i ricordi legati alla carriera, Pellegrini svela anche una scaramanzia rimasta segreta per anni. “Quando ero piccola perdevo sempre il cartellino da presentare ai giudici prima della gara”, racconta, fino a quando le regalarono “questo pupazzetto a forma di orsacchiotto col salvagente” nel quale conservarlo. Un oggetto che “non è mai uscito dalla mia borsa”, nemmeno nelle gare più importanti: “Era un rimanere connessa con la mia parte bambina. Anche se dovevo fare Olimpiadi, non dovevo mai dimenticarmi chi ero stata, chi ero proprio quando ero piccola”. Infine, la campionessa affronta il tema della percezione che gli altri hanno di lei. “In fin dei conti sono una brava ragazza che ha fatto qualcosa di incredibile”, dice, prima di raccontare una sensazione che le fa male: “A volte ho come la sensazione che ci sia un mondo che non vede l’ora che io cada da qualche gradino, da qualche piedistallo”. Una posizione che, sottolinea, si è conquistata sul campo, “facendomi anche un bel mazzo”, e non per privilegio.
 

STORIES: “FEDERICA PELLEGRINI – IL MIO STILE LIBERO” IN ONDA LUNEDÌ 21 SETTEMBRE ALLE 21.00 SU SKY TG24 (CANALI 100 E 500 DI SKY E CANALE 50 DEL DTT) SABATO 26 SETTEMBRE ALLE 12.30 SU SKY ARTE E SEMPRE DISPONIBILE ON DEMAND.

Spettacolo: Per te