Licenziamento Beatrice Venezi, cosa è successo: dalla nomina alle proteste

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

©Ansa

Introduzione

La dichiarazione rilasciata il 23 aprile 2026 al quotidiano argentino La Nación, nella quale Beatrice Venezi ha affermato che alla Fenice esisterebbero “posti tramandati di padre in figlio”, si è rivelata il punto di svolta decisivo di una crisi già in pieno sviluppo e ha innescato la rottura definitiva con il teatro veneziano.

 

È questo passaggio, insieme al progressivo accumulo di tensioni interne, a portare all’annuncio del 27 aprile 2026 con cui la Fondazione Teatro La Fenice comunica l’annullamento di tutte le collaborazioni future con la direttrice d’orchestra. La vicenda si chiude così dopo sette mesi e quattro giorni, nel pieno di una fase già segnata da scioperi, contestazioni e frizioni tra maestranze e direzione, mentre il teatro era ancora impegnato nella rappresentazione del Lohengrin.

 

Ripercorriamo tutto ciò che è successo fin dall’inizio, ritornando indietro alla nomina di Beatrice Venezi.

Quello che devi sapere

La nomina e l’avvio della contestazione

Il 22 settembre 2025 il sovrintendente Nicola Colabianchi, nominato alla guida della Fenice nel marzo dello stesso anno su indicazione del ministro Alessandro Giuli, annuncia la designazione di Beatrice Venezi come direttrice musicale del teatro.

 

A seguito dell’annuncio, le maestranze avviano una fase di contestazione, esprimendo perplessità sulla scelta e sul metodo di assegnazione dell’incarico.

Le ragioni della protesta delle maestranze

Orchestra e coro formalizzano la loro posizione in un documento congiunto, nel quale si legge: “La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Venezi non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice”.

 

La contestazione si concentra quindi su valutazioni di natura professionale relative all’esperienza della direttrice.

pubblicità

Scioperi e iniziative interne al teatro

Nei mesi successivi si registrano scioperi e iniziative da parte delle maestranze, tra cui volantinaggi e attività pubbliche organizzate anche al di fuori della sede del teatro.

 

Il 17 ottobre 2025 si svolge uno sciopero accompagnato da un concerto gratuito in Campo Sant’Angelo. Parte del pubblico manifesta inoltre l’intenzione di non rinnovare gli abbonamenti nel caso di conferma della nomina.

Posizioni istituzionali e confronto interno

Nel corso della vicenda, il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro esprimono sostegno alla scelta iniziale.

 

Le maestranze mantengono la loro posizione critica, mentre il confronto interno coinvolge progressivamente anche la gestione complessiva della direzione del teatro.

pubblicità

L’intervista a La Nación del 23 aprile 2026

Il 23 aprile 2026, in un’intervista al quotidiano argentino La Nación, Beatrice Venezi afferma: “Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio”.

 

L’espressione viene successivamente richiamata nel comunicato della Fondazione come uno degli elementi alla base della decisione finale.

Cosa ha detto Beatrice Venezi

Nel passaggio più controverso dell’intervista concessa da Beatrice Venezi alla testata argentina La Nación, pubblicata il 23 aprile, la direttrice d’orchestra affronta il tema dell’organico della Fenice e afferma: "“Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio". La dichiarazione ha immediatamente acceso la reazione del teatro veneziano e contribuito a incrinare definitivamente i rapporti.

 

Nello stesso colloquio, sul proprio profilo e le dinamiche di carriera, Venezi sottolinea: "Non è stato un vantaggio bensì un costo", riferendosi al legame con la politica, e aggiunge riguardo Giorgia Meloni: "Ammiro le donne forti, potenti e competenti e lei è tutto questo, la conosco da prima delle sua carriera politica. Sono stata felice quando ha vinto le elezioni in un Paese patriarcale. Il fatto che io sia una donna, giovane e bionda non mi favoriva perché, si sa, ci sono tanti stereotipi sulle donne. Ho pensato che fosse un grande momento di cambiamento per il Paese".

 

Sul piano artistico e istituzionale rivendica poi una posizione critica verso l’inerzia dei teatri: "Hanno paura del cambiamento, del rinnovamento. È più facile rimanere ancorati alle vecchie abitudini. Ma è così che muore un teatro. Succede a tutti i teatri del mondo. A Venezia il pubblico è diviso. Abbiamo turisti che vedono un atto dell'opera e poi vanno a mangiare. Abbiamo abbonati, molti dei quali anziani, con le loro preferenze. Ma abbiamo anche giovani che vivono sulla terraferma e non vengono mai sull'isola. E non facciamo nulla per loro? Dobbiamo raggiungere un pubblico più ampio", e ancora: "Dobbiamo creare programmi che possano suscitare la curiosità di un pubblico più giovane. I teatri programmano sempre gli stessi spettacoli. Dobbiamo trovare opere che affrontino temi contemporanei, che possano risuonare più efficacemente con i giovani. Faccio sempre questo esempio: c'è un'opera di Mason Bates su Steve Jobs. Un giovane sa benissimo chi è Jobs... Non dovremmo aver paura di programmare titoli insoliti".

pubblicità

La decisione della Fondazione Teatro La Fenice

Il 27 aprile 2026 la Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica l’annullamento di tutte le collaborazioni future con Beatrice Venezi. Nel testo si legge: “La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi”.

 

La nota prosegue: “La decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d'Orchestra”.

 

La Fondazione aggiunge infine che prosegue il proprio impegno nella promozione di “un ambiente professionale fondato sul rispetto reciproco, sulla collaborazione costruttiva e sull’eccellenza artistica”.

La posizione del Ministero della Cultura

Successivamente il ministro Alessandro Giuli interviene con una nota in cui “prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia”.

 

Nella stessa comunicazione viene espresso l’auspicio che la decisione contribuisca a “sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado; nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”.

pubblicità

Reazioni e conclusione della vicenda

Dopo l’annuncio, il teatro registra reazioni da parte delle maestranze e del pubblico presente alla rappresentazione del Lohengrin, con manifestazioni di apprezzamento per la decisione comunicata.

 

La Rsu della Fenice diffonde una nota in cui esprime soddisfazione per l’esito della vicenda: “La Rsu della Fenice esprime soddisfazione per la decisione. Si tratta di un atto doveroso nei confronti di un’istituzione d’eccellenza le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive... Questo risultato è il frutto diretto della compattezza e dell’unità di ogni reparto del Teatro”.

pubblicità