Teatro alla Scala, dopo più di 20 anni torna in scena Pelléas et Mélisande. FOTO
Grande attesa per il ritorno dell'opera di Claude Debussy. Sul podio il Maestro Maxime Pascal, la regia è di Romeo Castellucci, al suo debutto al Piermarini ma anche alla sua prima nuova produzione d’opera per un teatro italiano. Nel cast Bernard Richter, Sara Blanch, Marie-Nicole Lemieux, John Relyea e il ritorno di Simon Keenlyside. Per l’occasione, il Teatro e la casa editrice il Saggiatore presenteranno due nuovi progetti editoriali
L'opera Pelléas et Mélisande di Claude Debussy torna alla Scala dal 22 aprile al 9 maggio, a 21 anni dall’ultima produzione e a 118 anni dal leggendario debutto scaligero con Arturo Toscanini. L’attesa è altissima, non solo per la lunga assenza del titolo, ma soprattutto per l’eccellenza degli interpreti.
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Sul podio Maxime Pascal, il direttore quarantenne che, dopo aver dato uno straordinario contributo al rilancio della musica d’oggi (alla Scala ha diretto opere di Sciarrino e Francesconi) è diventato ospite regolare del Festival di Salisburgo, dell’Opéra di Parigi e del Musikverein di Vienna ed entra quest’anno nel “triumvirato” musicale che regge la Deutsche Oper di Berlino.
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Romeo Castellucci è tra i registi italiani più autorevoli nel panorama internazionale e tra i pochissimi regolarmente presenti a Salisburgo, Aix-en-Provence, Parigi oltre che alla Monnaie, ma la Scala è il primo teatro italiano a commissionargli una nuova produzione d’opera nella sede principale. Castellucci e Pascal saranno insieme questa estate a Salisburgo per una attesissima nuova produzione di Saint François d’Assise di Messiaen. Per l'opera firma regia, scene, costumi e luci.
Mélisande è il soprano Sara Blanch, brillante belcantista (agli esordi in Italia è stata Folleville a Pesaro) che ha debuttato alla Scala nel 2024 nell’Orontea di Cesti e che tra i prossimi impegni ha Le nozze di Figaro al Liceu, La Fille du régiment a Londra e Lucio Silla a Salisburgo.
Dà voce a Pelléas il tenore Bernard Richter, che alla Scala è stato applaudito non solo in Don Giovanni, La finta giardiniera e Idomeneo di Mozart, ma anche in Fierrabras di Schubert, e che porta anche a Milano una parte in cui è diventato artista di riferimento: l’ultima volta l’ha sostenuta nel 2025 all’Opéra di Parigi.
È grande l’attesa per il ritorno alla Scala come Golaud di Simon Keenslyside, il grande baritono entrato giovanissimo nel cuore dei milanesi come Papageno nella Zauberflöte diretta da Riccardo Muti il 7 dicembre 1995.
Anche nella parte di Geneviève un’artista straordinaria, Marie-Nicole Lemieux, nota al pubblico milanese come Quickly in Falstaff, mentre Arkel ha le note profonde della voce di John Relyea.
Dall’Accademia provengono Zhibin Zhang (un médécin), e Geungwha Lee (le berger) e i tre interpreti che si alternano nella parte del piccolo Yniold, Alessandro De Gaspari, Allegra Maifredi e Alberto Tibaldi, giovanissimi come da indicazioni d’autore.
Non manca un impegno editoriale straordinario: al programma di sala curato da Raffaele Mellace con saggi di Emilio Sala e Antonio Polignano, interviste a Maxime Pascal e Romeo Castellucci e contributi di Laura Cosso e Luca Chierici, e al numero della rivista diretta da Mattia Palma con contributi di Mellace, Longchamp, Castellucci, Pascal, Baccolini, Chierici, Cassandro e Giacomotti, si aggiunge un doppio progetto editoriale che inaugura la collaborazione tra il teatro e la casa editrice il Saggiatore, i cui contenuti verranno comunicati prossimamente.
“Già dal 1889, ventisettenne, Claude Debussy aveva avvertito l’esigenza di un dramma senza movimento, senza tempo, in cui "i personaggi non discutano, ma subiscano la vita e la sorte". Una drammaturgia rivoluzionaria, che muove per immagini anziché per eventi, per silenzi più che attraverso il diverbio", ha scritto Raffaele Mellace sull'opera. "Debussy propone in effetti un lavoro di rottura che trascende la formula wagneriana, realizzando uno dei capolavori conclamati della storia dell’opera, consacrando definitivamente la fama del suo autore".
“[L’opera] rappresenta tutta la stranezza della vita umana che non è più quella che pensavamo di conoscere", ha dichiarato Castellucci. "La strategia dell’acqua è qui adottata dagli autori come metafora compositiva, come linguaggio. C’è tutto un vocabolario delle acque che viene dispiegato, una forma che rifiuta l’oggetto, che prende la sagoma del suo contenitore, la stranezza della vita umana. [Il tempo] per i due autori è una materia cruciale. Si è detto che il tempo è circolare nella musica, che rimanda ai cerchi nell’acqua".
Ha proseguito: "L’inizio di Pelléas et Mélisande è più che evocativo: il suono è portatore dell’oscurità, della tenebra della foresta. […] Debussy non è solo carezza. Non è solo dolcezza. Non è solo vento tra le foglie. La sua musica, come si sente in Pelléas et Mélisande, è talvolta di una tensione e di una violenza impressionanti. Vi si trova un’esplosività sotterranea. La sua musica può essere tagliente. Ed è qualcosa che ritroviamo in Boulez. Tanto nell’uno quanto nell’altro, avverto una musica di pelle viva”.
Cinquantatré serate per nove allestimenti dal 1908 al 2005 fanno di Pélléas et Mélisande un titolo non regolarmente presente nei cartelloni milanesi, ma certamente significativo, soprattutto alla luce dell’eccellenza delle proposte direttoriali e registiche.
È Arturo Toscanini, nello sforzo di sprovincializzazione della scena operistica italiana attraverso dosi massicce di Wagner, Strauss e appunto Debussy, a dirigere la prima scaligera nel 1908. L’opera si dà in lingua italiana, la protagonista si chiama Melisanda e la versione ritmica è firmata da Carlo Zangarini.
Nel 2005 l'ultima apparizione scaligera del titolo, con la regia di Pierre Medécin e con Mireille Delunsch nel ruolo di Mélisande. Nel frattempo, Pelléas et Mélisande era apparsa in un altro spettacolo storico nel 1985, con la direzione di Claudio Abbado, la regia di Antoine Vitez e la voce soprannaturale di Frederica von Stade.
Romeo Castellucci è una figura cardine del teatro contemporaneo, di casa al Festival di Salisburgo come all’Opéra di Parigi e al Festival di Aix-En Provence e noto al pubblico milanese in particolare per la sua recente residenza come “grand invité” presso la Triennale Teatro (2021-2024), che giunge finalmente al debutto scaligero.
E non solo scaligero: Pelléas sarà la sua prima nuova produzione d’opera per un teatro italiano, anche se va ricordata la splendida messa in scena dello Stabat Mater di Pergolesi alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli per l’Opera di Roma nel 2025. In precedenza il Teatro Comunale di Bologna aveva ripreso l’allestimento di Parsifal nato alla Monnaie di Bruxelles, e i teatri di Roma e Napoli avevano acquisito le sue versioni della Passione secondo Matteo di Bach e del Requiem di Mozart.
Maxime Pascal si è imposto come punto di riferimento per la musica francese e il repertorio contemporaneo. Pascal, che alla Scala ha diretto la prima assoluta dell’opera Ti vedo, ti sento, mi perdo di Salvatore Sciarrino e la ripresa di Quartett di Luca Francesconi, tornerà a collaborare con Castellucci questa estate per una nuova produzione di Saint-François d’Assise al Festival di Salisburgo.
Lì ha vinto il Young Conductors Award nel 2014 e ha già diretto opere di Honegger, Nono, Rihm, Dallapiccola, Eötvös e Bohuslav Martinů (The Greek Passion è stato tra i maggiori successi del Festival del 2003).
Nel 2008 ha fondato l’ensemble le Balcon, con cui sta realizzando l’intero ciclo Licht di Stockhausen. Nei prossimi mesi Maxime Pascal sarà ospite frequente del Musikverein di Vienna con i Wiener Symphoniker, l’Orchestra della Radio ORF e l’Ensemble dei Wiener Philharmoniker. Dalla prossima stagione sarà Direttore Principale Ospite della Deutsche Oper di Berlino insieme a Michele Spotti e Titus Engel.