Roma Sotterranea, la recensione: quando la nuova metro riporta alla luce la città perduta

Spettacolo
Paolo Nizza

Paolo Nizza

In onda il 15 dicembre su HISTORY Channel, Roma Sotterranea - Una Metro nella storia racconta le scoperte archeologiche emerse durante la costruzione della Linea C: dagli Auditoria di Adriano alla caserma romana di Porta Metronia. Tra tecnologie d’avanguardia, restauri complessi e una narrazione che intreccia passato e futuro, il documentario diretto da Laurent Portes mostra come ogni scavo riscriva la storia della Capitale

Roma Sotterranea: dove il futuro inciampa nella Storia

Una città costruita sulle proprie ombre

Roma è una città che non cammina: galleggia. Si muove su strati, fantasmi, fondazioni che respirano sotto l’asfalto. Ogni volta che tenta di modernizzarsi, la Storia si infila nelle crepe come un profumo antico, pretendendo attenzione. Roma Sotterranea – in onda il 15 dicembre su HISTORY Channel – parte proprio da questo cortocircuito: cosa succede quando una linea metropolitana incontra tremila anni di memoria e decide di non passarci sopra, ma di ascoltarla?

Prodotto da MyMax e diretto da Laurent Portes, da un’idea di Massimo My e Bettina Hatami, il documentario affonda nelle viscere della Linea C, trasformando un’opera infrastrutturale in un racconto stratigrafico. Più che spiegare, il film scava: sfoglia le pagine sepolte della città e lascia che siano i reperti a guidare la narrazione.

Ed è impossibile non pensare al celebre segmento di Roma di Federico Fellini (1972), ambientato proprio durante gli scavi della futura Linea A: la troupe che scende nei tunnel tra acqua e fumo, l’ingegnere che mostra una zanna di mammut, la trivella bloccata da un vuoto misterioso, gli operai che abbattono il diaframma e trovano un ambiente romano affrescato. E poi, la tragedia: i dipinti che si sgretolano in pochi minuti, divorati dalla luce e dall’aria.
Un’immagine indimenticabile: il passato che muore nel momento stesso in cui viene ritrovato.

Qui, per fortuna, non accade nulla di irreparabile. Anzi: Roma Sotterranea racconta l’esatto opposto. Le scoperte vengono documentate, preservate, restaurate. La memoria non evapora: si integra, rinasce, diventa parte delle nuove stazioni. Se per Fellini gli affreschi si polverizzavano come illusioni, per Portes si ricostruiscono musei sotterranei aperti al futuro.

Scavare significa re-immaginare la città

La prima grande vertigine arriva a Piazza Madonna di Loreto: durante gli scavi riemergono gli Auditoria di Adriano, uno spazio pubblico destinato alla parola e alla formazione civile. Un luogo del pensiero che, paradossalmente, impone al progetto della stazione un nuovo pensiero: adattarsi, riprogettarsi, accogliere l’antico invece di cancellarlo.

Poi la rivelazione di Porta Metronia: una caserma romana di 1700 metri quadrati con mosaici, affreschi, corridoi e ambienti di servizio perfettamente leggibili. Una scoperta talmente integra da richiedere un intervento chirurgico: smontare, catalogare, restaurare, rimontare nello stesso punto. Il risultato? Una stazione che è anche un museo, un sito archeologico fruibile dai passeggeri.
È il momento più folgorante del documentario: la quotidianità che incontra la Storia senza inciampare, come se il presente imparasse a camminare piano.

La fotografia di Tommaso Cane e Gabriele Efrati accompagna questa metamorfosi: dai droni che sfiorano la città alle camere che respirano con gli scavi, ogni immagine costruisce un dialogo tra ciò che è stato e ciò che sarà. La voce narrante di Domenico Strati offre un registro equilibrato, mentre la consulenza archeologica di Claudia Devoto garantisce rigore e profondità.

Approfondimento

Roma sotterranea, il documentario sulla Linea C

Un documentario internazionale per una città universale

La colonna sonora di Siegfried Canto aggiunge un’aura quasi liturgica ai ritrovamenti. La coproduzione internazionale — France Télévisions, NHK, Radio Canada, Idéacom, Artline Films — testimonia quanto Roma continui a esercitare un fascino globale, anche quando si parla di drenaggi, cantieri e calcoli statici.

L’aspetto più affascinante del documentario è il suo equilibrio: mostra lo stupore dei ritrovamenti, ma anche la complessità delle scelte. Ogni reperto non è soltanto un tesoro, è un problema: come proteggerlo? Dove conservarlo? Come integrarlo senza bloccare l’opera pubblica?
Portes riesce a trasformare anche questi momenti in narrazione pura, fatta di decisioni, dubbi, pause, riprese.

E alla fine rimane una domanda, chiara e struggente:
come si fa a costruire il futuro in una città che custodisce il passato come una creatura viva?

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