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ITS Arcademy presenta "Fashionlands: Clothes Beyond Borders", a Trieste dal 27 marzo

Spettacolo

Nicoletta Di Feo

Flash, la nuova mostra di ITS Arcademy
NEWS
Flash, la nuova mostra di ITS Arcademy
00:03:03 min

Apre al pubblico il 27 marzo, ma FLASH ci ha portato in esclusiva all'interno di questa importante mostra curata dallo storico della moda Olivier Saillard e dal filosofo Emanuele Coccia. 25 opere di designer emergenti provenienti dalla collezione di ITS Arcademy dialogano con immagini che raccontano il guardaroba quotidiano

L’invito è riflettere su come ogni capo di abbigliamento ridefinisca il confine tra il nostro corpo e il mondo che ci circonda, evidenziando l’unicità della moda nel dissolvere barriere che siano esse culturali, politiche o sociali. 

Dopo “Le molte vite di un abito", prima collaborazione tra il celebre storico della moda Olivier Saillard e il filosofo Emanuele Coccia, apre a Trieste negli spazi di ITS Arcademy la mostra "Fashionlands - Clothes Beyond Borders", una mostra che esplora la moda come un linguaggio universale che trascende i confini. L’esposizione mette a confronto 25 creazioni visionarie di stilisti emergenti, selezionate dall’archivio ITS Arcademy, con immagini evocative che catturano l’essenza del guardaroba quotidiano.

 

“La creatività non conosce confini e da sempre Fondazione ITS crea spazi in cui possa fiorire liberamente”, afferma Barbara Franchin, Presidente Fondazione ITS. “Per questo motivo siamo felici di unirci alle celebrazioni di GO! 2025 Borderless, perché crediamo che l’arte e il talento possano contribuire a superare ogni tipo di barriera, geografica, culturale o sociale. L’augurio è che la programmazione di ITS Arcademy, che unisce i giovani creativi locali e porta nella nostra regione talenti ed esperti internazionali, ispiri tutti a esprimersi, costruire un dialogo creativo e crescere insieme. Oggi più che mai la cultura ha un impatto profondo sulla società e il territorio, creando un terreno fertile per nuove idee, collaborazioni e scambi futuri“.

 

La mostra raccontata dal suo curatore, Olivier Saillard

A raccontarci questo importante progetto è stato proprio il celebre storico della moda Olivier Saillard in una lunga intervista.

 

"Quando abbiamo iniziato a lavorare su questo tema con Barbara Franchin e tutto il team di ITS Arcademy ci siamo resi conto che nonostante fosse importante parlare di confini geografici, non era però sufficiente. Tutti gli stilisti che si candidano a ITS Contest provengono da tutto il mondo, è un premio che non contempla confini se non quello della creatività".

 

La mostra vuole essere anche una esplorazione di abiti ordinari, quelli considerati troppo banali per essere celebrati.

“Alcuni anni fa - ci racconta Saillard - quando ero direttore del museo Galliéra, mi hanno posto questa domanda: Se dovesse spiegare a un extraterrestre come si vestono gli esseri umani, cosa mostrerebbe? Guardando nei musei mi sono reso conto che c’erano solo abiti di alta moda, di Schiaparelli, Balenciaga, Christian Dior, e non abiti come questa camicia che ora indosso, questi pantaloni blu, questa maglietta bianca, cioè i vestiti che noi indossiamo ogni giorno. Mi è sembrato molto, molto strano avere un museo della moda di lusso e non un museo della moda di vestiti che uomini e donne indossano quotidianamente. Noi siamo il nostro stesso museo, il museo di tutto ciò che indossiamo".

“Issey Miyake diceva che - prosegue Saillard - un abito firmato è finito al 50% quando esce dal laboratorio, ma al 100% quando è indossato da una donna. Ci sono infatti due etichette nei vestiti: l'etichetta dello stilista e poi l'etichetta del corpo che lo indossa, ed è questa seconda parte che preferisco”, ci spiega.

“Per questo ho detto a Barbara Franchin, Presidente di Fondazione ITS, di fare un'indagine archeologica fotografica. E abbiamo quindi chiesto al giovane fotografo Gabriele Rosati di fotografare tutti quegli abiti che indossiamo ogni giorno, i vestiti ordinari, i nostri costumi tradizionali contemporanei e abbiamo scelto di mettere tutte queste foto in bianco e nero come negativi degli abiti che sono di per sé pieni di forme, colori ed espressioni, ma che forse non vedremo mai”.

 

Abiti che raccontano una storia e quindi sono sempre portatori di emozione.

“È sempre una questione di emozione - conclude Saillard - Mi piace il fatto che questi giovani stilisti abbiano scelto di esprimere la loro emozione attraverso una manica, un colletto, un tessuto, un materiale, un colore. Su una passerella, in una performance, questi abiti si muoveranno come una danza coreografica e nel contesto di questa indagine archeologica l'emozione riguarda proprio il tempo che il corpo di ogni persona ha trascorso nei suoi abiti”.

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