Natale in Casa Cupiello, il capolavoro di Eduardo De Filippo compie 90 anni: le curiosità

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Il 25 dicembre del 1931, al Teatro Kursaal di Napoli (oggi Cinema Filangieri) andava in scena per la prima volta la fantasmagoria eduardiana senza tempo e senza confini. La tv ha reso omaggio all’opera con tre trasposizioni per il piccolo schermo

Correva l’anno 1931 e il 25 dicembre veniva messo in scena per la prima volta Natale in Casa Cupiello, capolavoro di Eduardo De Filippo. La location prescelta fu il Teatro Kursaal di Napoli (oggi Cinema Filangieri) e il successo risultò immediato quanto inaspettato. La rappresentazione teatrale prevedeva inizialmente poche repliche. Ma visto il riscontro di pubblico, rimase in scena fino al 21 maggio 1932. Ecco le cose da sapere sull'opera.

La trama

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La pièce, nella sua unicità di gioiello drammaturgico, si svolge nell'arco di cinque giorni nella casa della famiglia Cupiello, della quale vengono rappresentate solo due stanze: la camera da letto  e la sala da pranzo. Siamo a Napoli, è l'antivigilia di Natale e, come ogni anno, Luca Cupiello prepara il presepe; è il suo mondo perfetto, al riparo dalla realtà, dove ogni cosa trova la sua giusta collocazione. Ma a nessuno interessa. Non a suo figlio Tommasino, nonostante i tentativi di seduzione. Non a sua moglie Concetta, che ha ben altro a cui pensare: l’altra figlia, Ninuccia, infatti ha deciso di lasciare il ricco marito Nicolino per l’uomo che ha sempre amato, Vittorio, e gli ha scritto una lettera per comunicarglielo. Concetta riesce a evitare quella che per la famiglia sarebbe una sciagura, ma la missiva capita nelle mani di Luca che, ignaro di tutto, la consegna al genero. Nicolino scopre così il tradimento della moglie. Durante la vigilia di Natale, la sbadataggine di Luca mette di fronte i due rivali e la realtà irrompe prepotente nel clima presepiale di casa Cupiello. Tutto sembra perduto, ma in soccorso di Luca, morente, arriva ancora una volta il suo presepe. Lucariello rivolge al figlio, la frase ‘simbolo’ della commedia: "Te piace ‘o presepio?". Tommasino, che per dispetto aveva sempre risposto di no, tra le lacrime gli dice di “sì”, mentre il padre muore ancora una volta ignaro della verità, tra le allucinazioni di “un presepe eterno”.

La questione del presepe

Natale in casa Cupiello è una tragedia che fa ridere. Una casa distrutta e una famiglia in frantumi vengono tenute in piedi dall’ostinazione di Luca e dai suoi strumenti patetici: colla di pesce puzzolente e il sogno pulito del presepe. Il presepe è bello e commovente perché lì ognuno ha il suo posto, il suo ruolo. Piace solo a lui, però, perché gli altri vogliono cambiare posizione, vogliono essere liberi. E in nome della libertà, distruggono tutto. Sospesi tra realtà e presepe, è possibile una forma di salvazione? Si, è possibile ma affinché il bambino possa nascere e salvare il mondo trasformandolo in un vero mondo nuovo, il mondo vecchio deve morire.

La lunga "gestazione" dell'opera

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In origine la commedia di Eduardo De Filippo era formata da un atto unico: mancavano  l’inizio, con la celebre discussione sul freddo, la discussione tra Lucariello e Tommasino al risveglio di quest’ultimo con la famosa scena dello “zuppone” e la parte conclusiva, introdotte in seguito. Vista la lunga “gestazione”, Eduardo stesso definì la pièce un “parto trigemino con una gravidanza di quattro atti”.

La paternità di 'o presebbio

A vestire i panni di Lucariello, Concetta e Nennillo, troviamo i tre fratelli De Filippo, Eduardo, Titina e Peppino. È l’avvio vero e proprio della Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”. Peppino De Filippo nella sua polemica biografia Una famiglia difficile rivendica la paternità della frase che più di tutte risulta caratterizzante della commedia, ossia “non me piace ‘o presebbio”, e quella della celebre lettera di Tommasino alla mamma, due degli elementi comici più riusciti del testo.

Le trasposizioni televisive

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Eduardo riprese la commedia più volte, rivisitando il testo fino alla versione definitiva del 1977, con una straordinaria Pupetta Maggio nel ruolo di Concetta, una giovanissima Lina Sastri, nei panni di Ninuccia, e di Luca De Filippo, figlio di Eduardo, nel ruolo di Tommasino, registrata per la Rai. L’opera vanta anche una prima trasposizione televisiva in bianco e nero del 1962 e una terza del 2020, con protagonista Sergio Castellitto.

La poesia che anticipa la pièce

Prima di scrivere Natale in Casa Cupiello, De Filippo ha scritto una poesia dal titolo ‘A vita, in cui anticipava i temi poi approfonditi nella pièce teatrale: “Spara ’sti botte, alluma ’sti bengale, arust’ e capitune, ch’è Natale! Ncoll’ e pasture!…"

I nomi dei protagonisti? Quelli dei nonni materni

I nomi Luca e Concetta sono quelli dei nonni materni di Eduardo De Filippo. Che pare abbia preso ispirazione dalla propria famiglia per creare questi personaggi. Lo stesso Peppino, nella sua autobiografia, sostiene che il carattere di nonno Luca era lo stesso di Luca Cupiello, con cui condivideva anche il rito del presepio.

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