GucciFest, il nuovo linguaggio di Alessandro Michele per presentare la sua moda

Spettacolo

Nicoletta Di Feo

Libero dalle scadenze della fashion week, come promesso nei suoi Appunti dal Silenzio, Alessandro Michele presenta la nuova collezione. Si chiama OUVERTURE of Something that Never Ended e sarà lanciata attraverso una serie co-diretta dal direttore creativo di Gucci e dal regista statunitense Gus Van Sant.

Verso quali nuovi orizzonti può spingersi la moda quando decide di lasciare i suoi ancoraggi confortanti? E’ questa la domanda che c’è all’origine del GucciFest, festival di moda e cinema digitale che si svolgerà dal 16 al 22 novembre. 

Una sperimentazione radicale per presentare attraverso una miniserie in sette episodi la collezione OUVERTURE of Something that Never Ended, ma anche la naturale evoluzione del modo di raccontarsi di Alessandro Michele. Perché la moda, per il direttore creativo di Gucci, è soprattutto veicolo di un messaggio più ampio, di una riflessione che il linguaggio del cinema esprime pienamente.

 

Miniserie diretta da Alessandro Michele e Gus van Sant per raccontare un 'tempo sospeso'

In conferenza stampa, virtuale, Alessandro Michele ha spiegato l’anima del GucciFest: faticosissimo, ha sottolineato, soprattutto in un momento come questo in cui è indispensabile rispettare ogni più piccola procedura di sicurezza, ma estremamente gratificante. L’obiettivo della miniserie diretta dal designer insieme al regista statunitense Gus Van Sant era raccontare un tempo sospeso, il ‘non succedere’, il vissuto di questi mesi di lockdown, che in realtà è un succedere. Episodi come finestre a cui affacciarsi per scrivere un’ode alla vita. 

 

“Un viaggio fatto con Gus”, ha dichiarato Michele, “perché il tempo che ha raccontato nei suoi film è il più aderente al mio”. Immagini lente, pesanti come il piombo, ma cariche di bellezza. Piccoli eventi della quotidianità di per se’ ininfluenti, inconsistenti, ma invece ricchi di valore e di peso.  “Mi sono chiesto cosa fosse il lusso”, ha confidato il direttore creativo di Gucci, “e ho capito che il vero lusso è poter mandare la vita a rallenty”. Quel tempo lento, ma anche velocissimo che, ha detto, “voglio assolutamente trattenere”. 

 

La collezione si disvela episodio dopo episodio, attraverso il cinema i vestiti diventano veri

Episodio dopo episodio la collezione si disvela ma lo fa in maniera naturale: i vestiti si trasformano in costumi, per poi mimetizzarsi nella storia e diventare finalmente veri. “Ho fatto scappare i vestiti e ho avuto ragione” ha raccontato appassionato Michele, “Benedetta fuga nel cinema!”.  Si comincia lunedì 16 novembre con “At home”, il primo dei sette episodi che andranno in onda ogni giorno nel corso del festival in esclusiva su YouTube Fashion, Weibo, Gucci YouTube e naturalmente sul sito dedicato GucciFest.com. In un appartamento romano in stile vintage la protagonista, l’attrice e performer Silvia Calderoni, è letteralmente chiamata in causa dallo schermo di un televisore dove irrompe la potente dichiarazione di Paul B. Preciado, scrittore spagnolo e uno dei sette talenti internazionali che in ogni puntata incontrano l’attrice durante una surreale routine quotidiana.

 

L’intenzione non è annunciare ma aprire a infinite possibilità

Un film che, come tiene a rimarcare il designer, non fa proclami perché l’intenzione “non è annunciare ma evocare. Non esiste un significato ultimo e definitivo perché questo vorrebbe dire tradire quella meravigliosa e inesauribile eccedenza di senso di cui tutti noi siamo portatori. In fondo l’incanto della vita sta proprio in questo: nell’infinità dei suoi possibili".

 

Un festival che vuole essere una festa di lucciole

GucciFest vuole essere soprattutto una festa per farci sentire più vicini, anche se in modo virtuale. In questa oscurità che ci ha avvolto la luce si è diretta su altro, come per esempio i giovani designer scelti da Michele le cui collezioni saranno proposte durante la kermesse cinematografica. Anche loro lucciole che per una settimana, come scrive Alessandro Michele nella sua lettera di benvenuto, “attraverseranno il festival come sciame di storie eccentriche e vitali." 

 

 

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