Giovedì Grasso 2020, cosa si mangia e perché si chiama così

Spettacolo

Una delle ricorrenze più importanti del Carnevale prende questo nome dalle grandi abbuffate di cibo che, da tradizione, andrebbero fatte prima del periodo di sobrietà e digiuno della Quaresima. Ecco alcuni dei piatti tipici di questa giornata

L’abbondanza prima del digiuno. È questa la ragione per cui il Giovedì Grasso, così come il Martedì, prende questo nome. Si tratta, infatti, dell’ultimo giovedì prima dell'inizio della Quaresima, il periodo di quaranta giorni che, nella religione cattolica, precede la celebrazione della Pasqua. Durante questi giorni, di preparazione alla morte e resurrezione di Gesù, ci si dovrebbe attenere ad alcune forme di penitenza come, ad esempio, il digiuno, in particolare dalla carne. Per questa ragione, durante i due giorni simbolo del Carnevale (Giovedì e Martedì Grasso), si mangiano ricche pietanze alle quali si rinuncerà nelle settimane successive. Da questa antica tradizione derivano diverse usanze, molte delle quali culinarie, che prevedono dolci fritti o al forno ma anche piatti a base di carne, preferibilmente di maiale (Le ricette degli chef italiani per il Carnevale)

'Toglier la carne'

Il significato del Giovedì Grasso, che quest’anno cade il 20 febbraio, risiede nell’etimologia stessa della parola Carnevale, che deriva dal latino 'carnem levare', 'togliere la carne' che, di fatto, significa finire il cibo buono prima del digiuno quaresimale. Prescrizione che è particolarmente valida per l’ultimo Giovedì e l’ultimo Martedì prima del Mercoledì delle ceneri, data nella quale inizia ufficialmente la Quaresima.

Il rito ambrosiano festeggia fino a sabato

In Italia, però, i 'bagordi' possono proseguire fino al sabato successivo al Mercoledì delle Ceneri se si rispetta il rito ambrosiano. La diocesi milanese, infatti, comincia le penitenze la domenica grazie a un’antica tradizione legata a Sant’Ambrogio. Il patrono di Milano, infatti, in un’occasione sarebbe tornato in ritardo da un pellegrinaggio, facendo tardare all’intera diocesi l’inizio della Quaresima, che da allora è sempre cominciata di domenica.

La tradizione toscana

Tra le tradizioni più interessanti del Giovedì Grasso c’è quella toscana che ha un nome tutto suo per questo giorno: Berlingaccio. Parola composta dal vocabolo tedesco 'bretling' e dal latino per 'ligere', significa letteralmente 'leccare con insistenza', quindi mangiare a più non posso. Un piatto tipico di questa regione utilizzato per celebrare la ricorrenza è il berlingozzo, un dolce cotto al forno dalla classica forma a ciambella.

Dai dolci ai piatti a base di maiale

Durante il Giovedì Grasso sono molto comuni i dolci tipici del Carnevale, dalle chiacchiere o frappe alle frittole, passando per i tortelli e le castagnole. Ma vanno citate anche le schiacciate Fiorentine, i Faschingskrapfen, i krapfen del Carnevale di Bolzano, il sanguinaccio napoletano, il migliaccio, il dolce campano a base di ricotta e semolino, e le castagnole marchigiane. Ma tra i piatti tipici non ci sono solo dessert. In Abruzzo per esempio spopolano i ravioli di Carnevale (che hanno però anche loro una variante dolce). Per quanto riguarda i secondi, dalla cima alla punta dello Stivale, la vera protagonista è la carne di maiale: sulle tavole non possono quindi mancare salsiccia e patate ma anche le classiche braciole cotte al sugo di pomodoro.

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