Tanti auguri Alejandro Iñárritu, il messicano da Oscar compie 55 anni

Spettacolo
GettyImages-Alejandro_Inarritu

L'artista è nato il 15 agosto 1963. Nella sua carriera ha vinto due volte la statuetta come miglior regista, per "Birdman" e "The Revenant", e tanti altri premi. Di recente si è interessato da vicino al tema dei migranti

Alejandro González Iñárritu spegne 55 candeline. Una ricorrenza importante per il regista, nato il 15 agosto 1963 a Città del Messico, che nel corso degli ultimi anni ha conquistato pubblico e critica ed è diventato una delle personalità cinematografiche più influenti.

Uomo dei record

Un premio Oscar per il miglior film, due come miglior regista e un altro per la migliore sceneggiatura originale. Una quantità di riconoscimenti che tanti grandi artisti non sono riusciti a ottenere in una vita e che invece Iñárritu ha portato a casa nel giro di soli due anni con “Birdman” (2015) e “The Revenant” (2016). Uno dei tanti record della sua carriera, visto che è stato anche il primo regista messicano a ricevere una nomination agli Oscar e il primo messicano a vincere il premio per la miglior regia al Festival di Cannes con Babel nel 2006.

Mozzo tra Europa e Africa

Iñárritu è cresciuto a La Colonia Narvarte, un quartiere borghese della capitale e megalopoli messicana. Il padre, un ricco dirigente di banca, subisce un crac finanziario quando Alejandro ha solo cinque anni e si ricicla come fruttivendolo. A 17 anni il futuro premio Oscar si imbarca come mozzo su una nave cargo e due anni più tardi passa un lungo periodo tra Europa e Africa. Tornato in patria, comincia a studiare comunicazione e si appassiona alla musica: prima diventa direttore artistico di una stazione rock radiofonica e poi compone le colonne sonore per sei film.

Il debutto

Il cinema diventa poi la sua passione principale. Nella prima metà degli anni Novanta fonda la "Z Films" e inizia a cimentarsi con la scrittura per il grande schermo. Dopo un mediometraggio televisivo, Iñárritu incontra lo sceneggiatore Guillermo Arriaga. La loro collaborazione dà vita al suo primo lungometraggio, “Amores Perros”, che fa subito centro: il film è candidato agli Oscar come miglior film straniero e raccoglie 60 premi nei festival di tutto il mondo.

La collaborazione con Arriaga

Nel 2003 arriva il grande passo con il trasferimento a Hollywood, dove gira “21 grammi” con un cast stellare che comprende Sean Penn, Naomi Watts e Benicio Del Toro (gli ultimi due candidati agli Oscar come migliori attori non protagonisti). Nel 2006 arriva “Babel”, che presenta ancora una volta storie diverse che si intrecciano secondo lo stile di scrittura di Arriaga affinato nei film precedenti. Ma questa sarà l'ultima collaborazione tra i due, dopo una polemica nata dalla richiesta dello sceneggiatore di essere riconosciuto co-autore al pari del regista.

Il successo

A questo punto Iñárritu resta senza il suo storico collaboratore e si reinventa con “Biutiful”, storia drammatica girata in lingua spagnola che vede protagonista un grande Javier Bardem, vincitore del premio come migliore attore al festival di Cannes del 2010. Da qui nasce un nuovo Iñárritu che nel 2014 prende definitivamente il volo con “Birdman”. Il film è candidato a nove premi Oscar nel 2015 e ne vince quattro: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia. Dagli spazi claustrofobici di un teatro di Broadway, impreziositi dalle interpretazioni di Michael Keaton ed Emma Stone, Iñárritu passa l'anno seguente a quelli sterminati della frontiera americana con “The Revenant”, opera che gli vale il secondo Oscar consecutivo come miglior regista e che porta finalmente l'agognata statuetta di miglior attore protagonista a Leonardo Di Caprio.

L'attenzione ai migranti

Iñárritu, che vive a Los Angeles con moglie Maria Eladia Hagerman de Gonzalez e i due figli Maria Eladia ed Eliseo, è particolarmente attento al tema dei migranti. Nel 2017 ha realizzato un'installazione in realtà virtuale della durata di 6 minuti e 30 secondi, “Carne y Arena”, che proietta gli spettatori tra un gruppo di immigrati guidati da un coyote attraverso il confine messicano negli Stati Uniti, dove vengono fermati dalla polizia di frontiera: una rappresentazione basata su testimonianze raccolte in maniera diretta dallo stesso Iñárritu.

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