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Etna, i possibili effetti della rotazione terrestre sull’attività del vulcano

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2' di lettura

Secondo un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università Sapienza di Roma e dell’Osservatorio di Parigi, le irregolarità dell’asse terrestre favorirebbero l’innescamento di terremoti e eruzioni soprattutto alle medie latitudini 

La superficie della Terra è continuamente deformata da diversi fenomeni, quali le maree lunisolari, dovuti a cambiamenti nella velocità di rotazione terrestre e nella direzione dell’asse attorno al quale gira.
Secondo un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università Sapienza di Roma e dell’Osservatorio di Parigi, la rotazione del Pianeta, e in particolare le sue irregolarità, potrebbero influenzare l’attività vulcanica, favorendo l’innescamento di terremoti e eruzioni.

Lo studio nel dettaglio

Per giungere a queste conclusioni, descritte sulla rivista specializzata Geophysical Research Letters, gli esperti, coordinati da Gianluca Sottili, docente di Vulcanologia alla Sapienza, e Sebastien Lambert, dell'Osservatorio di Parigi, hanno analizzato l’effetto delle irregolarità e delle oscillazioni dell’asse terrestre sull’attività dell’Etna. Per farlo si sono serviti degli strumenti di ultima generazione presenti presso l’Osservatorio di Parigi, che, come ha spiegato Gianluca Sottili, sono in grado di rivelare irregolarità impercettibili, altrimenti impossibili da identificare.
L’asse di rotazione della Terra non è sempre perfettamente allineato con il Polo Nord e il Polo Sud.
Per questo motivo, come rivelato dall’esperto, i ricercatori hanno voluto concentrare i propri studi “sull’effetto di queste irregolarità e delle oscillazioni dell'asse terrestre che si manifestano ogni 6,4 anni”. Sono così riusciti a scoprire che il loro impatto sarebbe più accentuato alle medie latitudini: proprio dove è situato l’Etna.

I risultati dello studio

"Abbiamo così osservato che negli ultimi decenni è avvenuto un incremento della sismicità e un significativo aumento del magma in ogni eruzione, in corrispondenza di queste oscillazioni nella rotazione", ha spiegato Gianluca Sottili.
Il prossimo passo sarà quello di comprendere perché il vulcano siciliano “sia sensibile a questi fattori orbitali e se si comportano così tutti i vulcani che si trovano alle medie latitudini oppure solo quelli che hanno un determinato tipo di attività vulcanica, simile a quella dell'Etna”.
I ricercatori sottolineano che nonostante l’importanza dei risultati del loro studio, quanto scoperto non aiuterà a prevedere l’attività dell’Etna, in quanto la distanza tra l’asse geografico terrestre e quello di rotazione rimane al massimo per un lungo lasso di tempo. 

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