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Con la sabbia del Sahara la neve delle Alpi si scioglie prima

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2' di lettura

Un team di ricercatori, coordinato da Biagio Di Mauro dell’Università di Milano-Bicocca, ha valutato l’effetto delle polveri sulla copertura nevosa, simulando il fenomeno a Torgnon, in Aosta, in un’area sperimentale situata a 2.160 metri di altezza 

La sabbia del Sahara accelera lo scioglimento della neve sulle Alpi.
A sostenerlo è uno studio condotto grazie alla collaborazione dei ricercatori di Arpa Valle d'Aosta, del dipartimento di Scienze dell'ambiente e della terra dell'Università di Milano-Bicocca, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, di Météo-France (Univ. Grenoble Alpes e Cnrs) e del Max Planck Institute, in Germania. Il fenomeno sarebbe provocato dal colore rossastro della sabbia, che posandosi sulla neve ne scurisce la colorazione, compromettendo la sua capacità di riflessione e determinando un maggior assorbimento della luce.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere lo studio ‘Saharan dust events in the European Alps: role in snowmelt and geochemical characterization’, pubblicato sulla rivista The Cryosphere, gli esperti, coordinati da Biagio Di Mauro dell’Università di Milano-Bicocca, hanno valutato l’effetto delle polveri del Sahara sulla neve, simulando il fenomeno che avviene sulla Alpi, a Torgnon, in Aosta. Sfruttando un’area sperimentale situata a 2.160 metri di altezza, i ricercatori hanno dimostrato che negli anni con intense deposizioni di polveri dal Sahara si verifica un’accelerazione dello scioglimento delle nevi.
In particolare, nella stagione del 2015-2016, la copertura nevosa è scomparsa circa un mese prima del previsto: ”pari a un quinto della stagione nivale”.

Messa alla prova la copertura nevosa nelle Alpi

Si tratta di un ulteriore elemento a sfavore per la resistenza della neve delle Alpi, che deve già fare i conti con altri ostacoli, quali la scarsità delle precipitazioni invernali e le alte temperature delle stagioni calde.
"Studi come questi sono importanti per valutare l'accuratezza dei modelli idrologici e per stimare l'effetto delle deposizioni di polvere sahariana sulla fusione della neve e del ghiaccio nelle Alpi”, spiega Roberto Colombo, esperto dell’Università di Milano-Bicocca. “In futuro, questi studi saranno applicati ad immagini satellitari come quelle del sensore Prisma, recentemente lanciato in orbita dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi)”.

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