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Groenlandia, lo scioglimento dei ghiacci è più veloce del previsto

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2' di lettura

È quanto emerge da uno studio recentemente pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science 

Un nuovo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Science, ha dimostrato che in Groenlandia il ghiaccio si sta sciogliendo più velocemente di quanto si pensasse. I dati raccolti dai satelliti Grace (Gravity Recovery and Climate Experiment) della Nasa hanno rivelato che tra il 2003 e il 2013 è avvenuta un’ingente perdita del ghiaccio che compone la banchisa ancora alla terra nella regione sudoccidentale dell’isola, quasi del tutto priva di ghiacciai.

Le cause dello scioglimento

Il team di ricerca guidato da Michael Bevis, ricercatore della Ohio State University, ha scoperto che lo scioglimento della calotta di ghiaccio in Groelandia non è causato solo dal riscaldamento globale, ma anche dalle fasi negative dell’Oscillazione Nord Atlantica (Nao), le quali dal 2000 portano a delle estati particolarmente calde sul lato occidentale dell’isola. “Queste oscillazioni si sono sempre verificate, ma solo negli ultimi anni hanno causato un ingente scioglimento dei ghiacci”, spiega il professor Bevis. “Ciò è dovuto all’aumento della temperatura atmosferica causato dal riscaldamento globale”.
Questa scoperta indica che in futuro lo scioglimento della banchisa nella regione sudoccidentale della Groenlandia potrebbe causare un incremento del livello dei mari. Inoltre, Jason Box, glaciologo della Geological Survey di Danimarca e Groenlandia, chiarisce che ora l’area è il punto più suscettibile a eventi atmosferici ricorrenti come El Niño. L’esperto spiega che basta un aumento della temperatura atmosferica di 1 grado celsius per causare lo scioglimento della calotta glaciale dell’isola. Ogni ulteriore incremento raddoppia la quantità di ghiaccio che si scioglie.

Lo stop del 2013

Nel 2013, lo scioglimento dei ghiacci nella regione sudoccidentale della Groenlandia si è fermato. Sfortunatamente i satelliti Grace hanno smesso di raccogliere dati nel 2016, dunque è al momento impossibile stabilire se la ‘pausa’ è ancora in corso o meno. Secondo Andrew Shepherd, professore dell’Università di Leeds, lo studio condotto dal team di Bevis è arrivato molto vicino a spiegare per quale ragione lo scioglimento si è interrotto nel 2013, ma l’assenza di dati successivi al 2016 ha impedito ai ricercatori di ottenere una comprensione completa del fenomeno.

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