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Il genoma del pesce Nemo svela i segreti della barriera corallina

Foto di archivio
1' di lettura

Un team internazionale di studiosi è riuscito nell’ardua impresa di realizzare una mappatura del corredo cromosomico dell’esemplare più popolare degli oceani 

Presto verranno svelati tutti i segreti della barriera corallina e delle specie marine che la popolano.
Recentemente, un team internazionale di studiosi è riuscito nell’ardua impresa di realizzare una mappatura del genoma di Nemo, l’esemplare più popolare degli oceani. La scoperta si deve alla collaborazione tra la King Abdullah University of Science and Technology (Kaust), in Arabia Saudita e la James Cook University, in Australia.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Molecular Ecology Resources, arricchisce la scienza di dati capaci di svelare le reazioni che i pesci attuano in risposta a tutti i cambiamenti ambientali, che influiscono sulla vita delle specie marine.
"Il genoma fornisce un modello fondamentale per capire ogni aspetto della biologia dei pesci del reef. Contiene 26.597 proteine codificanti. È come il mosaico più grande del mondo, ci vuole pazienza e tempo per assemblarlo”, spiega Robert Lehmann, l’autore principale della ricerca dell'Ateneo saudita. Questo studio, a detta del Professor David Miller della James Cook University, ha permesso la realizzazione di una tra le più complete mappature genetiche mai realizzate su un pesce.

Un modello per la ricerca

Il pesce pagliaccio, scientificamente denominato Amphiprion ocellaris, è uno degli essere viventi marini più studiati dagli esperti. Questa specie ha avuto un ruolo fondamentale nella ricerca degli aspetti ecologici, ambientali ed evoluzionistici dei pesci del reef.
“Nemo è un modello per lo studio del cambiamento di sesso negli animali marini. Inoltre, ci ha aiutato a comprendere modelli di disseminazione di larve nei pesci della barriera corallina ed è la prima specie per la quale è dimostrato che il comportamento non aggressivo dei predatori nei suoi confronti potrebbe essere causato dall'acidificazione degli oceani”, commenta il Dottor Philip Munday della James Cook.

Pigmentazione funzionale all’identificazione tra le specie

L’Amphiprion ocellaris deve il nome alla particolare colorazione che lo contraddistingue. Quest’ultima è determinata dal melanismo, un eccesso di pigmentazione, e varia dal rosa, al giallo, all’arancione scuro. Un recente studio, condotto dal Centro Nazionale di ricerca scientifica francese ha svelato che la sua pigmentazione è funzionale a una corretta identificazione tra le differenti specie.

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