Un batterio comune e innocuo, la Wolbachia, abbatte di circa il 90% la capacità della zanzara tigre di produrre uova fertili. È il risultato della prima sperimentazione europea della "Tecnica del maschio incompatibile", condotta al centro Enea Casaccia di Roma con Google e la Sapienza. Un'alternativa agli insetticidi contro l'insetto che veicola dengue, chikungunya e Zika
Ridurre di circa il 90% la capacità della zanzara tigre di generare uova fertili, quelle destinate a sopravvivere all'inverno e a far ripartire la popolazione nella stagione successiva. È il risultato della prima fase di una campagna sperimentale condotta al Centro ricerche Enea Casaccia, alle porte di Roma: una piattaforma testata per la prima volta in Europa che sfrutta un batterio per colpire la fertilità dell'insetto, senza ricorrere agli insetticidi chimici.
Come funziona la tecnica del maschio incompatibile
Il metodo si chiama "Tecnica del maschio incompatibile" e punta a ridurre in modo naturale la fertilità delle femmine selvatiche. Il principio è il rilascio in ambiente di grandi quantità di maschi che, grazie alla simbiosi con la Wolbachia (un batterio molto diffuso e del tutto innocuo) diventano riproduttivamente incompatibili con le femmine presenti sul territorio. Dopo l'accoppiamento, le uova prodotte da quelle femmine risultano sterili. Più alto è il numero di maschi rilasciati, maggiore è l'impatto sulla capacità dell'intera popolazione di moltiplicarsi. Nella prima parte del test la riduzione osservata delle uova fertili ha raggiunto l'88%. La sperimentazione nasce dalla collaborazione tra Enea, Google (con il progetto Debug) e la Sapienza Università di Roma. Il vantaggio, sottolineano i ricercatori, è la selettività: l'intervento agisce soltanto sulla zanzara tigre, senza effetti sugli altri insetti.
"Alternativa concreta agli insetticidi"
"Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre un'alternativa concreta all'uso massiccio di insetticidi chimici", spiega Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio agricoltura 4.0 dell'Enea. "Il risultato osservato è particolarmente rilevante perché ridurre in modo stabile la presenza di zanzare in grado di veicolare virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, in particolare nei contesti urbani e periurbani più esposti". Il ricercatore aggiunge di attendersi che "la ripresa delle attività nel 2026 amplifichi ancora di più questo effetto positivo".
Approfondimento
Perché le zanzare pungono alcune persone e altre no
Perché la zanzara tigre preoccupa: i numeri in Italia
La zanzara tigre (Aedes albopictus) è una specie invasiva che, oltre a essere un fastidio per cittadini e lavoratori, può trasmettere virus di malattie come Dengue, Chikungunya e Zika, in aumento in Europa. Un rischio confermato dai dati del sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall'Istituto superiore di sanità. Nel corso del 2025 in Italia sono stati registrati 472 casi confermati di chikungunya, di cui 384 autoctoni, senza alcun decesso. Sempre nel 2025 i casi di dengue sono stati 223, in gran parte legati a viaggi all'estero ma con 4 contagi autoctoni, mentre i casi di Zika confermati sono stati 5, tutti importati. Un quadro che, secondo gli esperti, è destinato a essere influenzato dall'innalzamento delle temperature, che amplia le aree adatte alla proliferazione del vettore.
Dengue, chikungunya e Zika: come si riconoscono
Le tre arbovirosi trasmesse dalla zanzara tigre hanno decorsi in parte sovrapponibili, ma con tratti distintivi. La dengue si manifesta con febbre alta improvvisa, forte mal di testa (spesso dietro gli occhi), dolori muscolari e articolari, nausea ed eruzioni cutanee; nella maggior parte dei casi si risolve in una settimana, ma le forme gravi possono provocare complicazioni emorragiche. La chikungunya, il cui nome, in lingua swahili, indica "ciò che curva", è caratterizzata da febbre e da dolori articolari così intensi da limitare i movimenti, che in alcuni casi si protraggono per settimane o mesi. L'infezione da Zika ha in genere sintomi più lievi (febbre moderata, congiuntivite, dolori muscolari, rash), ma è particolarmente insidioso in gravidanza per il rischio di malformazioni al feto. Per tutte e tre non esistono terapie specifiche: la cura è di supporto e la prevenzione passa dalla protezione dalle punture e dall'eliminazione dei ristagni d'acqua.