Le stagioni sono cambiate, tutta ‘colpa’ dell’uomo

Scienze
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L’aumento dei gas serra nella troposfera ha generato un’alterazione del ciclo stagionale: soprattutto in Europa la differenza fra estate e inverno si è accentuata

'Non ci sono più le mezze stagioni' non è solo uno dei luoghi comuni più utilizzati ed inflazionati ma, purtroppo, è anche lo specchio della realtà. L'impronta che l'uomo sta lasciando sulla Terra, infatti, ha inciso anche sui cicli delle stagioni, alterandoli in maniera concreta. E' quanto emerge dai dati raccolti dai satelliti negli ultimi 40 anni, relativi alle variazioni della temperatura nella fascia più bassa dell'atmosfera, la troposfera. Esistono luoghi nel mondo, ad esempio in Europa, in cui il ciclo delle stagioni è sufficientemente ampio: in inverno la colonnina del mercurio precipita spesso sotto lo zero, mentre in estate si impenna anche oltre i 40 gradi. In altre regioni, invece, la forbice fra estate e inverno si restringe notevolmente: alle Hawaii, a esempio, per quasi tutto l'anno si registrano temperature attorno ai 27 gradi centigradi.

Tutta colpa dei gas serra

Secondo uno studio coordinato da Benjamin D. Santer del Lawrence Livermore National Laboratory e pubblicato su Nature, la colpa dell'alterazione del ciclo stagionale sarebbe da attribuirsi ai gas serra. Soprattutto nelle medie latitudini, l'anidride carbonica, il metano, l'ossido nitrico, l'ozono e i gas di origine esclusivamente antropogenica avrebbero inciso in maniera più evidente sul regolare processo naturale. "Nella zona temperata, ovvero l'area geografica compresa tra i 30 e i 60 gradi di latitudine, gli inverni sono un po' più freddi e le estati più calde - spiega Antonio Navarra, Direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) -. In sostanza, i risultati di questo studio evidenziano come la differenza fra estate e inverno sia aumentata, perché questo ciclo è diventato più ampio".

La Terra si scalda troppo velocemente

L'effetto di questa alterazione del ciclo stagionale si sta ripercuotendo sulla Terra. Secondo un'indagine condotta al Centro Nazionale per le Ricerche Atmosferiche, NCAR di Boulder nel Colorado, infatti, il riscaldamento globale starebbe procedendo a velocità più alta di quanto preventivato: addirittura superiore del 13%. In particolare, dalle ricerche è emerso come, dal 1992, la velocità di surriscaldamento sia quasi due volte più elevata rispetto agli anni successivi al 1960. Sempre secondo il NCAR, a causa della grande capacità termica dell’acqua, più del 90% del calore intrappolato sarebbe stato immagazzinato dagli oceani, penetrando sempre più in profondità.

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