Dalle Dolomiti la lucertola più antica del mondo

Una ricorstruzione 3D della Megachirella che si avventura tra la vegetazione (foto Davide Bonadonna)
4' di lettura

Una ricerca internazionale condotta su un fossile di Megachirella wachtleri rinvenuto all'inizio del secolo ha permesso di retrodatare la comparsa degli squamati di 75 milioni di anni

L’origine di lucertole e serpenti va retrodatata di circa 75 milioni di anni. È quanto emerge dalla ricerca paleontologica internazionale "The origin of squamates revealed by a Middle Triassic lizard from the Italian Alps" che, grazie alle ultime tecniche nel campo dell’analisi 3D, è risucita a risalire alle origini di un piccolo rettile, il "Megachirella wachtleri", vissuto circa 240 milioni di anni fa nelle attuali Dolomiti.

La ricostruzione temporale

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, è stato condotto da un team di ricerca composto, fra gli altri, dal Museo delle scienze di Trento, dal Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam di Trieste, dal Centro Fermi di Roma ed Elettra - Sincrotrone di Trieste. Insieme ai colleghi canadesi, gli scienziati italiani sono partiti dal fossile di un rettile rinvenuto quasi 20 anni fa nelle Dolomiti e oggi analizzato grazie alle tecniche della ricostruzione delle parentele evolutive. I dati ottenuti dal reperto, tramite tecniche di ricostruzione tridimensionale (3D) e analisi delle sequenze di dna, hanno suggerito che l'origine degli "squamati", ovvero il gruppo comprendente lucertole e serpenti, sia ancora più antica rispetto a quella nota. Gli scienziati hanno ipotizzato che la comparsa di questi rettili sia da collocarsi a oltre 250 milioni di anni fa, prima della più profonda estinzione di massa della storia. Per questo motivo, l'esemplare di "Megachirella wachtleri" può essere considerata la madre di tutte le lucertole. "L'esemplare è 75 milioni di anni più vecchio di quelle che pensavamo fossero le più antiche lucertole fossili al mondo - ha spiegato Tiago Simões, dell'Università di Alberta, Canada, primo autore della ricerca - e fornisce informazioni preziose per comprendere l'evoluzione di tutti gli squamati, viventi ed estinti".

L'analisi in 3D della lucertola

Rinvenuto nei primi anni Duemila nelle Dolomiti del Trentino Alto Adige, il fossile era stato interpretato come appartenente a quello di un enigmatico rettile simile a una lucertola. L’impossibilità di estrarre il reperto dalla roccia non aveva tuttavia consentito di ricostruire con precisione le sue parentele evolutive rispetto agli altri rettili. Per comprenderne meglio l'anatomia, l'esemplare è stato analizzato mediante microtomografia computerizzata a raggi X (microCT) presso il Laboratorio Multidisciplinare dell’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) in collaborazione con Elettra - Sincrotrone Trieste. La tecnica di microCT, simile ai sistemi TAC ospedalieri, consente di produrre un modello 3D virtuale delle parti esterne e interne dei campioni analizzati con risoluzione micrometrica. Permette inoltre di separare virtualmente componenti diverse, come ad esempio un fossile dalla sua matrice rocciosa. I dati ottenuti sono stati integrati nel più grande dataset mai compilato comprendente lucertole, serpenti e loro stretti parenti e analizzati grazie a metodi all'avanguardia. E così il rettile è stato con precisione collocato sull’albero della vita, risultando essere il più antico squamato conosciuto. "Questo piccolo rettile, che credo possa a buon titolo essere considerato tra i più importanti resti fossili mai rinvenuti nel nostro Paese, sarà da oggi un riferimento per i paleontologi e per tutti coloro i quali studieranno o racconteranno l’evoluzione dei rettili", ha sottolineato Massimo Bernardi, paleontologo del Muse di Trento.

L'Italia sulla copertina di Nature

Grazie alla spettacolare ricostruzione di"Megachirella" in vita, realizzata dal pluripremiato paleoartista milanese Davide Bonadonna, la ricerca ha inoltre conquistato la copertina della rivista Nature, che da vent’anni non dedicava ad un fossile italiano la propria prestigiosa immagine di apertura. "Quando i colleghi del Muse hanno portato a Elettra il fossile di Megachirella ero entusiasta per questa opportunità e al tempo stesso consapevole delle difficoltà tecniche che un’analisi mediante microCT poteva comportare", racconta Lucia Mancini, ricercatrice presso il Centro di ricerca internazionale Elettra. Per Federico Bernardini, ricercatore dell’ICTP e del Centro Fermi, "appena abbiamo visualizzato i risultati dell’analisi ci siamo resi conto che eravamo i primi, dopo milioni di anni, a poter osservare la faccia ancora nascosta di Megachirella, ossia quella inglobata nella roccia: una grande emozione".

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