Trovati resti di asteroide largo un chilometro caduto sulla Terra

L'asteroide avrebbe colpito la Terra circa 800mila anni fa (Getty Images)
3' di lettura

Un team di ricerca della Curtin University di Perth, in Australia, ha analizzato tre reperti scoprendo che sono composti da un minerale raro e da zirconi che si formano solo ad altissime pressioni, motivo per il quale ritengono facessero parte del corpo celeste

Circa 800mila anni fa, un asteroide del diametro di circa un chilometro ha colpito la Terra in una zona compresa tra Sud-Est asiatico, Australia e Antartide. La prova di questo evento è stata rinvenuta da un team di ricerca della Curtin University di Perth, secondo il quale alcuni frammenti vetrosi trovati in Thailandia sarebbero stati parte del corpo celeste che ha impattato il nostro pianeta in un luogo ancora imprecisato. L’asteroide, secondo lo studio coordinato da Aaron Cavosie e pubblicato sulla rivista Geology, sarebbe stato il protagonista dell’ultimo grande schianto avvenuto sulla Terra, in grado di spargere detriti su un decimo della superficie del nostro pianeta. 

Frammenti omposti da un minerale raro

Oltre ai tre detriti utilizzati per l’analisi chimica, sono stati trovati altri frammenti "simili", i più grandi dei quali pesano 20 chilogrammi, in una vasta area compresa tra Asia, Australia e Antartide. Nello specifico, analizzando la composizione chimica di tre reperti thailandesi, i ricercatori hanno individuato la presenza del reidite, un minerale raro, e di zirconi che si formano solo ad altissime pressioni. Elementi che hanno consentito agli studiosi di ipotizzare che i frammenti scoperti provengano da alcune delle aree più prossime al punto dell’impatto.

L'impatto sul clima

Lo studio, inoltre, ha sviluppato un complesso calcolo che, partendo dalla distribuzione dei resti e dalle pressioni necessarie per la formazione dei due minerali, è arrivato alla conclusione che l'asteroide potesse avere un diametro di un chilometro e che nell’impatto abbia creato un cratere largo circa 100. La potenza devastante dell’evento avrebbe avuto ricadute addirittura sul clima: una collisione di questa entità, infatti, avrebbe scagliato nell'atmosfera una quantità di materiali tale da bloccare la luce del Sole per mesi o anni.

Cratere non ancora localizzato

Aaron Cavosie, come riporta la rivista Science, ha spiegato che il suo team non è ancora stato in grado di individuare il punto esatto della collisione, nonostante le dimensioni e l'età relativamente recente del cratere. "La mancata individuazione del punto d'impatto – ha chiarito all’Ansa Giovanni Valsecchi, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) -  potrebbe essere dovuta al fatto che ci sono zone della superficie della Terra che vengono rimodellate con più frequenza da eventi geologici e atmosferici". Inoltre, secondo lo scienziato, l'area potenzialmente interessata è talmente vasta che ci vorrà molto tempo, oltre che numerosi mezzi a disposizione, per ispezionarla. 

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