L'attivista che da anni racconta sui social la sua malattia, è intervenuta a “Endometriosi - Beyond Pain. Diritti. Scienza. Stili di vita”, il più grande convegno italiano dedicato questa patologia: “La mia storia è straziante ma non speciale, perché è la storia di moltissime, visto che per avere una diagnosi si aspettano in media dai 7 ai 10 anni”
Giorgia Soleri, l'attivista che da anni racconta sui social la sua malattia, è intervenuta a “Endometriosi - Beyond Pain. Diritti. Scienza. Stili di vita”, il più grande convegno italiano dedicato questa patologia cronica e invalidante che si è tenuto a Roma nella giornata internazionale dedicata all’endometriosi. Soleri racconta i suoi anni di ritardo diagnostico: “La mia storia è straziante ma non speciale, perché è la storia di moltissime, visto che per avere una diagnosi si aspettano in media dai 7 ai 10 anni”. L’evento è stato organizzato da La voce di una è la voce di tutte, AEndo, Endo Care, Endometriosi: Firma Adesso!, EndoElba e ScoprEndo.
"Sono arrabbiata perché la mia vita si divide in un prima e un dopo: prima il dolore e dopo il dolore (..). Infatti quando a 14 anni mi sono venute le mestruazioni per la prima volta non avrei mai immaginato che quel momento sarebbe diventato l’inizio della mia condanna. Come non immaginavo che quelli che comunemente vengono definiti gli anni più belli mi sarebbero stati portati via con tanta spaventosa violenza. Ho passato mesi, anni, più di un decennio a vivere quell’appuntamento mensile con una paura densa e rossa come il sangue che perdevo per altri 10 giorni di fila e in quantità tali da dovermi mettere una sveglia ogni due ore per evitare di sporcarmi e sporcare le cose intorno a me, vomitando per il dolore, tremando per il dolore, svenendo per il dolore. Ho passato mesi, anni, più di un decennio facendo accessi al pronto soccorso, passando da uno studio medico all’altro, da quello pubblico a quello privato senza mai ottenere una risposta. Nel frattempo al dolore si è aggiunto altro dolore, mi ritrovavo spesso a trovare sangue nelle urine e operazioni considerate normali come andare a correre, avere rapporti sessuali erano diventate una lotta con il mio corpo. Ho passato mesi, anni, più un decennio a vagare come un pellegrino da specialisti più o meno rinomati psicologi, psichiatri, guaritori non tradizionali e tutta una schiera di professionisti della salute e del benessere senza mai trovare una soluzione. Durante il primo lockdown le mie viscere ormai provate hanno deciso di far male ancora più intensamente e io ero lucidamente consapevole di non avere le energie per sopportare a lungo. Ho passato ogni attimo di quegli assurdi mesi seduta su una tavoletta del cesso piangendo stringendo i denti e infilandomi le unghie nelle carne per provare a non sentire quelle gocce di urina intrise di sangue che uscivano dalla mia vescica come una coltellata. Così ho provato a cercare risposte dove non avevo mai pensato. La routine era aprire le pagine del motore di ricerca, digitare i sintomi che ormai conoscevo a memoria e leggere ogni link delle prime dieci pagine cercando di incastrare tutti i risultati e ci sono riuscita. Quello che non sapevo in quel momento era che nella mia storia così straziante non c’era niente di speciale. Infatti tra settembre 2020 e marzo 2021 ho ricevuto le mie prime diagnosi: endometriosi, adenomiosi, vulvodinia e neuropatia del pudendo con un ritardo di 11 anni dall’inizio del dolore, perfettamente in linea con la media che si aggira tra i 7 e i 10 anni"
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