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Vitamina D: alleata della memoria, ma peggiora i riflessi se eccessiva

I titoli di Sky TG24 delle 13 del 18/03

3' di lettura

Un nuovo studio evidenzia i rischi dati da un’assunzione esagerata di vitamina D negli over 50: aumenta i tempi di reazione, con un maggiore rischio di cadute e fratture per gli anziani

La vitamina D può divenire una preziosa alleata per l’organismo, ma facendo attenzione alle quantità. Utile per il benessere delle ossa, per la memoria e il sistema immunitario, la sostanza rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio se assunta in dosi eccessive, peggiorando i riflessi. Un nuovo studio della Rutgers University si è proposto di analizzare i benefici della vitamina D, che si ottiene sia dagli alimenti che tramite integratori, facendo però luce anche su qualche ‘effetto collaterale’ non conosciuto. Secondo i risultati pubblicati su Journals of Gerontology, un’assunzione eccessiva sarebbe infatti legata ad alcuni rischi a livello motorio, specialmente nelle persone anziane.

Vitamina D in tre dosaggi diversi

L’assunzione di vitamina D è in molti casi comune tra le donne in menopausa, a cui viene consigliata per combattere l’osteoporosi. Partendo da studi precedenti che associavano dosi eccessive della sostanza con un maggior rischio di caduta, i ricercatori hanno provato a studiare il legame in maniera più approfondita nei soggetti adulti o avviati verso la terza età, uno dei campioni di riferimento più utili visto che la vitamina D è oltretutto nota per gli effetti positivi sulle funzioni cognitive. Il team di ricerca ha quindi chiesto a tre gruppi, ognuno dei quali comprendeva donne dai 50 ai 70 anni in sovrappeso o obese, di assumere per un anno la vitamina D in dose raccomandata (600 unità internazionali) o in quantità eccessive 2000 e 4000 UI.

Migliora la memoria ma peggiora i riflessi

Secondo quanto affermano i ricercatori nello studio, le donne che hanno assunto la dose eccessiva di 2000 UI hanno mostrato importanti miglioramenti nella memoria e nell’apprendimento, al contrario di coloro che hanno consumato la vitamina D nel dosaggio più alto. Tuttavia, in entrambi i gruppi è stato registrato un peggioramento dei riflessi, con l’aumento dei tempi di reazione. Sue Shapses, tra gli autori dello studio, spiega che “molta gente pensa che vitamina D sia meglio, ma questa ricerca mostra che non è sempre così”. Questi effetti motori causati da una quantità eccessiva della sostanza potrebbero infatti “potenzialmente aumentare il rischio di cadute e fratture”, specie nei soggetti più anziani. I ricercatori puntano ora a nuovi studi che confermino quanto osservato, per stabilire con certezza, a seconda dell’età, quali siano i limiti da non superare perché la vitamina D continui a giocare un ruolo fondamentale sia nella salute delle ossa che nelle funzioni cognitive, senza rappresentare un pericolo. 

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