Health, protesi e robotica: la nuova frontiera della chirurgia in ortopedia

Salute e Benessere
Raffaella Cesaroni

Raffaella Cesaroni

Ortopedia sempre più precisa e personalizzata grazie a robotica e tecniche mini‑invasive. Nella seconda parte focus su una patologia ancora troppo sottovalutata: l’insonnia cronica, che colpisce milioni di italiani e impatta profondamente sulla salute e sulla qualità della vita

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Non è più solo una questione di “sostituire” un’articolazione compromessa, ma di restituire al paziente autonomia, funzionalità e qualità della vita. L’ortopedia moderna è sempre più orientata verso un approccio personalizzato, reso possibile dall’integrazione tra competenze cliniche e innovazione tecnologica. Temi al centro della puntata di Health, con il Prof. Rocco Papalia, Rettore dell’Università Campus Bio‑Medico di Roma e Direttore Ortopedia Policlinico Campus Bio‑Medico e il Prof. Umile Giuseppe Longo, Responsabile Traumatologia dello Sport Policlinico Campus Bio‑Medico.

L’intervento su misura

Il primo nodo riguarda l’indicazione all’intervento. “La protesi diventa necessaria quando dolore e limitazione funzionale non sono più gestibili con terapie conservative e incidono in modo significativo sulla vita quotidiana” - spiega Papalia. “Oggi però abbiamo la possibilità di intervenire in modo sempre più mirato, valutando attentamente il profilo del paziente e scegliendo soluzioni su misura” – aggiunge. Un cambio di paradigma che passa anche dall’innovazione tecnologica. “La chirurgia robotica è una rivoluzione culturale prima ancora che tecnologica” - sottolinea Longo. Che aggiunge: “Non è il robot a operare, ma il chirurgo che utilizza uno strumento estremamente preciso, capace di guidarlo nella pianificazione e nell’esecuzione dell’intervento”.

Innovazione e rivoluzione

I vantaggi sono concreti e sempre più documentati: maggiore precisione nel posizionamento delle protesi, minore invasività, riduzione del dolore post‑operatorio e tempi di recupero più rapidi. “Significa tornare prima a camminare, a lavorare, a vivere” - aggiunge Papalia - ed è questo il vero indicatore di successo di un intervento ortopedico oggi”. Uno degli aspetti più innovativi riguarda il concetto di personalizzazione. Nel caso del ginocchio, ad esempio, si parla sempre più di allineamento “su misura”. “Non esiste più un unico modello valido per tutti - precisa Longo - l’obiettivo è rispettare l’anatomia individuale del paziente, per migliorare stabilità, funzione e durata dell’impianto”. Lo stesso vale per l’anca, dove le tecniche mini‑invasive – come l’approccio anteriore – consentono di ridurre il trauma chirurgico e accelerare la ripresa. E poi ci sono i materiali: sempre più resistenti, biocompatibili e progettati per durare nel tempo, anche in pazienti più giovani e attivi. “Il futuro della chirurgia protesica sarà sempre più orientato alla personalizzazione e all’integrazione dei dati - conclude Papalia - ma la tecnologia non sostituirà mai il ruolo del medico: sarà uno strumento per migliorare le decisioni e i risultati”. Un’evoluzione che racconta una medicina capace di adattarsi alle persone, e non il contrario. 

Insonnia cronica, una patologia diffusa ma ancora invisibile

Dall’innovazione in sala operatoria a una condizione molto meno visibile, ma altrettanto impattante: l’insonnia cronica. Un disturbo spesso banalizzato, che invece oggi viene riconosciuto come una patologia vera e propria, con effetti profondi sulla salute individuale e collettiva. “È importante chiarire che non parliamo di qualche notte insonne, ma di una condizione persistente che dura almeno tre mesi e si manifesta per più notti a settimana”, spiega il Prof. Lino Nobili, Presidente AIMS – Accademia Italiana di Medicina del Sonno. “In questi casi l’insonnia diventa una patologia autonoma che deve essere diagnosticata e trattata” – aggiunge.

I numeri dell’insonnia cronica

I dati raccontano la dimensione del fenomeno: in Italia riguarda circa 13,4 milioni di persone, con una prevalenza maggiore nelle donne e nelle fasce di età più avanzate. Ma l’impatto va ben oltre la diffusione. “Il sonno non è una pausa, è una funzione biologica essenziale”, osserva la Prof.ssa Carolina Lombardi, Direttore Centro Medicina del Sonno dell’Auxologico di Milano. “Quando viene compromesso in modo cronico, le conseguenze si riflettono su memoria, attenzione, equilibrio emotivo e qualità della vita” – continua. Oltre il 60% dei pazienti riferisce un impatto significativo sul benessere psicologico, mentre quasi la metà segnala ripercussioni sulla vita sociale. A questo si aggiungono problemi cognitivi, come difficoltà di concentrazione e memoria, che incidono direttamente sulla vita quotidiana. “Le ricadute si vedono anche in ambito lavorativo” - sottolinea Lombardi. Che aggiunge: “Riduzione delle performance, maggiore stanchezza, difficoltà decisionali: tutto contribuisce a un calo generale della produttività”.

L’insonnia cronica e le altre malattie

Non solo: l’insonnia cronica è associata a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, ictus, depressione e persino demenza. E ha implicazioni anche sul piano della sicurezza, con un rischio più elevato di incidenti stradali legati alla sonnolenza. Eppure, nonostante questi dati, resta ampiamente sottodiagnosticata. “Solo una minoranza dei pazienti riceve una diagnosi e ancora meno accede a un trattamento adeguato”, evidenzia il Prof. Claudio Leonardi, Presidente SIPaD – Società Italiana Patologie da Dipendenza. “In molti casi si ricorre a soluzioni temporanee, senza affrontare il problema alla radice” – aggiunge.

I costi per il Servizio Sanitario Nazionale

Il risultato è una gestione spesso inadeguata, che cronicizza il disturbo e amplifica le sue conseguenze. Anche sul piano economico: il costo stimato in Italia è di circa 14 miliardi di euro l’anno, tra spese sanitarie dirette e costi indiretti legati alla perdita di produttività e agli incidenti. Negli ultimi mesi, l’attenzione istituzionale è cresciuta, con proposte per riconoscere l’insonnia cronica come malattia invalidante e inserirla tra le priorità di salute pubblica. Un segnale importante, perché – come sottolineano gli esperti – la sfida è prima di tutto culturale: riconoscere che dormire bene non è un optional, ma una condizione fondamentale per la salute.

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