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Aifa, nel 2018 è aumentato l'uso di antibiotici in Italia: spesso è inappropriato

Salute e Benessere
Immagine di archivio (Getty Images)

Il rapporto ‘L’uso di antibiotici in Italia 2018’ mostra un lieve incremento nel consumo di questi farmaci, che spesso vengono utilizzati per trattare patologie che non li richiedono, con il rischio di favorire l’antibiotico resistenza 

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Nonostante l’allarme dei batteri sempre più resistenti, nel 2018 l’Italia ha fatto registrare un aumento, seppur lieve, nell’uso di antibiotici, compresi quelli acquistati privatamente dai cittadini. In modo particolare preoccupa l’utilizzo inappropriato di questi farmaci, che supera il 30% e viene considerato una delle maggiori cause dell’antibiotico resistenza. I dati emergono dal rapporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ‘L’uso degli antibiotici in Italia 2018’, presentato a Roma a conclusione della settimana mondiale dell’Oms sull’utilizzo consapevole degli antibiotici. Il report offre una fotografia relativa al consumo di questi medicinali nel Paese, contribuendo a evidenziare le criticità da correggere.

Aifa, uso inappropriato di antibiotici oltre il 30%

Il consumo di antibiotici in Italia nel 2018 è cresciuto dello 0,5%, passando a 21,4 dosi ogni mille abitanti rispetto alle 20,9 dosi del 2017. Al di là del leggero incremento, uno dei dati più critici riguarda il picco nel consumo osservato nel mese di gennaio, con 24 dosi, legato all’intensificarsi dei sintomi influenzali. Tuttavia, secondo l’Aifa, questi ultimi non richiederebbero il ricorso agli antibiotici fatta eccezione per alcune complicanze batteriche: di conseguenza, “l'aumento così significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è una spia di una inappropriatezza nei consumi”. Più specificamente, il rapporto afferma che “l’impiego inappropriato di antibiotici supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, a eccezione della bronchite acuta”.

Antibiotici, le differenze regionali nel consumo

Il consumo inappropriato di antibiotici è apparso più evidente nel Sud e nelle isole, le stesse regioni che hanno fatto registrare nel 2018 circa 20,4 dosi al giorno per mille abitanti a carico del Servizio Sanitario Nazionale, una quantità nettamente superiore rispetto alle 12,7 dosi del Nord e le 16,9 del Centro. In virtù di una epidemiologia non così diversa in queste aree italiane, anche la variabilità regionale potrebbe essere secondo Aifa “indice di possibile inappropriatezza d’uso”. Oltre al fattore geografico, le differenze nel consumo di antibiotici sono legate anche all’alternarsi delle stagioni, all’età e al genere. Le 11,4 dosi giornaliere per mille abitanti di agosto crescono durante l’inverno fino a toccare le 24 dosi di gennaio; le malattie infettive più diffuse nei primi sei anni di vita e oltre i 75 anni aumentano l’uso dei farmaci in queste fasce d’età; infine, il ricorso agli antibiotici è particolarmente frequente nelle donne nelle fasce d’età intermedie e negli uomini entrati nella terza età.