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Covid, Rasi a Sky TG24: "Piano vaccinale deve essere flessibile"

Lazio

“Complessivamente – ha spiegato l'ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco - la pianificazione mi sembra valida, quello che sarà il momento della verità è vedere, dopo quattro o sei settimane di vaccinazione, come si stabilizza”

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“Fino a metà ottobre nessuno sapeva quale vaccino sarebbe stato disponibile - ha detto a Timeline, su Sky TG24, Guido Rasi, docente di Microbiologia all’università Tor Vergata parlando del perché in Europa si sia puntato molto su alcuni vaccini anti Covid (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - MAPPE E GRAFICI - L'EMERGENZA NEL LAZIO E A ROMA) che stanno avendo ritardi.-. Il caso AstraZeneca è emblematico: tutti pensavano che arrivasse per primo, poi ha incontrato, come è logico aspettarsi, qualche intoppo sulla fase sperimentale. Altri che sembravano più in ritardo sono arrivati prima, insomma la palla di cristallo non la ha nessuno”. L'ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco (EMA) poi ha aggiunto: “In questo momento non mi sembra ci sia una situazione di emergenza. Intanto bisogna vedere se gli Stati saranno in grado di assorbire le dosi già a disposizione”.

“Pianificazione mi sembra valida ma deve essere flessibile”

“Complessivamente – ha spiegato Rasi- la pianificazione mi sembra valida, quello che sarà il momento della verità è vedere, dopo quattro o sei settimane di vaccinazione, come si stabilizza”. Bisognerà vedere “se gli altri due vaccini, previsti in arrivo per la fine del terzo trimestre, saranno disponibili o meno, a quel punto potrebbe esserci un problema. Preoccuparsi è giusto, la polemica mi sembra un po’ precoce. Bisogna avere un piano vaccinale flessibile, perché se adesso arriverà il vaccino AstraZeneca al 62% andrà tarato. Non che non vada bene, sarà un vaccino sicuro, però cambia le cose. Abbiamo, in positivo, il 94%, e nessuno se lo aspettava, dei primi due. A maggio dicemmo che i regolatori avrebbero accettato vaccini con più del 50%. Sono buone notizie, ma questo riporta alla flessibilità che ci deve essere in ogni piano vaccinale”. 

“Contrario a politica vaccinale Uk, è un pasticcio”

Rasi si è detto “molto contrario” alla politica della Gran Bretagna di somministrare una prima dose a più persone possibile ritardando la somministrazione della seconda dose. “Abbiamo poche certezze in questa pandemia, una di queste ci viene dai dati sperimentali, che suggeriscono di fare le due dosi a distanza di tre settimane. Dopo una settimana dalla seconda dose si raggiunge l’immunità. Avere la certezza del 90% della popolazione immune – ha aggiunto - è una cosa, avere l’incertezza di una popolazione che non si sa a che punto è vaccinata è un disastro, una perdita di controllo della situazione, è un pasticcio. La cosa importante – ha detto ancora - è iniziare a vaccinare tanto, avere una popolazione immune e non fare il pasticcio della Gran Bretagna, che avrà una popolazione che prende una dose e non si sa a che punto sarà, rispettare la tabella di marcia vaccinando il più possibile. Ci saranno aree in cui avremo intere comunità vaccinate, che romperanno i canali di diffusione del virus. Ma è importante andare in fretta, perché si stanno diffondendo le varianti più infettive”.

“Sperimentazione Astrazeneca su più rami, necessario capire qual è efficacia”

Secondo Rasi l’efficacia della prima dose di vaccino di AstraZeneca “sembra sia il 62%, con dose piena e di 50-55% con la prima dose. Siccome i dati di AstraZeneca vengono da due o tre tronconi di sperimentazione, questo sta mettendo un po’ in difficoltà i regolatori per capire quale indicazione dare. Non che il vaccino non funzionerà o no sarà buono, ma serve capire quale dei tre rami di sperimentazione ha dato cosa e qual è il vero numero credibile su cui basare una strategia vaccinale”.

Possibile capire dopo due mesi se vaccini sono neutralizzanti

“Quanto tempo ci vorrà per capire se i vaccini sono neutralizzanti? Dopo due mesi di campagna vaccinale si possono iniziare a raccogliere dati importanti facendo i dosaggi sierologici degli anticorpi nelle persone vaccinate e iniziare a trarre conclusioni. Anche altre nazioni avranno questi dati - sottolinea il docente -. Se si fa un protocollo comune, tutti con la seconda dose a tre settimane, tutti secondo quello che già è stato stabilito funzionare, avremmo piuttosto in fretta queste risposte molto importanti”. Virtualmente qualsiasi attività potrebbe essere ripresa, se si fa uno spiegamento di forze e si individuano quali sono i punti di snodo. Il problema non è stare in classe, il problema è gestire entrata e uscita, l’assembramento dei genitori fuori. Serve – ha concluso - un dispiegamento di forze massivo. Non avere ancora, dopo dieci mesi, una modellistica che individua le sorgenti ci penalizza senz’altro, ma credo che questi dati ci siano, bisogna analizzarli bene e capire in fretta, non dovrebbe essere difficilissimo”.