Violenza sulle donne, cosa prevede il ddl "Codice rosso"

I titoli di Sky Tg24 delle 17 del 28 novembre

3' di lettura

Approvato dal consiglio dei ministri, porta le firme dei ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno: stabilisce una corsia preferenziale per le denunce e indagini più rapide sui casi

Avviare con maggiore tempestività i procedimenti penali riguardanti casi di violenza sulle donne e garantire strumenti più efficaci sia per l'adozione di provvedimenti cautelari sia per attuare misure di prevenzione a sostegno delle vittime. Questi gli obiettivi del disegno di legge “Codice rosso”, a cui hanno lavorato i ministri Alfonso Bonafede e Giulia Bongiorno, che è stato approvato mercoledì 28 novembre 2018 dal Consiglio dei ministri. Ecco nel dettaglio le novità contenute nel provvedimento.

Obbligo per la polizia giudiziaria di comunicare subito le notizie di reato

Con il disegno di legge si propone la modifica dell'articolo 347 del codice di procedura penale, stabilendo l'obbligo della polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato acquisite se riguardano delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. In casi di questo genere, infatti, il trascorrere del tempo può aggravare ulteriormente una situazione già compromessa: la ratio è quella di consentire, pertanto, l'avvio tempestivo della procedura, così da poter adottare quanto prima eventuali provvedimenti “protettivi o di non avvicinamento”.

Entro tre giorni la vittima di violenza deve essere sentita dal pm

Altro punto centrale del provvedimento legislativo è la modifica dell'articolo 362 cpp: si prevede che in questi casi di violenza domestica e di genere il pubblico ministero proceda all'ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall'avvio del procedimento, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della vittima. Con il ddl si supera, quindi, la nozione di "particolare vulnerabilità" della persona introdotta dal decreto legislativo sulle vittime di reato (n.212/2015), per consentire sempre l'assunzione tempestiva di informazioni dalle persone offese in tutti i casi in cui si procede per questi gravi reati. Inoltre, in questo modo si consente al pubblico ministero di valutare subito l'eventuale sussistenza delle esigenze cautelari, nel caso in cui emergano già in sede di audizione.

Le indagini sulle violenze hanno sempre la priorità

Il ddl prevede, attraverso un'integrazione dell'articolo 370 cpp, l'obbligo per la polizia giudiziaria di dare priorità allo svolgimento delle indagini delegate dal pubblico ministero - senza alcuna possibilità di valutare l'esistenza dell'urgenza - quando si tratti di reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in ambito familiare o di semplice convivenza. Nello stesso tempo, le risultanze acquisite con l’attività svolta devono essere documentate e trasmesse in modo altrettanto tempestivo al pubblico ministero.

Formazione obbligatoria per gli operatori delle forze dell’ordine

Con “Codice rosso” si introduce l'obbligo di formazione - a partire dall'anno successivo all'entrata in vigore della legge - per la Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Polizia penitenziaria, attraverso la frequenza di corsi presso specifici istituti, con l'obiettivo di fornire al personale coinvolto in procedimenti in materia di violenza domestica e di genere le competenze specialistiche necessarie a fronteggiare questa tipologia di reati, sia in termini di prevenzione che di repressione degli stessi, e anche per una più adeguata interlocuzione con le vittime. La durata e le modalità di svolgimento dei corsi saranno stabilite dal ministero per la Pubblica amministrazione, che adotterà un apposito decreto, di concerto con i ministri dell'Interno, della Giustizia e della Difesa.

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