Polemica Tajani-magistrati: “Siano più rigidi”. Anm: “Giustizia non è intimidazione”

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Per il vicepremier i magistrati devono essere più rigidi nella convalida degli arresti: “Colpirne uno per educarne cento”, ha detto il ministro durante un botta e risposta con una cittadina in occasione della visita questa mattina al villaggio della legalità. L’Associazione nazionale magistrati replica: le parole di Tajani “lasciano esterrefatti”, “la sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura”

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Il tema della convalida degli arresti è al centro di una polemica scoppiata tra Antonio Tajani e l’Associazione nazionale magistrati. Il vicepremier, in un botta e risposta con una cittadina in occasione della visita questa mattina al villaggio della legalità, ha affermato che “serve molta più rigidità da parte della magistratura" sulla convalida degli arresti. Ad aprire l’argomento è stata una signora del pubblico che, rivolgendosi al ministro, ha affermato che "nelle borgate" c'è "bisogno di più sicurezza". La risposta di Tajani è stata chiara e diretta: "Chiedo a tutti i magistrati che decidono sugli arresti di dare segnali che garantiscano ai cittadini che i ceffi non possano agire impuniti". E ha ribadito: "Colpirne uno per educarne cento, credo che serva. E credo che alcuni magistrati debbano mettersi una mano sulla coscienza".

Tajani risponde a una cittadina

Il ministro Tajani, nel rispondere alla cittadina che auspica più sicurezza, ha anche fatto un esempio. Le forze dell'ordine, ha ipotizzato, arrestano un malvivente "a mezzanotte meno cinque", poi "finiscono il turno, ma devono stare tutta la notte in caserma a fare il verbale. La mattina dopo vanno in tribunale e il magistrato lo rimette in libertà". Così "dopo aver fatto 24 ore" di fila, "la mattina dopo si vedono quello che gli sorride in faccia e poi lo ritrovano di nuovo che spaccia. Questo non va bene", ha concluso Tajani.

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Anm: “Sicurezza non si garantisce scaricando responsabilità su magistratura”

La replica dei magistrati non si è fatta attendere. "Le parole del vicepresidente del Consiglio lasciano esterrefatti perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto”, ha commentato la Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati in una nota. “I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno". 

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Antonio Tajani, dopo il botta e risposta con l’Anm, è tornato a esprimere il proprio punto di vista ribadendo su X quanto già affermato al villaggio della legalità. "I cittadini hanno un sacrosanto diritto alla sicurezza. Come è successo a Torino, troppe persone arrestate in flagranza di reato vengono subito rimesse in libertà da magistrati perdonisti. Questo crea allarme sociale e demotiva polizia e carabinieri”. Per il vicepremier, come si legge sul social, “è sufficiente parlare con le forze dell'ordine e con chi vive nei quartieri ad alta densità criminale per capire quello che intendo. Non ho mai chiesto di disapplicare la legge, ma al contrario di applicarla in pieno. E ho chiesto ai magistrati di mettersi una mano sulla coscienza ogni volta che scelgono di rilasciare chi è stato colto sul fatto e, una volta libero, è pronto a reiterare il reato. La percezione di impunità aiuta solo i malviventi. Invocare lo Stato di diritto con gli arrestati in flagranza è quindi strumentale. Lo Stato di diritto - ha concluso il ministro - prevede che nessun innocente debba finire in carcere. Non che gli arrestati in flagranza possano tornare a delinquere il giorno dopo".

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