Riforma legge elettorale, nodo preferenze nella maggioranza: slitta voto in Parlamento

Politica

La trattativa nella maggioranza resta in salita. Meloni e FdI continuano a spingere per modificare il sistema delle liste bloccate, ma Lega e Forza Italia mantengono le proprie riserve. Bocciata anche l'ipotesi di compromesso ispirata al Belgio. Il dossier resta aperto e senza una sintesi politica. Sullo sfondo anche il possibile intervento della Consulta

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Il confronto nella maggioranza sulla nuova legge elettorale resta senza sbocchi. Il vertice tecnico andato in scena ieri sera a via della Scrofa, durato circa due ore, non è bastato a ridurre le distanze tra gli alleati e il tema delle preferenze continua a essere il principale punto di attrito. Come spiegato dal Sole 24 Ore, da una parte c'è la linea sostenuta da Giorgia Meloni e da Fratelli d'Italia, favorevoli a introdurre un meccanismo che rafforzi la possibilità di scelta degli elettori. Dall'altra restano le perplessità di Forza Italia e soprattutto della Lega, che non hanno ancora dato il via libera alla proposta. Il mancato avvicinamento delle posizioni ha reso superfluo anche un eventuale coinvolgimento diretto dei leader, che sarebbero stati pronti a collegarsi in videoconferenza nel caso in cui dal tavolo fosse emersa una base di accordo.

Bocciato il modello del Belgio sulle preferenze

Tra le ipotesi valutate non ha convinto nemmeno il cosiddetto modello belga. Il sistema consentirebbe agli elettori di scegliere se votare il partito accettando l'ordine dei candidati già definito oppure indicare direttamente il nome del candidato con una preferenza. Una soluzione considerata però insufficiente da parte degli alleati perché ritenuta incapace di modificare realmente il peso delle segreterie nella selezione degli eletti. Sul punto è intervenuto anche il senatore dem Dario Parrini, secondo cui in Belgio solo una quota limitata di parlamentari sarebbe stata eletta grazie alle preferenze individuali, superando le indicazioni dei partiti.

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La legge elettorale e il futuro del centrodestra

Si teme l'intervento della Corte costituzionale

Nonostante le resistenze, la presidente del Consiglio e i vertici di Fratelli d'Italia - con Giovanni Donzelli tra i principali sostenitori del dossier - continuano a spingere per superare il sistema delle doppie liste bloccate previsto tra collegi plurinominali e circoscrizioni legate al premio di maggioranza. Alla base dell'insistenza di FdI ci sarebbero due fattori: da un lato le critiche provenienti da destra da parte di Roberto Vannacci contro le liste bloccate, dall'altro il timore che la Corte costituzionale possa intervenire in futuro con una sentenza additiva introducendo le preferenze in caso di ricorso preventivo contro il cosiddetto Melonellum, o Stabilicum.

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Conte e Schlein all'attacco: "La priorità di Meloni è solo il potere"

Dura la posizione delle opposizioni. Per la segretaria dem Elly Schlein, l'obiettivo di Meloni è "polarizzare" il confronto e "ricompattare" il centrodestra. Alla premier interessa "solo il potere", ha speigato al leader del Pd. Mentre la sanità "è al collasso" e gli italiani "non si curano più", è il messaggio che spinge il Pd, la "priorità" di Meloni "è la legge elettorale, il potere, è il Quirinale", ha sintetizzato ieri la segretaria proprio da un palco ad hoc sulla riforma del sistema di voto, su cui sfilano i leader del centrosinistra per dire no a una legge che altro non è che un "premierato mascherato". A "tradire l'intenzione", ha sottolineato Schlein è proprio l'indicazione del premier (al deposito delle liste e del programma elettorale) previsto dalla riforma, con in palio la presidenza della Repubblica "non so se per lei o per Ignazio La Russa". O per il sottosegretario Alfredo Mantovano, che compare nelle prime indiscrezioni sul totonomi. Lui a un evento pubblico glissa, anche sull'ipotesi tra lui e Meloni a Palazzo Chigi in caso di trasloco della leader al Quirinale. Anche il leader M5S Giuseppe Conte è arrivato a preannunciare il ricorso alla Corte costituzionale se la riforma dovesse passare, i tempi per l'esame alla Camera potrebbero dilatarsi un po' più del previsto. 

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