Riforma Giustizia, ok Cdm a proposte Cartabia: Draghi chiede sostegno, nessuno obietta

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Il premier, durante la riunione, ha chiesto se tutti sostengano convintamente il testo della riforma del processo penale e saranno leali in Parlamento: non c’è stata nessuna obiezione. Così, senza un voto formale, il Consiglio ha dato il suo via libera. In giornata erano trapelate voci secondo cui il M5S andava verso l’astensione: i pentastellati sono contrari alle modifiche nel nodo prescrizione, che manterrebbero solo in parte il testo di Bonafede

La riforma della Giustizia ha ottenuto il via libera in Consiglio dei ministri. Il pacchetto di proposte su processo penale e prescrizione, firmato dal ministro della Giustizia Marta Cartabia, è stato discusso (per essere politicamente blindato) dal governo nella riunione del Cdm di oggi, giovedì 8 luglio. Il premier Mario Draghi, durante la riunione, dopo aver ringraziato la ministra Cartabia "per questo bel testo", ha chiesto alla squadra di governo "di sostenere con lealtà in Parlamento questo importante provvedimento". Il testo è quindi passato, senza un voto formale ma con il sostegno unanime. "Lo sforzo della riforma è stato dare un'immagine del processo penale in cui tutti potessero riconoscersi", ha detto la ministra illustrando gli emendamenti. In giornata erano trapelate indiscrezioni secondo cui il Movimento 5 stelle era pronto a dare battaglia contro la proposta sulla prescrizione, che mantiene solo in parte il testo di Bonafede, e si sarebbe astenuto dal voto. 

La mediazione

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Fino all'ultimo si è lavorato a una ulteriore mediazione, per evitare di creare una spaccatura in Cdm. Al momento la riforma del processo penale è ferma in commissione alla Camera (attesa in Aula il 23 luglio), mentre più avanzato - ma anch'esso a rilento - è il lavoro della riforma del processo civile in Senato. Poi bisognerà mettere mano alla riforma del Csm. Ecco perché Draghi e Cartabia hanno deciso di portare in Cdm il pacchetto di emendamenti del governo sul processo penale. Il passaggio in Consiglio non è d'obbligo, ma il via libera dei ministri potrà servire a rafforzare l'iter parlamentare. "Veniamo da esperienze politiche diverse, esprimiamo bandiere identitarie, lo sforzo è stato quello di allontanarsi un poco da tali bandiere ma in modo tale che tutti possano riconoscersi nel testo della riforma", ha detto Draghi.

Cosa prevede la riforma

La riforma del processo penale messa a punto dalla Guardasigilli Cartabia ha l'obiettivo di velocizzare i tempi della giustizia e renderli compatibili con gli obiettivi del Pnrr e gli standard europei. L'intervento è corposo, si va dall'indicazione di alcuni paletti per il ricorso in appello (una prima ipotesi, scartata per la contrarietà dei partiti, prevedeva l'impossibilità in alcuni casi per pm e avvocati di fare ricorso), alla relazione al Parlamento di criteri di massima per l'azione penale. E poi c'è un intervento sui riti alternativi. Sulle indagini preliminari si prevede l'introduzione di termini stretti per la durata delle indagini preliminari, affidate al controllo dei Gip. L’azione penale non sarà più a totale discrezione delle procure e il principio della obbligatorietà troverà un 'correttivo' nelle indicazioni che verranno dal Parlamento che stabilirà le priorità sulle quale concentrarsi. Si punta inoltre a sfoltire, drasticamente, i fascicoli penali. Avanti tutta anche con l'istituto della 'messa alla prova' che contempla la possibilità per l'indagato di chiedere subito al giudice nella fase delle indagini preliminari di fare i lavori socialmente utili. Si preme molto anche sui riti alternativi come i patteggiamenti. Cartabia, durante la riunione di governo, ha detto che lo sforzo più grande durante i lavori è stato quello di "dare un'immagine del processo penale in cui tutti potessero riconoscersi".

Il nodo prescrizione

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La prescrizione è il tema più sensibile, perché l'ultima riforma è stata fatta dal governo Conte, ministro il pentastellato Bonafede. La proposta di Cartabia prevede di 'salvare' la riforma per il primo grado, con il decorrere della prescrizione sostanziale, mentre per i gradi successivi di introdurre un meccanismo processuale di "improcedibilità": due anni di tempo per chiudere l'appello, un anno per la Cassazione, decorsi i quali il processo si chiude. Non sono previsti sconti di pena per il condannato mentre per l'assolto termina ogni procedimento. Nel M5s però questa ipotesi non piace.

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