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Legge elettorale e referendum, cosa può cambiare dopo parere della Consulta

3' di lettura

La Corte Costituzionale esaminerà domani l'ammissibilità del referendum della Lega contro l'attuale legge elettorale. Ecco cosa può succedere

Il mondo della politica italiana ha gli occhi puntati sulla Consulta che domani è chiamata a esaminare l'ammissibilità, o meno, del referendum voluto fortemente dalla Lega contro l'attuale legge elettorale, quel Rosatellum misto tra proporzionale e maggioritario. Dalla decisione della Corte Costituzionale può dipendere il futuro anche dell'attuale governo.

Referendum richiesto da otto regioni a guida Centrodestra

La Lega è riuscita a rivolgersi alla Corte Costituzionale lo scorso 30 settembre in quanto il referendum anti-Rosatellum è stato richiesto da otto regioni italiane a guida centrodestra. L'obiettivo è eliminare dal Rosatellum la parte proporzionale, lasciando solo i collegi maggioritari uninominali. Se i giudici della Consulta dovessero accogliere le istanze della Lega, e se il referendum dovesse raggiungere il quorum, alla prossima tornata elettorale nazionale l'elettorato italiano potrebbe essere chiamato alle urne con un maggioritario puro, in cui viene eletto in ogni collegio il candidato più votato dagli elettori di quella circoscrizione.

Taglio dei parlamentari e obbligo di ridisegnare collegi uninominali

L'eventuale referendum potrebbe portare a 630 i collegi uninominali per l'emiciclo di Montecitorio, oppure 400, qualora entrasse in vigore anche il taglio dei parlamentari. Ma la strada è in salita, visto che per ridisegnare i collegi uninominali ci vorrebbero settimane, per non dire mesi. Proprio questo sembra essere il punto debole della proposta referendaria leghista perchè la legge che ne scaturirebbe non sarebbe immediatamente applicabile, fatto che la renderebbe non ammissibile per i giudici costituzionali. 

Salvini vuole ritorno al Mattarellum. Pd e 5 Stelle per Germanicum

Mentre la Lega spinge davanti alla Consulta per un sistema maggioritario da Salvini arriva in queste ore una presa di posizione che vuole rassicurare Parlamento e Quirinale sulle voglie di potere della Lega stessa. "Usiamo il Mattarellum, un mix tra proporzionale e maggioritario che funziona, già applicato, e andiamo a votare. Poi chi vince, vince. L'Italia ha bisogno di stabilità", ha detto il leader leghista trovando anche la sponda di Giancarlo Giorgetti. Una dichiarazione che nasconde anche la volontà di sventare le manovre in corso nella maggioranza per la nascita di una legge elettorale proporzionale come il Germanicum il cui testo passerà al vaglio della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio  con l'illustrazione del testo da parte dei relatori Emanuele Fiano (Pd) e Francesco Forciniti (M5s). A difendere l'impianto proporzionale del Germanicum è stato il ministro Dario Franceschini, secondo il quale questo sistema - fortemente voluto da M5s e che il Pd ha infine accettato - potrebbe favorire una alleanza tra i due soggetti, magari dopo le urne: "Il sistema proporzionale con sbarramento al 5% pone vincoli meno stringenti prima delle elezioni, si può andare separati, ma poi torna il tema delle alleanze, da preparare prima delle elezioni. Si può salvare il bipolarismo e formare dei poli meno forzati dalla legge elettorale".

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