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Inchiesta Fondazione Open, Renzi: "Sistematica violazione segreto d’ufficio, è barbarie"

Inchiesta open, renzi: magistratura decide cosa è partito

3' di lettura

Il leader di Italia Viva sceglie l’Aula del Senato, durante il dibattito sul finanziamento ai partiti, per tornare all’attacco sull’indagine sulla fondazione che sosteneva la sua attività politica. E cita Aldo Moro: “Non ci faremo processare nelle piazze”

Nell’inchiesta sulla Fondazione Open, c'è stata "una violazione sistematica del segreto d'ufficio sulle vicende personali del sottoscritto, è barbarie”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, lo afferma nell'Aula del Senato durante il dibattito sul finanziamento ai partiti. E va all’attacco sull’indagine che riguarda i rapporti con gli imprenditori finanziatori e l'uso del denaro della fondazione che sosteneva la sua attività politica: "Non è uno Stato di diritto questo, siamo alla barbarie", sostiene Renzi. L’ex premier nel suo discorso cita Aldo Moro: “Non ci faremo processare nelle piazze” (COSA SAPPIAMO FINORA SULL’INCHIESTA).

“La magistratura ha fatto un’invasione di campo"

“La magistratura pretende di decidere cosa è un partito e cosa no”, ha continuato Renzi. “E se al pm affidiamo non già la titolarità dell'azione penale ma dell'azione politica, questa Aula fa un passo indietro per pavidità e lascia alla magistratura la scelta di cosa è politica e cosa non lo è", afferma l’ex premier. Sulla vicenda Open, accusa poi Renzi, la magistratura ha fatto una "invasione di campo".

"Corto circuito tra comunicazione e battaglia giudiziaria"

"Se nelle stesse ore della perquisizione - sostiene Renzi - si pubblicano, con un giornalismo a richiesta, dati che solo Bankitalia o la procura hanno, siamo consapevoli che le casualità esistono ma c'è un corto circuito tra la comunicazione e la battaglia giudiziaria?”, prosegue il leader di Italia Viva. “Qualcuno dice che la privacy per il politico non esiste. Dico no a uno Stato etico che vuole trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica. E poi diventa Stato etilico quello di chi dice che i figli dei politici non hanno diritto alla privacy. Si abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie", conclude.

Renzi ai magistrati: "Contestateci per le nostre idee"

Renzi si è rivolto poi di nuovo ai magistrati: “Va il massimo rispetto a chi ha perso la vita per il suo impegno”, afferma il leader di Italia Viva, che alle toghe dice: “Ma a chi oggi volesse immaginare che questo inchino diventi una debolezza del potere legislativo si abbia la forza di dire: contestateci per le nostre idee o per il Jobs Act ma chi volesse contestarci per via giudiziaria sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo".

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